Ogni venere di sera. Monteverdi e gli spazi musicali di Palazzo Ducale

15 settembre 1590, Roma. Al soglio papale viene eletto Giovanni Battista Castagna con il nome di Urbano VII. Dopo tre giorni si ammala di malaria. Resiste per altri 10 giorni. Il 27 settembre muore. Gli succede Gregorio XIV.

Nello stesso anno arriva a Mantova un nuovo suonatore di viola e assunto anche con la funzione di cantore. È il cremonese Claudio Monteverdi. Al servizio di Vincenzo I lo troviamo nel 1595 in Ungheria e quattro anni dopo nelle Fiandre. Nel settembre del 1599 Vincenzo farà tappa anche a Bruxelles dove ingaggerà il pittore Frans Pourbus. Nel 1601 Monteverdi diventa “maestro e de la Camera e de la Chiesa sopra la musica”. Ha dovuto attendere la morte di ben quattro predecessori tra cui Giaches Wert e Alessandro Striggio junior. La data che farà la differenza nella sua carriera – forse non tanto in vita ma sicuramente dopo – fu la il 24 febbraio 1607 quando si tenne la prima rappresentazione della Favola di Orfeo. Due giorni prima si era tenuta invece nell’Accademia degli Invaghiti. Il 14 marzo 1608 nella sala detta de’ specchi – in realtà è la Sala dello Specchio – si è tenuta invece la prova di Arianna in cui si conoscerà la voce portentosa di Virginia Andreini che stava sostituendo Caterina Martinelli appena morta di vaiolo. Lo spettacolo, dopo due mesi di prove, avrà luogo il 28 maggio in occasione dei festeggiamenti della nuova coppia ducale Francesco IV Gonzaga e Margherita di Savoia. Per la prima volta si esce dal chiuso delle adunanze degli intenditori e si offriva lo spettacolo anche al grande pubblico. Per l’occasione viene allestito lo spazio del cortile della Cavallerizza.

CLAUDIO IN PALAZZO. La musica era ovunque a Palazzo ma gli spazi essenziali pensati con questa funzione erano la Sala dello Specchio – che verrà confusa con il Logion serato chiamato nel 1779 Galleria degli specchi – dove “ogni venere di sera si fa musica”, la Sala degli Arcieri ovvero “il salon dove si balla” e ovviamente il Teatro Grande di corte. Durante le feste del 1608 qui ebbero luogo Manto, L’idropica e il Ballo delle Ingrate. Le sue musiche furono messe in scena anche nel cosiddetto Teatro Piccolo o dei Comici anche se non documentate. Probabilmente le sue musiche si sentirono anche all’interno delle due chiese interne al Palazzo ovvero Santa Croce e la Basilica di Santa Barbara dove venne suonato l’inno Ave maris stella.

CLAUDIO PRIVATO. Non visse all’interno della corte ma ha scelto un’abitazione collocata nell’attuale vicolo Freddo che faceva parte della parrocchia dei Santi Simone e Giuda. Qui infatti, nella chiesa, Monteverdi il 20 marzo 1599 si sposa con Claudia Cattaneo, cantante di corte. Ebbero tre figli ma Claudia morì appena otto anni dopo. Il 1612 segna la fine della sua esperienza mantovana. Morto Vincenzo I, Monteverdi non ha mecenati in Palazzo, venne licenziato e fu costretto a fare ritorno a Cremona.

10 luglio 1613, Venezia. Succede un fatto che Monteverdi non pensava potesse essere così connesso alla sua vita. Muore Giulio Cesare Martinengo il maestro di cappella della Basilica di San Marco. Il 19 agosto Monteverdi prese il suo posto. Non lasciò più Venezia fino al 29 novembre 1643 quando morì sotto forma di note.

 

Bibliografia: Paolo Fabbri, Monteverdi, Biblioteca di cultura musicale 2018 | Claudia Burattelli, Spettacoli di corte a Mantova tra Cinque e Seicento, Casa editrice Le Lettere, 1999 

Immagine: Bernardo Strozzi, ritratto di Claudio Monteverdi 1630 – Kunstgeschichtliche Sammlungen (particolare delle mani e dei madrigali)

 

Ingegneri, feste e prodigi. Le naumachie sui laghi di Mantova

Le leggi di Keplero vengono teorizzate tra il 1608 e il 1609. Nell’aria europea si sta raccogliendo l’eredità di Copernico e dell’astronomo Tyge Brahe. Le formule spiegano – anche per iscritto – la dinamica dei moti dei pianeti. Il mondo viene letto e raccontato attraverso la meccanica.

