Un inglese in Italia nel Seicento

Thomas Coryate, autore e viaggiatore curioso contemporaneo di Shakespeare, si divertiva davvero tanto a conoscere come un moderno travel blogger di oggi. Gli piaceva camminare a tal punto che si dice abbia percorso a piedi andata e ritorno il tragitto verso l’India. Dopo il suo viaggio in Italia e dopo aver visto per la prima volta un certo accessorio scrive nel 1911 Coryate’s Crudities. Ovviamente rimane stupito dalla forchetta. Si deve a lui, a quanto pare, l’introduzione in Inghilterra della figura di Guglielmo Tell, dell’ombrello e appunto della forchetta. In origine il termine “fork” indicava un attrezzo agricolo ovvero il forcone e solo in seguito un utensile, ancora grezzo, utilizzato soprattutto per tener ferma la carne da affettare. Prima di arrivare agli attuali 6 rebbi la forchetta ha subito varie sperimentazioni: da 2, 3, 5 e addirittura 6. Solo nell’Ottocento, dopo attente valutazioni, si approvarono i 4 rebbi odierni.

Bibliografia: Bill Bryson, Breve storia della vita privata, 2011

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La cucina vittoriana e le ricette di Mrs Beeton

Nel 1861 viene pubblicato in Inghilterra in unico volume The Book of Household Management ovvero la gestione familiare della vita domestica. Ventitré pagine sulla questione e poi novecento sulla cucina. Ed è lì che vi porto. Cosa mangiavano gli inglesi in epoca vittoriana. L’autrice è la Signora Beeton, aveva 23 anni e non gradiva cucinare. Mrs Beeton scrisse il libro per la casa editrice del marito, Samuel Beeton, lo stesso che fece fortune con La Capanna dello Zio Tom. Il libro di cucina ha avuto un enorme successo e prometteva di prendere per mano ogni casalinga e guidarla nelle continue insidie e ansie della vita domestica. Questa è una serie di consigli che avreste trovato all’interno: come comporre un menù, piegare i tovaglioli, applicare le sanguisughe, eliminare le efelidi, imburrare il pane caldo appena tostato, licenziare il personale e rianimare chi veniva colpito da un fulmine. Le sue ricette prevedevano degli espedienti tecnici un po’ particolari. La pasta meglio se bollita per un’ora e tre quarti, l’aglio è rivoltante, le patate soporifere e deleterie, il formaggio adatto solo a persone sedentarie e da evitare, mi raccomando, quelli con muffe e striature. Ma il cibo più pericoloso per lei era il pomodoro. Così ne scrive: “l’intera pianta ha un odore sgradevole e il suo succo, se sottoposto all’azione della fiamma, emette un vapore così forte da causare vertigini e vomito”. Nella stessa pagina riporta la ricetta dei pomodori in umido definendoli un “contorno delizioso” perché un frutto sano, facile da digerire e “universalmente gradito”. Una contraddizione che non ci dirà mai se i pomodori li amava o li odiava. Unica pecca: non compare nessun accenno alla preparazione del . God save the Queen!

Bibliografia: Bill Bryson, Breve storia della vita privata, 2010

Un banchetto nel Ghetto di Mantova. Una Babele in cucina

La cucina ebraica nel Rinascimento era un intreccio di culture e sapori diverse che trovavano una nuova forma all’interno del Ghetto. I sapori del mondo spagnolo, tedesco, levantino e mediorientale trovavano una nuova combinazione di ingredienti che ancora oggi fondano i piatti cosiddetti “della tradizione”. Certamente le regole della Kashrut imponevano alcuni divieti: non mangiare la carne di “animali immondi” (cavallo, maiale, tonno, anguilla, trota), non cucinare la carne con il latte né consumare carne e derivati del latte insieme. La carne, così come il vino, dovevano essere kasher ovvero trattati in modo chirurgico e asettico perché non doveva contenere sangue. Queste regole, sia chiaro, sono alla base anche dell’attuale kashrut.

Ve ne dico solo alcuni: le sarde il saor, il carciofo alla giudea, la coratella, il brodetto. A Mantova pare erano molto apprezzati dagli ebrei ashkenaziti (tedeschi) i maccheroni bolliti e serviti in brodo d’oca. Ce lo racconta Merlin Cocai.

Ci è giunto anche il menù di un ricco banchetto mantovano in occasione della festa ebraica Purim del 1619. Tra i servizi di cucina sono presenti cassate (ovvero torte salate), latteruoli (pasticci di carne), pesce fritto in guazzetto, brodetto di pesce, agnello al forno, cappone arrosto, tacchino al limone, gallina con agliata e salsa di noci, mammella lessa all’agresto. Tra i servizi di credenza tortelli (quale il ripieno?) caliscioni, gnoccata, pignoccata, spongata (tipico anche dell’Emilia, una delizia!) cotognata, salsiccioni d’oca, lingua salmistrata, marzapane, confetti, riso con zibibbo e mandorle, bianco mangiare.

Trovate qualche analogia con i piatti di oggi? Una vera Babele che trovava accordi e giuste misure anche nella cucina. Trovate un ristorante ebraico e provate!

