Tutte le reliquie dei Gonzaga finite in un amen

Ci sono oggetti che hanno assunto un tale potere da attirare pellegrini, curiosi e bisognosi verso le città dove sono custoditi per avvicinarsi, toccarli, baciarli o solamente ammirarli. E’ la straordinaria forza magnetica che col tempo hanno assunto le reliquie, da sempre oggetti di confine tra leggenda, religione e storia antica. Inventate, moltiplicate, rubate, trasmigrate. Oggetti di business religioso e artistico. La famiglia Gonzaga e i suoi famelici rabdomanti di curiosità hanno messo le mani su innumerevoli oggetti religiosi tra cui le reliquie, custodite in preziosi contenitori d’arte. Particolare fu l’esempio di Vincenzo I che, secondo la cronaca del Mambrino, nell’ottobre del 1599 ritornava dal soggiorno delle Fiandre con una collezione di oggetti tra il macabro e la rarità. Questi oggetti finirono collocati nella Chiesa di Santa Barbara, cuore religioso privato della Famiglia voluto dal padre Guglielmo quasi al centro del Palazzo Ducale. Vincenzo, scrive il Mambrino, fu “sollecito in raunare per quelle città della Fiandra et Alemagna, ove passò molte preciose reliquie di diversi Santi […] avendole però prima fatte accomodare in bellissimi vasi d’oro, et d’argento con molta spesa”. Vediamo nel dettaglio di cosa si trattava: il capo con quasi tutte l’ossa di S. Silvestro Papa, la testa di Santa Margherita Vergine et Martire, la testa di Sant’Adriano Martire, la testa di Santa Elena Regina non però la madre di Costantino, la testa di Santa Bona Vergine, due teste dè compagni di San Martino, desdotto teste delle compagne di Sant’Orsola, v’è poi parte d’un braccio di S. Pietro Apostolo, v’è parte di un altro braccio di San Paolo, un braccio di S. Matteo Evangelista, un braccio di Santa Maddalena, un braccio di S. Bartolomeo, un braccio di S. Martino, un braccio di S. Mauritio, v’è altri, 16 braccia dè Santi martiri. Oltre a questo si aggiungono la croce del legno delle Santissima Croce riccamente guernita d’oro, è gemme avute già da Costantinopoli con 3 spine della Corona di Nostro Signore […], una parcella del Sangue vero. Infatti Mantova vantava già la presenza della reliquia del Sangue di Cristo e del pezzetto della spugna custoditi nei Sacri Vasi e posti nella Cripta della Chiesa di Sant’Andrea.

Il Mambrino riferisce inoltre che la collezione non si esauriva certamente qui. Oltre ve ne sono una gran quantità d’altre reliquie, le quali, tutte furono accomodate in teste, è bracci d’argento indorati, in casse di Cristallo, ebano, et argento, et in varie calici, et altre inventioni di lighature in argento et Oro. Insomma un vero trionfo di meraviglie, nell’esatto significato del termine, che dovevano stupire, emozionare e gonfiare di soddisfazione le guance padane dei Gonzaga. Almeno fino al Sacco dei Lanzichenecchi del 1630. Amen.

Bibliografia. Marco Venturelli, Mantova e la mummia, Sometti 2018

Immagine. Marienschrein, reliquiario delle sacre reliquie di Aquisgrana, 1220-29 ca

Sacri Vasi a sx e Chiesa di Santa Barbara a dx

 

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Quanti erano i coccodrilli a Mantova?

Sulla Gazzetta di Mantova di metà Ottocento era apparso un articolo che sicuramente avrà attirato l’attenzione di molte persone. Recitava così: “Domenica 25 gennaio ultimo giorno in cui sarà visibile la tanto rinomata famiglia de’ coccodrilli giganti in numero di 5, della lunghezza di 8, 9 e 10 piedi; oltre ad una collezione di animali rari e 4 serpenti boa di straordinaria grossezza”. I coccodrilli, ormai al loro ennesimo tour, provenivano dall’America del Nord. Per l’epoca costituivano un vero record, nessuno ne aveva ammirati di così lunghi. E così il coccodrillo delle Grazie, quello dell’attuale Museo Diocesano e dell’attuale Ginnasio trovarono buona compagnia. Un autentico Gabinetto di curiosità aperto al pubblico. La sede era quantomeno perfetta nel fascino del nome: il Palazzo del Diavolo ubicato sul Corso Pradella. Sarebbe stato contento Paride da Ceresara. Il costo molto popolare: i primi posti a 50 centesimi (le poltronissime) e 25 i secondi. Si conclude scrivendo che “alle ore 5 pomeridiane viene somministrato il cibo agli animali”. Magari qualcuno avrà preferito i secondi posti, non si sa mai.

Quando i Santi diventano veneziani

State programmando le vacanze in ritardo e non sapete a che santo votarvi? A Venezia non solo troverete quelli ufficiali ma pure quelli dalla connotazione locale. Il motivo è semplice: i nomi dei Santi hanno subito un processo di venezianizzazione. Si tratta di una contrazione di un solo nome oppure l’unione di due.

A Venezia tutto diventa unico, speciale, mai visto prima, mai sentito prima.

San Stae (Sant’Eustachio)

San Marcuola (Santi Ermagora e Fortunato)

San Trovaso (Santi Gervasio e Protasio)

San Zanipolo (Santi Giovanni e Paolo)

San Polo (San Paolo Apostolo)

Sant’Aponal (Sant’Apollinare)

Sant’Alvise (San Ludovico)

San Giovanni Battista Decollato (San Zan Degolà)

… il resto lo lascio alle vostre ricerche e peregrinazioni. Il mio preferito? San Zan Degolà, di cui si vede la Chiesa nell’immagine in evidenza. Quando ho letto il nome sul nizioleto quasi sparito mi ha colpito il cuore e sono sicuro che per sempre ci resterà dentro. Ferito felice dalla venezianità.

Bibliografia: Alberto Toso Fei, Misteri di Venezia. 

Grana Padano. Una storia in scaglie

Ogni volta che ci mettiamo in bocca un pezzo di grana forse non gustiamo fino in fondo la sua storia millenaria. Allora facciamolo con pochi e semplici suggerimenti che ad esempio non vi faranno confondere tra Grano e ParmigianoContinua a leggere “Grana Padano. Una storia in scaglie”

Perché meraviglia a domicilio?

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Per avere due occhi in più. Per avere curiosità. Per avere più voglia di passare per un vicolo non solito. Per leggere quei nomi sulle targhe delle vie, scritti in piccolo, dove compare il “già via…”.  Per sentirsi turisti anche nella propria città. Continua a leggere “Perché meraviglia a domicilio?”