31 maggio 1608, Mantova. Il ciclo di festeggiamenti in onore di Francesco IV Gonzaga e Margherita di Savoia è cominciato da una settimana, era il 24 maggio. Andrà avanti fino al giorno 8 giugno. La sera di sabato viene offerto agli ospiti e alla popolazione lo spettacolo a cui Vincenzo I teneva di più ovvero la battaglia navale tra le armate cristiane e quelle turche allestita nelle acqua del Lago di Sotto ovvero il lago Inferiore. La messinscena è frutto delle sapienti arti meccaniche di Bertazzolo e scenografiche di Viani, entrambi presenti a Mantova. Tutto era stato costruito: le navi, la fortezza, i costumi, il copione. Oltre ai resoconti di corte c’è anche un cronista d’eccezione, Federico Zuccaro, a quel tempo in città e spettatore interessato e stupito. Essendo sera il lago viene illuminato con quattro zattere di bitume ardenti per renderlo “luminoso e chiaro”. Lo spettacolo comincia. Così racconta l’ambasciatore Annibale Roncaglia a Cesare d’Este. Sette galere attaccano la Fortezza “che prima fecero bellissimi fuochi con raggi, girandole et altre sorti. […] Preso, abbruggiato e saccheggiato il castello, cominciarono raggi et fuochi così belli d’allegrezza che durarono assai che pareva stupore, et fatti si chiamò alla raccolta con trombe et tamburi et soldati. Quasi tutti se ne tornarono all’armata nelle galere, onde fu finita la festa alle cinque hore, et ognuno se n’andò a cena. Era illuminato tutt’il lago alle ripe con fuochi grandi”.

Non si trattava della prima naumachia mantovana. C’erano stati tre antecedenti. Il primo fu il 22 ottobre 1549 in occasione dell’ingresso di Caterina d’Austria sposa di Francesco III Gonzaga. Fu preparato sul lago di Sopra un assalto di “sette navi acconcie a modo di fuste e di bergantini” a “un picciolo castello fabricato di legame” difeso da dodici uomini vestiti alla turchesca. L’altro spettacolo, sempre allestito nel Lago di Sopra, venne organizzato il 26 aprile 1561 per accogliere l’arrivo di Eleonora d’Austria sposa di Guglielmo. Le manifestazioni erano goffe, di breve durata e incentrate sulle manovre delle navi e delle soldatesche. Non erano ancora stati aggiunti i fuochi d’artificio. La manifestazione del 22 settembre 1587 fu la più curata e l’antecedente più diretto di quella che sarebbe avvenuta vent’anni dopo. Il pubblico, a differenza dei precedenti, assiste dall’alto e staccato dalla scena e non più su di un’imbarcazione in movimento. Il punto di vista era fisso e non relativo replicando così l’esperienza del teatro.

Nel 1608 Mantova è il più importante laboratorio teatrale d’Europa. Bertazzolo venne richiesto addirittura dai Medici, primi rivali dei Gonzaga in tema di spettacoli. La stagione di Vincenzo aveva davanti a sé ancora quattro anni di meraviglie.

 

Bibliografia: Claudia Burattelli, Spettacoli di corte a Mantova tra Cinque e Seicento, Casa Editrice Le Lettere, 1999 | ASMO, Estense, Ambasciatori, Mantova, b. 8, fasc. 6, cc. 10r-11r  | Giancarlo Malacarne, Le feste del Principe, Il Bulino edizioni d’arte, 2002

Immagine: Battaglia navale, 1608 – Gabriele Bertazzolo, tecnica incisione. Didascalia: disegno della Battaglia Navale / et del castello de fuochi trionfali / Fatti nelle felicissime nozze del Sereniss. S. Prencipe di Mantova et Monferrato / Con la Serenissima Infante di Savoia / Per opera et architettura / di Gabriele Bertazzolo ingegnero / dell’Alt. Sereniss. di Mantova. 

Fonte: Fondazione Giorgio Cini 

 

Rigoletto e gli altri. Buffoni, giullari e nani nelle corti d’Europa

Rigoletto, protagonista dell’opera di Verdi, è un personaggio inventato e che traduce Triboulet, il buffone di Hugo nel Le Roi s’amuse. Il francese però è stato effettivamente un personaggio realmente esistito. Nicolas Ferrial, il suo vero nome, nasce a Blois nel 1479, al servizio prima del re Luigi XII e poi di Francesco I di Valois fino al 1536. Gli successe Brusquet, buffone di Enrico II, che ne diventa poi guardarobiere e cameriere. Una volta cessato il suo incarico alla corte, ricopre la figura di maitre de la poste a Parigi e pare facendo fortune. Muore nel 1565. Negli stessi anni a Firenze Braccio di Bartolo è conosciuto come Morgante – nome del gigante nel poema del Pulci – ed è il più celebre dei cinque buffoni della corte di Cosimo I de’ Medici. Lo vediamo riprodotto da Giambologna, nel doppio ritratto di Bronzino in cui la pittura sfida le tre dimensioni della scultura e poi nei giardini di Boboli a cavalcioni su di una tartaruga.

