I due labirinti di Palazzo Te. Quello vero e quello inventato

La mappa del Bertazzolo del 1628 mostra che in realtà nella parte sud della città c’erano due isole. Quella lunga e stretta, dove viene costruito il Palazzo Te, e un’altra dietro molto più estesa dalla forma di un tondo irregolare. Nella sezione sud-ovest si nota un grande labirinto di forma quadrata che misurava circa 240 metri per lato. L’area complessiva era di circa 6 ettari ovvero circa 60.000 metri quadrati. Quasi due volte la superficie di Palazzo Ducale. Si trattava di un Irrgarten ovvero un gioco cortigiano che, a differenza del labirinto regolare, presentava più vie d’uscita. Non serviva la destrezza ma solo chi era guidato dalla Fortuna giungeva alla meta. Provate se ci riuscite! Eseguito dal Bertazzolo per Vincenzo I il labirinto non compare nei resoconti dei viaggiatori e probabilmente fu vittima dell’incuria e della decadenza già dopo il sacco del 1630.

L’altro labirinto, rappresentato nelle mappe di Marten van Heemskerck, parrebbe invece un’invenzione. Doveva trovarsi all’interno del Cortile d’onore. Il pittore olandese del Cinquecento realizza un Album con 56 carte riferibili ad un viaggio in Italia. Di questi 36 fanno parte del Taccuino mantovano di schizzi. Ormai appare consolidata l’ipotesi che il labirinto sia stato aggiunto direttamente sui fogli solo nell’Ottocento creando poi quella fantasia che è diventata reale. Il Cortile doveva rimanere libero per accogliere gli ospiti e farli accedere alla Camera del Sole e della Luna.

Immagine: Urbis Mantuae Descriptio (particolare)

Bibliografia: I giardini dei Gonzaga, Ufficio Mantova e Sabbioneta Patrimonio Mondiale UNESCO, 2018. 

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Le città di notte nel Rinascimento

Girare di notte nel Medioevo e nel Rinascimento non era certo una passeggiata. Pensate all’atmosfera che avevate intorno: pochissime persone in giro, il rumore di qualche maiale o pantegana che rovistava tra i resti del mercato del giorno, quasi una totale oscurità tranne che per qualche fioca luce che proviene dai lumini nei crocicchi delle vie. Lì dove poteva trovarsi l’immagine di una Madonna o di un Santo, in genere in prossimità di una porta della città. Qualche fiore e una preghiera per dare conforto ai vivi o ai cari passati nell’altra vita. A Venezia queste immagini sacre si chiamavano cesendeli. Il governo della Serenissima nel 1450 ordinò che chi voleva camminare per la città dopo le ore tre doveva essere provvista di lume.

Così nasce per i nobili l’usanza di farsi accompagnare dai cosiddetti codeghe ovvero i portatori di lume. In realtà erano una sorta di facchini che si appostavano di sera presso le Procuratie di San Marco dove attendevano coloro che volevano farsi accompagnare a casa. Le cronache ci dicono che che l’invenzione del codega è dovuta ad un certo Pietro q. Osvaldo dal Capo.

Possibile che anche Mantova avesse dei codega? Non lo sappiamo ma senza dubbio in città c’erano i birri a controllare la situazione soprattutto di notte e regolare l’ordine pubblico. Si trovavano sotto l’edifici del Palazzo del Podestà, l’antica sede già della Curia Criminale. Birri ovvero dal termine arabo “birron” che significa giustizia. Infatti piazza Broletto era nota anche Piazza dei Birri. Ma questo è un altro capitolo che merita una storia a parte.

Bibliografia: G. Nissati, Aneddoti storici veneziani, 1897

Immagine: G. Zompini, Le arti che vanno per via nella città di Venezia

Gonzaga e non. Questioni di famiglia

Si sa che per le feste si rimane di più  in famiglia scaldandosi le ossa e il cuore nel focolare domestico. Ma è sempre stato così? Famiglia nel Medioevo era spesso sinonimo di lotta per il potere. Così a Mantova dove non viveva solo la più nota famiglia GonzagaContinua a leggere “Gonzaga e non. Questioni di famiglia”

Profumo d’autunno a Mantova

L’Autunno è la stagione migliore per vivere Mantova perché la si può comprendere davvero, guardandole il cuore avvolto solo da uno strato di nebbia. L’abbraccio dei laghi le conferisce un aspetto quasi onirico di città galleggiante. Con l’arrivo della nebbia le torri e le architetture giocano a nascondersi mozzandosi la punta. Fa freddo ma quel giusto per cercare un’osteria e portarsi dentro lo stomaco un po’ di tradizione secolare. Ci sono alcune vie che odorano di stracotto e trascinano nasi, passi e cappotti. Tortelli di zucca e sorbir d’agnoli sono primi da tegame rustico o da scodella. Necessaria una fermata sui vini per annusare la vendemmia appena spremuta. Angoli, stradine, scorciatoie, budelli che mettono in comunicazione e che fanno sentire smarriti. Il più autunnale da vivere con la nebbia e di sera è vicolo Bonocalsi. Cercatelo! Tranquilli perché poi si finisce sempre in una piazza. Tante, diverse, piccole, grandi. A forza di perdersi ci si ritrova subito dopo. L’autunno è la stagione perfetta per vivere Mantova come un sogno.

Pacchetti ed esperienze realizzabili su misura. Per gruppi classici, piccoli gruppi e per la coppia. Per info: valorizzazione.mantova@gmail.com – 3382168653

Perché meraviglia a domicilio?

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Per avere due occhi in più. Per avere curiosità. Per avere più voglia di passare per un vicolo non solito. Per leggere quei nomi sulle targhe delle vie, scritti in piccolo, dove compare il “già via…”.  Per sentirsi turisti anche nella propria città. Continua a leggere “Perché meraviglia a domicilio?”