I Groppelli aromatari e le altre spezierie di Mantova

Prima di tutto il termine. In origine detti aromatari, poi sostituito da speziali e in seguito da fondeghero. Solo nell’Ottocento si procederà con il più comune “farmacista”. Gli aromatori a Mantova non si limitavano a confezionare i farmaci ma erano anche droghieri e lavoravano la cera. Oltre alle attività cittadine gli speziali avevano relazioni con la corte. A Ferrara Giacomo Arrivabene nel 1424 stipula un contratto con Niccolò d’Este per rifornire la corte di zucchero, cera, carta e spezie. A Mantova il Paratico degli aromatari va dal 1401 al 1773. La prima bottega è quella all’insegna della bianca cervetta diretta da Antonio e Luigi Groppelli, di origine milanese. Antonio diventa anche il massaro della corporazione. La tassa per entrare a far parte dell’Honoratum Collegium Aromatarium corrispondeva a lire 3. Era necessario superare una minuzioso esame davanti ad una commissione. La professione generalmente veniva passata di padre in figlio. Lo stipendio annuo di uno speziale di corte era di circa 72 ducati. Gli aromatori avevano bisogno di un terreno in cui coltivare le erbe officinali. Non erano insolite le richieste come quella di Leonorius aromatarius nel 1491 che chiede in affitto un terreno nei pressi di San Sebastiano. Nel Cinquecento le botteghe erano circa una ventina. Tra il 1530 e il 1550 erano molte le spezierie che hanno insegne bizzarre o che si richiamano ai nomi delle chiese vicine: del corallo, dell’eclipsis, del re, della giustizia, del Gesù, di San Paolo, della fontana, della pigna, del melone, di San Giorgio, di Sant’Agnese, della luna, della columbina, di San Marco, della sirena.

Nel 1944 viene distrutta la farmacia Groppelli che si trovava dove oggi ha la sede lo IAT. La Cervetta accoglieva tra il piano inferiore e quello superiore una serie di negozi: quello delle sorelle Rosati (filati, ricami), Guelfi (calzature), Gasparini (carta, spaghi, bomboniere), Brozzola (tessuti), Tedeschi (mercerie), Carnevali (oreficeria). E le abitazioni dei Carnevali, dei Brozzola, del fotografo Gatti e dei Chiodarelli che si occupavano di tessuti in via Verdi. Lo stabile nel Duecento viene già affittato dalla famiglia Strada che lo adibisce a spezieria detta “del cantone”.

Bibliografia: Rita Castagna, Mercanti ed artigiani nella Mantova dei Gonzaga, 1980

Immagine: Vaso usato in farmacia per contenere un principio attivo, un essenza o altro. La dicitura sul corpo del vaso indica il nome del contenuto essiccato: “SALSA PARILLA”. La salsa pariglia era un medicamento molto noto. La dicitura mutuata dallo spagnolo indicava un “rovo sarmentoso”. Così riporta il medico Mattioli (1500-1577): ” le virtù sue sono di scaldare, d’assottigliare e di provocare sudore, e vale in specialità non solamente di curare il mal francese, ma tutti i dolori delle giunture e a tutte le infezioni cutanee del corpo, e ulcere maligne, e difficili”. Museo della Scienza e della Tecnica, Milano (1600-1799).

 

La cultura materiale di Milano tra Cinquecento e Seicento. Costi, oggetti, botteghe

Nel 1578 Nunzio Galizia definiva Milano come la “madre commune di tutti i virtuosi”. La città era il centro del mercato internazionale delle arti suntuarie. Armaioli, cristallai, ricamatori, tornitori, fabbricanti di spade, orologi e automi, fonditori, orafi, miniatori e intagliatori di gemme. Le botteghe cittadine realizzavano tra Cinquecento e Seicento una serie di oggetti e di merci che venivano acquistate poi dalla élite europea. Ma quanto costavano? Il prezzo era dato da una serie di fattori: le materie prime, il tempo di realizzazione, la manodopera spesso specializzata e l’unicità del pezzo. L’armatura da parata e la barda per il cavallo per Ferdinando II del Tirolo nel 1559 è costata 2.600 scudi. La tazza in pietra verde guarnita di ori, rubini e diamanti con coperchio e cimasa è stata valutata 6.000 scudi nel 1554 e offerta a Ferdinando II per 4.200 scudi. Un vaso di cristallo di Giovanni Ambrogio Miseroni venne acquistato dal duca di Parma per 720 scudi. Il paramento da letto in velluto, ricamato in oro e seta realizzato per il re di Francia Francesco I nel 1525 – ma ancora da saldare nel 1553 – era valutato 1.253 scudi mentre 192 scudi gli otto cuscini. L’intero arredo della camera composto dal letto, quattro sedie grandi e sei piccole, due cuscini e una coperta da culla viene valutato nel 1553 la cifra di 1.522 scudi. Gli arazzi – non di produzione milanese – erano stimati circa due scudi il braccio quadro. La serie di otto arazzi del Fructus Belli realizzata per Ferrante Gonzaga, fratello di Federico II, ed esposta nel 1549 a Milano per l’arrivo del principe Filippo d’Asburgo, valeva circa 2.000 scudi. In fondo Milan l’è semper un gran Milan.

 

Bibliografia: Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio, Skira 2011

Immagine: Armatura da parata del duca di Parma e Piacenza, realizzata da Lucio Marliani detto il Piccinino (Kunsthistorisches di Vienna) – fonte wikiwand

Piazza del Purgo. Gonzaga Urban Regeneration

Si parlava di rigenerazione urbana anche nel Quattrocento. A Mantova venne interessata la parte dell’attuale piazza Marconi, ex del Purgo. Artefice del cambiamento il marchese Ludovico II Gonzaga che diede a Mantova il nuovo abito rinascimentaleContinua a leggere “Piazza del Purgo. Gonzaga Urban Regeneration”

Le botteghe storiche di Mantova. Instagram, clic e aneddoti

Festività vuol dire tempo di regali e di acquisti. Ma significa anche passeggiare in un centro storico addobbato con luci ed installazioni floreali. Si possono fare entrambe le cose con più calma e scoprire le botteghe storiche. Ecco una passeggiata virtuale per le vie di Mantova davanti alle vetrine per guardarle meglio e leggere i segni più caratteristici. Per chi non c’è stato ecco una piccola guidaContinua a leggere “Le botteghe storiche di Mantova. Instagram, clic e aneddoti”

Dalla bottega alla moda. Preziosa storia dell’oro

Quando si pensa alla ricchezza si materializza il luogo comune delle monete d’oro, pesanti, sonanti, robuste. Ma in passato l’oro era cosa delicata, filigranata, che si intrufolava tra le pieghe della modaContinua a leggere “Dalla bottega alla moda. Preziosa storia dell’oro”

Perché meraviglia a domicilio?

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Per avere due occhi in più. Per avere curiosità. Per avere più voglia di passare per un vicolo non solito. Per leggere quei nomi sulle targhe delle vie, scritti in piccolo, dove compare il “già via…”.  Per sentirsi turisti anche nella propria città. Continua a leggere “Perché meraviglia a domicilio?”