Mantova, qualche anno prima. Ercole Albergati, conosciuto come Zafarano, nasce a Bologna verso la metà del Quattrocento, è attore e scenotecnico diviso tra le corti di Mantova, Ferrara e Bologna. Probabilmente ha preso parte alla prima rappresentazione dell’Orfeo di Poliziano nel 1480. Già nel 1484 risulta stabilmente al servizio di Federico I Gonzaga quando viene richiesto anche dagli Sforza. Nel 1487 è al servizio dei Bentivoglio dove allestisce una sala per il matrimonio di Annibale e Lucrezia d’Este. Tra il 1501 e il 1502 è chiamato a Gazzuolo dal vescovo Ludovico Gonzaga. Dopo questa data non ci sono più documenti che ne parlano. In una lettera del 3 ottobre 1508 – scritta da Francesco Gonzaga alla moglie Isabella d’Este – si fa riferimento a “femmine giullaresse”.

Ferrara, 1475. La Camera Picta è terminata da un anno e muore Giovan Battista Scocola, il buffone alla corte di Ercole I d’Este. Il nuovo astro nascente è Diodato che verrà conteso anche con i Gonzaga. Scocola è raffigurato nel Salone dei Mesi, in corrispondenza del Mese di Aprile e proprio insieme a Borso. In questo periodo – ovvero negli anni 70 – era già cittadino ferrarese. Lo stipendio pare fosse ottimo ma non bastava, così giocava d’azzardo e aveva sempre debiti per i quali rischiava anche la pelle. Così lo descrive il Muratori: “uomo di vivacissimo ingegno, fatto di Ebreo Cristiano”. Apprendiamo così che era un ebreo convertito. Nel luglio 1462 è a Milano, ospite di Gabriella Gonzaga e di suo marito Corrado Fogliani.  In una lettera scritta la marchese di Mantova Ludovico II, si nota che la firma autografa è Scocola buffonus. 

Inghilterra, 1525. Il mercante Richard Fermor presenta ad Enrico VIII il buffone Will Summers. Il re e Thomas Cromwell rimangono molto colpiti dal suo spiccato senso di humor e gli offre subito un posto nella sua corte. A differenza dei buffoni e giullari italiani, quelli europei ricoprivano un incarico ufficiale. Appare, tra l’altro, alla destra di di Enrico in un dipinto del 1545 che rappresenta il re e la corte. Will morirà nel 1560 e fa in tempo ad assistere all’incoronazione di Elisabetta I, avvenuta due anni prima.

 

Bibliografia: Tito Saffiotti, Gli occhi della follia. Giullari e buffoni di corte nella storia e nell’arte, Book time 2013 | http://www.treccani.it/enciclopedia/albergati-ercole-detto-zafarano_(Dizionario-Biografico)/ 

Immagine: Marx Reichlich, il giullare – 1519 (Yale University Art Gallery, New Haven, Connecticut)

 

La Mantova di Antonio Maria Viani. Metamorfosi, spettacoli e costruzioni

1591. Sul libro dei viaggi del tipografo belga Theodor de Bry appaiono le prime raffigurazioni dei costumi e delle tradizioni dei nativi americani. Si conosceva un altro pezzo di mondo mentre in tutte le corti le parole d’ordine erano stupore e teatro.

Mantova, 1592. Dopo un’esperienza di cinque anni a Monaco presso il duca Guglielmo V di Baviera arriva in città il cremonese Antonio Maria Viani, architetto, pittore e scenografo. Tre anni dopo riceve l’incarico e ruolo di Prefetto alle fabbriche ducali che mantenne fino alla morte avvenuta nel 1630 che segnava anche l’epilogo delle glorie dei Gonzaga. Ha partecipato ai cambiamenti architettonici ma anche politici del Palazzo seguendo le imprese e le ambizioni degli ultimi quattro duchi: Vincenzo I, poi i suoi figli Francesco IV, Ferdinando e Vincenzo II.

VIANI SOLIDO. Il Palazzo Ducale, nei suoi 35 anni di servizio, si compone di altri luoghi specifici. Nel 1595, lungo il muro del Giardino del Baluardo, viene ricavata la Galleria delle Metamorfosi e qui troverà spazio la collezione scientifica di Vincenzo. Dal 1601 interviene sulla fabbrica di Corte Vecchia realizzando la Sala degli arcieri e gli spazi privati del duca Vincenzo. E poi la Galleria della Mostra e il Logion Serato o Lozone de’ quadri – che nel 1602 è ancora aperta e chiusa probabilmente nel 1614.  A lui si deve la definitiva comunicazione dei diversi ambienti del Palazzo attraverso un sistema di corridoi che riprendeva la funzione di quelli medicei. Viani lavora anche in contesti esterni alla corte. In ambito religioso: si occupa della cripta nella Chiesa di Sant’Andrea, realizza le chiese di San Maurizio e di Sant’Orsola, quest’ultima per Margherita sorella di Vincenzo. Fuori città prosegue la costruzione della Palazzina di Bosco Fontana – avviata alla fine del Cinquecento dal cremonese Dattari – e la sfarzosa Villa a Maderno sul Garda per Vincenzo, in realtà mai abitata. Quasi di fronte alla casa di Giulio Romano, realizza il Palazzo Guerrieri Gonzaga che nel Cinquecento appartenne Guerrieri, originari di Fermo.

