Tra Isabella e Mantegna, ritratti mancati.

Questo capitolo della rubrica “Con i se è un’altra storia” è dedicato a tre grandissimi artisti che si sono solamente sfiorati nella più celebre situazione di sliding doors. Quando si dice lui, lui e l’altro. Leonardo da Vinci, Andrea Mantegna e Albrecht Durer. Leonardo nel 1499, con l’arrivo dell’esercito di Luigi XII, fugge da Milano. Arriva a Mantova. Accolto dalla più celebre mecenate e amante delle arti: Isabella d’Este. Per qualche giorno Leonardo fu ospitato da Isabella che colse l’occasione per farsi immortalare (bella) dal ritrattista della Gioconda. Momento imperdibile per lei. La immaginiamo nel dare consigli a Leonardo per aggiustare il mento o nascondere le rughe. Il celebre ritratto del Louvre era una promessa per un ritratto ancora più importante. Non mantenuta. Avranno parlato di arte, musica, quadri e magari fatto una partita a scacchi. Chissà se Isabella avrà cucinato una sua famosa ricetta. Le stanze di Isabella erano nel Castello di San Giorgio, non lontane dalla celebre Camera degli Sposi, terminata da circa dieci anni da Andrea Mantegna, pittore di corte dei Gonzaga. Come hanno fatto Andrea e Leonardo a non incontrarsi? E se si fossero incontrati? Lo schivo Andrea lo avrebbe salutato velocemente o magari avrebbero fatto un pranzo di lavoro, ovviamente con Isabella. La scena appare già chiara. Non uno ma i due migliori artisti al suo comando. Ma Isabella è troppo furba e sa bene che proporre un’opera a due mani era rischioso e poteva finire come nel Salone dei Cinqucento a Palazzo Vecchio. Da lì a breve si sarebbe verificato il duello tra Leonardo e Michelangelo. Ecco la soluzione. Un doppio ritratto. Affiancare a quello promesso da Leonardo anche uno eseguito da Andrea. La più bella ritratta dai migliori. Chissà dove avrebbe messo questa sua pendant. Chissà.

Nel 1505 Durer compie il suo viaggio in Italia, soprattutto a Venezia, ma si ferma anche in altre città come Bologna, Mantova e Roma. Chiede di conoscere Andrea e fissa un appuntamento. L’anno è il 1506. La fortuna non è dalla sua parte. Andrea muore il 13 settembre 1506. Durer non fece in tempo. Molto si sarebbero scambiati: dialoghi, punti di vista, pensieri non detti. Quei due erano molto simili. Molte furono le citazioni e le riprese di Durer nei confronti di Mantegna: pose, forme, proporzioni. Magari proprio Durer avrebbe immortalato per sempre il volto di Andrea per consegnarlo alla storia. Immaginiamo questa scena. Isabella li vede passeggiare in un giardino pensile del palazzo, così vicini da vederne scintillare sogni e progetti. E lei, tra le pieghe del suo nuovo abito dalla foggia cangiante, non si teneva dalla gioia di avere Andrea e Alberto. Orgoglio femminile al potere.

Con i se faccio un’altra Storia… di Mantova

Con i se e con i ma non si crea o si modifica la Storia ma certamente sono particelle spazio-temporali che offrono degli spunti. Quindi perché non pensare ad una rubrica che cambia personaggi, avvenimenti e risultati? Nello scenario delle ipotesi basta avere fantasia per divertirsi a immaginare anche le situazione più impossibile. Io vi offro il mio punto di vista ma poi mi aspetto una vostra alternativa, un finale diverso, un risvolto imprevisto. Qualche esempio? Subito! Se Cangrande della Scala non avesse aiutato Luigi Gonzaga come sarebbe finito lo scontro con i Bonacolsi?  Gli oltre 50 anni di potere hanno permesso ai Bonacolsi di creare in piazza Sordello un quartier generale frutto di una accurata politica immobiliare. Un ferro di cavallo di immobili che avvolgeva la piazza come una forte spira. Immaginiamo il loro palazzo oggi. Tutta la piazza: un alveare di scatole di edifici, un festival dei corridoi esterni, una cittadella dal sapore medievale, magari il più grande palazzo al mondo per estensione. C’erano tutte le premesse per governare con longevità e lungimiranza. Ma i Gonzaga – Corradi allora – hanno avuto tempo e pazienza di aspettare all’ombra di un’amicizia politica costruita con astuzia. Bastava un collaboratore più attento, una spia, un assassino da assoldare e Rinaldo detto il Passerino non sarebbe stato l’ultimo, non sarebbe diventato il primo souvenir di Mantova. Mummia gettata nel Lago. E se non fosse stata gettata nei Laghi qualche secolo dopo? Forse pretendo troppo dalla Storia…

Se Cangrande nel 1329 non avesse incontrato la morte così presto (avvelenamento? dissenteria?) cosa sarebbe stato di Mantova? Il suo piano segreto di conquistare Mantova, entrando come un moderno cavallo di Troia, si sarebbe avverato e allora addio in un sol colpo Gonzaga e Bonacolsi come in una perfetta partita di scacchi.