Bibliografia: Pierluigi Ridolfi, Rinascimento a tavola, 2015

La storia del gelato a Mantova tra ghiaccio, frutta e Gonzaga

A settembre per la prima volta a Mantova verrà fatto un tour sulla storia del gelato con alcune incursioni nelle vicende mantovane e gonzaghesche. Gli aneddoti arriveranno fino ai due secoli passati che vedono le invenzioni del cono, della coppetta, dei ghiaccioli, dei primi furgoncini ambulanti fino al primo gelato industriale su stecco.

Dalle neviere romane ai sorbetti arabi e siciliani fino all’invenzione del gelato quasi moderno con la Corte dei Medici. Una storia dalle radici orientali e mediorientali che poi viene rese più barocca e stravagante in Italia con artisti come Ruggeri e Buontalenti. A Firenze avete mai gustato la crema buontalenti? Vi siete chiesti perché ha quel nome?

Zucchero e ghiaccio venivano levigati, scolpiti e trattati come il marmo e il vetro. In mezzo alla tavola fanno la loro spettacolare presenza i magnifici Trionfi o le Spongade come venivano chiamati a Venezia.

Da dove venivano presi il ghiaccio e la frutta? Come arrivavano nel Palazzo Ducale e nei palazzi gonzagheschi di città? Giardini, broli, horti e altre magnifiche costruzioni che creavano un’immagine paradisiaca. Ghiacciaie e giardini dappertutto.

Il tour guidato di cui vi comunicheremo giorno e orario sarà contraddistinto da pit stop in alcune gelaterie e pause culturali di fronte ad alcuni palazzi della città. I gusti saranno già stati concordati perché  allineati con le storie che ho selezionato per voi.

Per info e prenotazioni: rinascimentoacorte@gmail.com | 0376397917 – 3382168653

Dentro la storia delle piccole storie

La frase fatta la dico subito così siamo a posto. Non è il solito corso di storia dell’arte. E non lo è davvero perché per sei lezioni vi porterò dentro la storia delle piccole storie. Tre lezioni teoriche, una valanga di immagini, tre uscite, una degustazione. Che altro?! Continua a leggere “Dentro la storia delle piccole storie”

Con Amore. Storia di una coppia di pane

A ben pensare l’amore si trova in ogni cosa, anche nel pane. Il dialetto è uno strumento trasversale che unisce e divide. Qui a Mantova la chiamiamo la ciopa. E’ il termine che usiamo per indicare una coppia di pane. Perfetto per essere romantici anche solo col pane.  Continua a leggere “Con Amore. Storia di una coppia di pane”

Una cena di prima classe sul Titanic

Vi siete mai chiesti come e cosa si mangiava a bordo del Titanic? Con questo articolo vi porto sulla tavola del Transatlantico più famoso della storia e faremo anche un passaggio nei depositi delle cucine.

Continua a leggere “Una cena di prima classe sul Titanic”

Storie unte di osteria nella Mantova dei Gonzaga

Per i turisti del Rinascimento, come quelli di oggi, una tappa fondamentale nella visita di una città è senza dubbio il locale tipico che propone la cucina tradizionale, dove sentiamo un po’ il profumo e l’accoglienza di casa. Dove si andava nella Mantova dei Gonzaga?   Continua a leggere “Storie unte di osteria nella Mantova dei Gonzaga”

Profumo d’autunno a Mantova

L’Autunno è la stagione migliore per vivere Mantova perché la si può comprendere davvero, guardandole il cuore avvolto solo da uno strato di nebbia. L’abbraccio dei laghi le conferisce un aspetto quasi onirico di città galleggiante. Con l’arrivo della nebbia le torri e le architetture giocano a nascondersi mozzandosi la punta. Fa freddo ma quel giusto per cercare un’osteria e portarsi dentro lo stomaco un po’ di tradizione secolare. Ci sono alcune vie che odorano di stracotto e trascinano nasi, passi e cappotti. Tortelli di zucca e sorbir d’agnoli sono primi da tegame rustico o da scodella. Necessaria una fermata sui vini per annusare la vendemmia appena spremuta. Angoli, stradine, scorciatoie, budelli che mettono in comunicazione e che fanno sentire smarriti. Il più autunnale da vivere con la nebbia e di sera è vicolo Bonocalsi. Cercatelo! Tranquilli perché poi si finisce sempre in una piazza. Tante, diverse, piccole, grandi. A forza di perdersi ci si ritrova subito dopo. L’autunno è la stagione perfetta per vivere Mantova come un sogno.

Pacchetti ed esperienze realizzabili su misura. Per gruppi classici, piccoli gruppi e per la coppia. Per info: valorizzazione.mantova@gmail.com – 3382168653

Rinascimentour. Il tour delle Corti italiane in 9 piatti

I tour possono essere stancanti e spesso c’è solo un ritaglio di tempo per una merendina, un panino già sentito e un sorso per dissetarsi. Vi propongo invece un Rinascimentour stando comodamente seduti a tavola. Buffet di menù verticale, così buono da non voler più alzarsi dalla sedia. Perché in fondo ogni piatto ha la sua storia e la sua politicaContinua a leggere “Rinascimentour. Il tour delle Corti italiane in 9 piatti”