VIANI EFFIMERO. Essere prefetto alle fabbriche voleva dire occuparsi anche degli apparati effimeri – pitture e architetture – per gli spettacoli e le cerimonie sacre e profane. Già nel 1595 – anno della nomina – la firma del Viani è presente sulle note di spesa e sugli ordini di pagamento per allestire una barriera nel cortile della Mostra, per il teatro di corte e la costruzione di un catafalco per le esequie del duca di Nevers. Così Viani ha preparato, in modo tecnico e creativo, per gli oltre trentanni di carnevali, giostre e tornei. Di lui non c’è rimasto un singolo disegno o bozzetto della sua attività che doveva comunque comunicare il gusto per gli artifici di prospettiva, i giochi ottici, gli elementi del paesaggio e quello bizzarri. Affascinante ma ancora tutta da definire, perché non convalidato dai documenti, la realizzazione dei due teatri, quello di corte e dei comici, quest’ultimo già in funzione nel 1609.

VIANI PITTORE. L’attività meno nota di Viani è quella di pittore. Nel 1593 realizza insieme ad Ippolito Andreasi gli affreschi del catino absidale del Duomo di Mantova. Per la chiesa di Sant’Orsola realizza la pala La Vergine presenta Santa Margherita alla Santissima Trinità. Posta sull’altare sinistra nel 1619, è un’opera dalle notevoli dimensioni – 450×374 cm – che mostra, rispetto agli esordi della carriera, una tavolozza più fredda, una grande regia della luce e un’impostazione spaziale più ardita. La tela è firmata e datata 1619, un anno dopo la morte di Margherita.

Questa è la città spettacolare che avrebbe abitato Rigoletto, il personaggio inventato da Verdi e in fondo trasposizione italiana del vero Triboulet.

Bibliografia: Claudia Burattelli, Spettacoli di corte a Mantova tra Cinque e Seicento, Casa Editrice Le Lettere, 1999 | Raffaella Morselli, Le collezioni Gonzaga. L’elenco dei beni del 1626-27, Silvana Editoriale 2000 | Stefano L’Occaso, Museo di Palazzo Ducale di Mantova. Catalogo generale delle collezioni inventariate. Dipinti fino al XIX secolo, Publi Paolini 2011

Immagine: Antonio Maria Viani offre a Margherita Gonzaga il modello della Chiesa di Sant’Orsola, 1618-20 (olio su tela, Palazzo Ducale di Mantova). Particolare

Canocchiali, astronomia e New York. La mummia di Passerino vede cambiare il mondo

1609, il mondo si apre al nuovo. L’astronomo Keplero pubblica Astronomia nova, viene introdotto il tè in Europa, Galilei utilizza per la prima volta un canocchiale. Probabilmente, allo stesso anno, risale la prima esplorazione della Baia di New York da parte degli olandesi a bordo della nave Mezzaluna capitana da Henry Hudson che poi diede nome al fiume e all’area.

Mantova, 1609. Mentre Vincenzo I Gonzaga finanzia la spedizione in Perù dove incarica Evangelista Marcobruno di cercare il gusano, il prefetto alle fabbriche Antonio Maria Viani sta progettando la Galleria delle Metamorfosi.

America, 1624. La Compagnia Olandesi delle Indie Occidentali fonda Nuova Amsterdam, una cittadella nella punta meridionale nell’isola di Manhattan ovvero nel punto strategico che permette la gestione del commercio di pellicce nella valle del fiume Hudson. Difesa, controllo, economia. Così nasceva Fort Amsterdam, un villaggio fortificato che puntava quasi tutto sullo sfruttamento della pelle dei castori, una merce molto pregiata sui mercati europei. Fece seguito una mappatura dettagliata del territorio. L’area rimase di possesso olandese fino al 1664 quando cadde nelle mani inglesi prima di essere ancora orange nel 1673 ed essere ceduta definitivamente nel 1674 agli inglesi. Il nome New York – utilizzato durante la prima conquista inglese – è stato dato in onore del Duca di York ovvero il futuro re Giacomo II.

Mantova, 1627. Galleria delle Metamorfosi. Qui, nella wunderkammer della famiglia Gonzaga, è esposto il corpo di Rinaldo Bonacolsi, conservato dal 1328. Nato qualche anno dopo l’ultima crociata, si ritrova ad essere ancora visto – con orrore – quando il suo tempo è ormai trapassato e il mondo intorno a lui è tutto cambiato e alle cose si mette vicino l’aggettivo nuovo. Il giorno di Natale porterà un’altra novità. Muore Vincenzo II, finisce senza eredi la dinastia che sarà nota col nome Gonzaga-Nevers. Forse viene perduta durante il sacco del 1630? Lo scrittore tedesco Martin Zeiller in visita a Mantova riferisce di aver visto la mummia e quello che rimaneva della collezione.