Ma se avete immaginato un altro finale o delle altre situazioni vuol dire che è stimolante pensare alla storia come un insieme di porte di servizio. Ne apriamo una e sbirciamo, giusto per dare un’occhiata a come sarebbe andata se… Potete scrivere la vostra personale storia a valorizzazione.mantova@gmail.com

Ogni mercoledì un post sui se e sui ma della Storia di Mantova. Vi aspetto!

Il pesce nel Rinascimento. Ricette e doni di lusso

I giorni di magro nel Rinascimento erano circa 150. Carne e pesce si spartiscono in parti uguali la presenza sulla tavola. Le liturgie della Chiesa influenzano i rituali del banchetto. Basti pensare alla natura simbolica del pesce: freddo, umido, acquatico ovvero protezione contro il fuoco che avvampa le carni del Principe. Quali pesci si trovavano sulla tavola? Gli stessi di oggi. Luccio, tinca, carpe, anguille, storione, molluschi e crostacei. Mantova vantava il fatto di essere isola al centro di un pescato a km zero o del vicino Garda. Il famoso carpione, cucinato in “salamoja di aqua et aceto” e con l’aggiunta del timo selvatico, era una vera specialità del tempo. Tanto da meritare in seguito l’appellativo di un piatto conosciuto ancora oggi. I Gonzaga donano carpioni come se fosse un oggetto di lusso. Francesco II nel 1515 ne manda quasi mille al Papa e ai suoi diversi funzionari. Pesci d’acqua dolce ma anche di mare. Iacopo Malatesta, ambasciatore del duca di Mantova a Venezia, scriveva del prezzo alto dei tonni. E gli astici, leccornia di oggi come allora. Parla di molecche, prelibatezza veneziana. Anche le ostreghe avevano la stessa funzione dei carpioni. Tiziano nel gennaio del 1530 ne dona 200 al marchese Federico II. Costo dell’epoca: 1 soldo l’una. Ma Isabella d’Este li batte tutti in quanto generosità. Ne invia ben mille alla marchesa di Monferrato. Ai palati raffinati era gradito anche il caviaro di storione o, come venivano chiamate, le vuova di sturione. Non vi resta che scegliere un tipo di pesce e cucinarlo, magari riscoprendo una ricetta tipica. Che ne dite del Luccio alla rivaltese?

Bibliografia: Giancarlo Malacarne, Il trionfo del gusto.

Dolcezza mantovana e tradizione svizzera

Mantova offre un’intera tavola imbandita di prodotti tipici, dall’antipasto al dolce. E qui, se vogliamo chiudere in bellezza e sentirci mantovani fino alla fine, bisogna scendere a patti con la tradizione. I dolci hanno ricette svizzere. E pace (dei sensi)…  Continue reading “Dolcezza mantovana e tradizione svizzera”

Piazza del Purgo. Gonzaga Urban Regeneration

Si parlava di rigenerazione urbana anche nel Quattrocento. A Mantova venne interessata la parte dell’attuale piazza Marconi, ex del Purgo. Artefice del cambiamento il marchese Ludovico II Gonzaga che diede a Mantova il nuovo abito rinascimentaleContinue reading “Piazza del Purgo. Gonzaga Urban Regeneration”

Andrea Mantegna, di casa in casa.

Quando si parla di Casa del Mantegna si pensa subito alla sede in via Acerbi nel polo culturale tra Palazzo San Sebastiano, la Chiesa dell’Alberti e il Palazzo Te. Ma forse pochi sanno del suo senso collezionistico per gli immobili. Un proprietario di prestigio. Continue reading “Andrea Mantegna, di casa in casa.”

La fantastica storia della famiglia Gonsalus

Prodigi, fantasticherie, collezioni di rarità. Il Rinascimento non conserva solo il bello. Le Corti italiane ed europee avviano una “guerra del brutto” a colpi di originalità tra naturalia ed artificialia. Senza dimenticare che tutto è mosso dai sentimenti, ambizione desiderio, fama e un pizzico di cuore.  Continue reading “La fantastica storia della famiglia Gonsalus”

Le cortigiane ovvero l’arte della seduzione

20 febbraio 1958 è la data della Legge Merlin. Fine di un’epoca, di un mondo, di un cliché che sapevano di francese, di fumo e di profumo. Nel Rinascimento la prostituzione era tollerata e addirittura promossa. Lo strano caso di Venezia, cosmopolita sempre.  Continue reading “Le cortigiane ovvero l’arte della seduzione”

Rinascimento oscuro. Veleni, antidoti e farmacie

Il Rinascimento è sinonimo di bellezza. Ma nasconde il lato oscuro di complotti, inganni, cospirazioni che molto spesso si realizzavano in preparati velenosi che il malcapitato ingeriva a sua insaputa (o quasi). Antidoti e intrugli venivano creati a corte oppure acquistati nelle farmacie della città. A Mantova era famosa quella dei Groppelli.  Continue reading “Rinascimento oscuro. Veleni, antidoti e farmacie”

Rinascimento nel naso. Le stanze di Isabella

Non solo l’immaginazione ma anche il naso può compiere un viaggio nella storia e approdare nel Rinascimento dove ogni cosa era profumata. Stechi et polvere da denti, soluzioni per le mani e il viso. Un mondo dove anche le perle erano odorose.  Continue reading “Rinascimento nel naso. Le stanze di Isabella”