Bibliografia: Edward Rutherfurd, New York. Il romanzo, Mondadori 2011 | Raffaella Morselli, Le collezioni Gonzaga. L’elenco dei beni del 1626-27, Silvana Editoriale 2000 | Marco Venturelli, Mantova e la mummia, Editoriale Sometti 2018

Immagine: Johannes Vingboons, la città di Amsterdam, 1664 

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La mappa originale di Nuova Amsterdam, 1660 

Tristano Martinelli, il comico con un ricco conto in banca

Mantova, 1 marzo 1630. Muore nella contrada del Mastino il comico Tristano Martinelli “di febre et cataro in due giorni”. Da due anni la città ha visto il passaggio dai Gonzaga ai Nevers. Quattro mesi dopo Carlo I si arrende all’assedio delle truppe imperiali, le truppe saccheggiano la città e finisce davvero la stagione delle risate che aveva caratterizzato tutto il primo Seicento.

IL COMICO RICCO. Tristano Martinelli rappresenta tuttavia la straordinaria eccezione di un comico che è riuscito ad arricchirsi contrariamente a quanto avveniva per tutti gli altri che dovevano arrabattarsi tra la corte, le piazze e altre città. Nato il 7 aprile del 1557 a Marcaria, Martinelli si ritrova fin da subito nelle dinamiche del teatro anche grazie al fratello Drusiano. Nel 1576 compare già come attore ad Anversa. Il suo corpo, longilineo e flessuoso, era plastico e adatto a tutte quelle parti più istrioniche. Si lega a molte compagnie, le lascia e poi vi ritorna. Gira l’Italia e l’Europa, soprattutto la Francia. Il 29 aprile 1599 riceve a Mantova l’incarico di soprintendenza su “tutti li comici mercenarii, zaratani, cantinbanco, bagattiglieri, postiggiatori, et che mettono banchi per vender ogli, balotte, saponeti, historie et cose simili”. Il nuovo decreto diventa l’inizio della sua ascesa e indipendenza economica: riscuote la terza parte dei beni sequestrati, una mercede fissa per ciascuna licenza concessa, una percentuali sui guadagni dei comici, sei soldi giornalieri per ogni venditore in piazza, una quota per ogni giocoliere, una tassa sull’infrazione del decreto e una tassa per ogni festino organizzato durante il periodo carnevalesco nelle case cittadine, borghesi e nobili. Praticamente guadagnava anche senza recitare. Martinelli accumula “colane, gioie, argentarie, anelli, gioielli, et altre cose di oro et argento”.

IL CONTO IN BANCA. Firenze, novembre 1597. Martinelli recita nello Stanzone delle commedie della Dogana e per l’occasione il granduca Ferdinando I gli concede il privilegio di depositare i suoi risparmi presso il Monte di Pietà. Le registrazioni delle operazioni bancarie risultano molto oculate e chiariscono l’entità cospicua del suo patrimonio. il 12 luglio 1597 effettua il suo primo versamento: 638 scudi, 9 soldi e 9 denari. Dopo un anno il suo capitale di base era di 900 scudi mentre al 31 dicembre 1599 il deposito del comico era di 1.150 scudi netti.

IL MULINO. Nel 1618 acquista da Alessandro Gonzaga per la cifra di 7.500 scudi il mulino di Bigarello stabilendone la perpetua inalienabilità. La prima parte dell’epigrafe posta esternamente recita così: “mi sono quel bel molin de Bigarel aquistat d’Arlechin, comic famos”. Sì perché Tristano era conosciuto soprattutto per aver portato alla ribalta il personaggio di Arlecchino ma non troverà qui lo spazio lo sterile dibattito sull’invenzione di tale maschera della Commedia dell’Arte.

PARENTI ALLARGATI. Ad un solo anno di distanza dalla morte della prima moglie Cassandra Guantari, nel 1609 si risposa la ventenne Paola Avanzi che fino al 1627 gli darà 7 figli. Oltre a collezionare le lettere – erano più di cento – di tutti i più potenti d’Europa, Martinelli adopera i suoi contatti per chiedere proprio a loro di fare da padrini e madrine ai suoi figli. Più questi aumentavano e più accresceva la parentela. Cercata, esibita, ramificata.

 

Bibliografia: Claudia Burattelli, Spettacoli di corte a Mantova tra Cinque e Seicento, Casa Editrice Le Lettere, 1999 | http://www.treccani.it/enciclopedia/tristano-martinelli_(Dizionario-Biografico)/ 

Immagine: Compositions de rhétorique de Mr. Don Arlequin – 1601. Tristano Martinelli come Arlecchino 

Il primo podestà di Mantova, la sede vacante e la Chiesa di Santo Stefano

15 giugno 1184 Fimreite, Norvegia. Sverre I sconfigge e uccide il suo rivale Magnus V e si afferma come unico re di Norvegia, fino al 1202.

Nello stesso anno a Mantova Garsedonio – conosciuto anche come Graziadoro – diventa il primo podestà della città. Rimarrà in carica per due anni, fino al 1186, tuttavia senza risiedere nel palazzo a lui dedicato che verrà portato a compimento solo nel 1227. Pertanto lui e i suoi futuri successori, almeno fino a tale data, si trovano vacanti e senza una sede fissa. Questo comporta una competizione tra le famiglie locali per accogliere il podestà durante il suo periodo di mandato che inizialmente è di 6 o 12 mesi. Negli anni 1201 e 1202 i podestà locali – non forestieri – Guelfo e Bonifacio di San Martino risultano abitare presso la Casa degli Avvocati, nel 1206 il cremonese Ponzio degli Amati risiede in un palazzo privato non specificato e ancora nel 1216 Regazzone de’ Confalonieri risiede di nuovo dagli Avvocati e qui viene svolta una adunanza del consiglio maggiore del Comune.

Garsedonio, ghibellino e probabilmente originario della Germania, fu nominato conte imperiale da Federico Barbarossa. Nel 1162 venne scomunicato dal Papa Alessandro III e poi riabilitato nel 1177 quando venne eletto per la seconda volta vescovo di Mantova. Nel 1154 fece riedificare la Chiesa di Santo Stefano.

828, Venezia – Rivo Alto. I veneziani trasferiscono da Alessandria d’Egitto il corpo dell’Evangelista Marco. L’impresa è compiuto dai due mercanti Bono da Malamocco e Rustico da Torcello che trasportano le reliquie nascondendole in una cesta di ortaggi e di carne di maiale. Da pochi anni era in costruzione la Basilica, ricostruita poi nell’832.

828, Mantova. Nell’attuale via Prato viene eretta una prima chiesa intitolata a Santo Stefano ovvero proprio quella che verrà riedificata da Garsedonio nel 1154. La chiesa era a tre navate divise da pilastri cilindrici in cotto. Fu talmente importante da dare il nome all’intero quartiere. Nel 1626 un edificio attiguo alla chiesa venne affidato alla comunità di carmelitane scalze arrivate in città che qui fanno edificare una piccola chiesa intitolata a Santa Teresa. Oggi le chiese sono scomparse e le parti rimaste sono state inglobate in abitazioni private. In vicolo Prato si vede una ghiera e delle decorazioni in cotto ben conservate.

 

Bibliografia: Le chiese della città di Mantova nel Settecento. Repertorio, Quaderni di San Lorenzo 17, Mantova 2019 | Ercolano Marani, Vie e piazze di Mantova, Civiltà mantovana 2015| http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/7100129/ 

Immagine: Resti della Chiesa di Santo Stefano in vicolo Prato, Mantova

Avventure e disavventure dei Bonacolsi. Famiglia di politici, condottieri e mummie

Prima del 1164, anno imprecisato. La famiglia Bonacolsi si trova a Villa Garibaldi ovvero Carzédole così come veniva chiamata fino 1867 dal nome del carice, una tipica pianta palustre. Nel 1164 invece è attesta la loro presenza in città.

1168. Viene fondata la città di Alessandria in onore di Papa Alessandro III. Nello stesso anno Otolino de Bonacosa viene ricordato nei documenti come il primo Bonacolsi. Otobono, insieme al figlio Gandolfo, viveva in una casa merlata nel Quartiere di San Martino, contrada di Sant’Egidio. Gandolfo ricopre la carica di consul negaciorum nel 1191, procuratore del Comune nel 1193 e console del Comune nel 1200. L’inserimento politico in città è ormai avvenuto. Il figlio Martino nel 1231 viene investito di alcune terre appartenenti alla Chiesa di San Paolo all’interno della civitas vetus, a fianco della Cattedrale, e risiedeva in un palazzo compreso tra la perduta Chiesa di Santa Maria Mater Domini e il Fossato dei buoi. Due anni dopo è uno dei rectores Mantuae. Martino è il padre di Pinamonte che nel 1259 fu tra i consiglieri che ratificarono la pace con Verona dopo anni di lotta tra il conte Ludovico di San Bonifacio da Verona e il marchese Azzone d’Este per il dominio sul Comune mantovano. Secondo gli Annales Mantuani nel 1268 Pinamonte è a capo della fazione alleata con i conti Casaloldi che cacciò dalla città Roffino Zanicalli e la famiglia Gattari.

Bologna 1272. Muore Enzo di Svevia nel Palazzo Nuovo. A Mantova il 28 luglio Pinamonte e il conte di Federico di Marcaria, con l’appoggio del popolo e di altre famiglie tra cui i Gonzaga, cacciano dalla città il rappresentante del conte di San Bonifacio, il podestà Guido da Correggio e costringendo anche i conti di Casaloldo a ritirarsi nei loro feudi. Pinamonte e Federico prendono il governo della città con il titolo di rectores. Un anno dopo Federico verrà espulso e nel 1279 Pinamonte è ufficialmente il Capitano del Popolo.

1291. Tutti i vetrai di Venezia vengono costretti a trasferire la loro attività sull’isola di Murano e da Genova Ugolino e Vadino Ugolini salpano per raggiungere l’India senza fare più ritorno. Nello stesso anno a Mantova i Bonacolsi hanno il potere da 15 anni ma è in vista un cambiamento. Pinamonte ha già deciso che il suo successore sarà il figlio Tagino ma Bardellone allontana il padre, fa incarcerare i fratelli e si prende il titolo di Capitano del Popolo e rettore perpetuo. Nel 1293 muore Pinamonte. Dopo 8 anni di governo Bardellone viene cacciato dal nipote Guido detto Bottesella aiutato da Bartolomeo I della Scala. Bardellone morirà nel 1300 in esilio a Ferrara dopo aver fatto edificare la Magna Domus e avviando il nucleo antico del Palazzo Ducale. Guido era uno dei cinque figli di Zagnino o Giovannino detto Gambagrossa che ricoprì per due volte la carica di podestà di Verona. Guido nel 1308 si associa al potere con il fratello Rinaldo detto Passerino. Gli altri figli di Zagnino – e fratelli di Guido e Passerino – erano Samaritana, Berardo e Bonaventura detto Butirone.

Canarie 1312. Lanzerotto Malocello, mercante e navigatore della Repubblica di Genova, scopre l’isola più a nord delle Canarie e le dà il nome di Lanzarote. A Modena invece Rinaldo diventa il signore della città, carica che passerà nove anni più tardi al figlio Francesco. Nel 1325 Passerino si allea con le più potenti famiglie ghibelline, vince contro Bologna la battaglia di Zappolino. Sembra l’inizio di una espansione politica e territoriale destinato a durare a lungo. Invece nel 1328 arrivano i Corradi di Gonzaga e rovesciano il tavolo per quasi quattro secoli. Passerino muore il 16 agosto.

America 1625. Gli olandesi fondano New Amstardam. Passerino intanto è una mummia, esposto insieme ad altre curiosità nella Wunderkammer dei Gonzaga. Nato qualche anno dopo l’ultima crociata, si ritrova ad essere ancora visto – con orrore – quando il suo tempo è ormai trapassato e il mondo intorno a lui è tutto cambiato.

Bibliografia: S. Davari, Per la genealogia dei B., in Arch. St. lomb., 1901, S. Davari, Notizie storiche topografiche della città di Mantova, Adalberto Sartori Editore, Mantova 1975 | http://www.treccani.it/enciclopedia/pinamonte-bonacolsi_%28Dizionario-Biografico%29/ | La scienza a corte, Bulzoni editore, 1979

Immagine: Mappa di Gerusalemme 1170-1180 ovvero nel periodo in cui i Bonacolsi arrivano nella città di Mantova

 

Mortadella, roast beef e la tela del Carracci. La società carnivora tra Londra e Bologna

Ci muoveremo tra Bologna, Mantova e Londra seguendo le tracce del dipinto di Annibale Carracci che descrive la fame carnivora della città. Prima presente nelle collezioni gonzaghesche e poi nella Londra di Carlo I, la tela diventa il documento per leggere la tavola di un cittadino bolognese e di uno londinese.

Farcimen myrtatum. Con questo termine nel I secolo d.C.  Plinio si riferiva ad un salume che veniva prodotto dai romani utilizzando come aroma il mirto. L’altra versione si riferisce invece all’uso di un mortaio per pestare la carne di maiale insieme a sale e spezie. Da qui il nome mortatum ovvero carne finemente tritata nel mortaio. Nel Medioevo probabilmente i bolognesi consumavano un salume antenato della mortadella e che richiama l’espressione latina mortatum.

LA PRIMA MORTADELLA REGISTRATA. Sicuramente invece un bolognese del Seicento mangiava una mortadella con marchio registrato. La prima vera ricetta della mortadella infatti viene fornita dall’agronomo Vincenzo Tanara nei primi anni del XVII secolo con precise indicazioni di ingredienti e pesature. Il bando del cardinale Farnese del 1661 codificava ufficialmente la produzione della mortadella fornendo uno dei primi esempi di disciplinare. La Corporazione dei Salaroli, una della più antiche di Bologna,si occupava della produzione e dell’applicazione dei sigilli di garanzia. Nello stemma si nota infatti il mortaio e il pestello. Mortatum.

IL BOLOGNESE ANNIBALE CARRACCI. L’opera La bottega del macellaio – conosciuta anche come Grande macelleria – fino al 1627 doveva far parte della collezione Gonzaga nel Palazzo Ducale di Mantova prima di finire nelle collezione di Carlo I Stuart. Non si hanno documenti o notizie circa l’origine del dipinto e l’acquisto da parte della famiglia Gonzaga. Appaiono eccessive le dimensioni – 190 x 271 cm – per un quadro di genere che rappresenta una bottega ed espone pezzi di carne e bue squartato in primo piano. Probabilmente la tela è stata commissionata dalla ricca famiglia bolognese dei Canobbi, dedita anche al commercio della carne. Ad ogni modo la tela, riferita al 1585, rappresenta bene la dimensione carnivora bolognese dove viene registrata la prima vera mortadella.

Londra, nello stesso momento. La città divora ogni tipologia di carne: cigni, capponi arrosto, pollami, carni di bue e maiale, cacciagione in brodo, coniglio, pernici e galli. A seconda della stagione il regime alimentare poteva variare aggiungendo le aringhe fresche per San Michele, sardine per la festa di Ognissanti, vitello e pancetta a Pasqua. Nell’estate del 1562 un veneziano in città notava che la popolazione apprezzava molto consumare le ostriche crude con pane di segale. Si comincia a consumare il roast beef che, insieme alle ostriche fresche, denotano un miglioramento medio della qualità della vita. La carne era accompagnato dall’immancabile pudding al latte o alle mele. Sulle tavole dei londinesi più abbienti si poteva trovare un pezzo di bue bollito accompagnato con cavoli, carote, rape, erbe ben pepate, salate e condite con il burro. Seguivano delle fette di pane imburrate e abbrustolite in padella.

Bibliografia: Peter Ackroyd, Londra. Una biografia, Neri Pozza 2014 https://mortadellabologna.com/tradizione-bolognese/

Immagine: Annibale Carracci, Grande Macelleria 1585 (Christ Church Gallery, Oxford)

 

 

La grande nube del vulcano Samalas. Storie di carestie, battaglie e trattorie

Palermo 1258. Mentre Manfredi, figlio illegittimo di Federico di Svevia e Bianca Lancia, viene incoronato re di Sicilia, erutta in modo esplosivo il vulcano Samalas sull’isola di Lombok in Indonesia. La grande nube generata ebbe delle ripercussioni anche nelle regioni europee provocando un periodo di carestia.

Mantova, stessi anni. La dinastia dei Corradi era arrivata a Guidone, figlio di Abramino. La città è in lotta con Reggio per il dominio di Gonzaga. Guidone è  tra i sostenitori guelfi lombardi che nel 1266 combattono a fianco di Carlo I d’Angiò nella battaglia di Benevento contro i ghibellini di Manfredi. Vincono gli Angioini, vince Guidone che porta a casa la pelle e qualche anno dopo riottiene tutti i suoi territori confiscati nel 1264 dalla famiglia dei Casaloldi.

Londra, 1258. Le scorte insufficienti di pane provocano 15.000 morti, tutti poveri. Il pane era un fondamento dell’alimentazione di Londra. Nel XIII secolo esistono differenti tipologie di panettieri: chi sfornava il wasterl (pane bianco raffinato), il bis (quello nero), il tourte (quello di qualità inferiore), il pouffe (quello francese). La dieta dei cittadini in questo periodo comprendeva la carne di bue, montone, maiale e poi pollame, piccioni e allodole. La verdura più richiesta era il cavolo per la preparazione della zuppa, una vera ghiottoneria. Un altro piatto che veniva apprezzato era una sorta di spezzatino di carne mista, maiale e pollo. Per i giorni di magro la scelta di pesce era assai variegata: aringhe, anguille, lamprede, salmoni e storioni. Le ostriche e i molluschi erano a buon mercato.

LAVORATORI E POTERE D’ACQUISTO. Negli anni di carestia 1392 e 1393 i documenti registrano che i poveri erano costretti ad un regime alimentare di mele e noci. Nei periodi di prosperità la paga media di un lavoratore a Londra era di 6 pence al giorno. Cosa poteva acquistare? Un pasticcio di cappone costava 8 pence, uno di gallina cinque, un arrosto sette, dieci uccellini e dieci uova sode costavano un penny. Una succulenta coscia di maiale ne costava tre. Questi prodotti, venduti nei moltissimi mercati, potevano essere consumati per strada come street food oppure all’interno di trattorie che fungevano anche da mensa ospitando le persone con il proprio cibo da cuocere al momento. Il costo del consumo del fuoco e della manodopera era ci uno o due penny.

Bibliografia: Alessandro Luzio, I Corradi di Gonzaga signori di Mantova, Università di Torino 1913 | Peter Ackroyd, Londra. Una biografia, Neri Pozza 2014

Immagine: La battaglia di Benevento, da Grandes Chroniques de France, XIV secolo