Baci e saluti da Mantova

Le cartoline fanno pensare alla vacanza, all’estate, mare o montagna. Per i turisti che invece verranno in città è d’obbligo inviare i classici “baci e saluti” con un’immagine di Mantova. Non darò consigli di gusto, la scelta è ovviamente libera. Riporto però alcune frasi di Memore Pescasio, il papà di Luigi Pescasio.

Sentite cosa scrive e prendete appunti, turisti e non. “Mantova è una città che aiuta a sognare: una città riposante, quasi che una trama di dolce malinconia si sia posata, leggera e profumata come un velo di sposa, sulla città stessa, rimanendo impigliata nelle sue torri, nei canneti del lago. E’ una malinconia che non è tristezza, ma quasi come un sorriso dietro ad una lacrima. […]Un alone di leggenda è nell’aria: par di arretrar negli anni, di camminare a ritroso nel tempo, e si sogna un poco: un sogno poetico e squisito che ti scende come una carezza nel cuore”.

Prendete una cartolina, scegliete un punto dove scrivere e fate sognare con le vostre parole chi non ha ancora visto Mantova. Baci e saluti.

Bibliografia: Memore Pescasio, Aria di Mantova, 1971

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Quando i Santi diventano veneziani

State programmando le vacanze in ritardo e non sapete a che santo votarvi? A Venezia non solo troverete quelli ufficiali ma pure quelli dalla connotazione locale. Il motivo è semplice: i nomi dei Santi hanno subito un processo di venezianizzazione. Si tratta di una contrazione di un solo nome oppure l’unione di due.

A Venezia tutto diventa unico, speciale, mai visto prima, mai sentito prima.

San Stae (Sant’Eustachio)

San Marcuola (Santi Ermagora e Fortunato)

San Trovaso (Santi Gervasio e Protasio)

San Zanipolo (Santi Giovanni e Paolo)

San Polo (San Paolo Apostolo)

Sant’Aponal (Sant’Apollinare)

Sant’Alvise (San Ludovico)

San Giovanni Battista Decollato (San Zan Degolà)

… il resto lo lascio alle vostre ricerche e peregrinazioni. Il mio preferito? San Zan Degolà, di cui si vede la Chiesa nell’immagine in evidenza. Quando ho letto il nome sul nizioleto quasi sparito mi ha colpito il cuore e sono sicuro che per sempre ci resterà dentro. Ferito felice dalla venezianità.

Bibliografia: Alberto Toso Fei, Misteri di Venezia. 

Un mantovano romano di nome Giulio

In preparazione alla grande mostra del 2019 su Giulio Romano ho intenzione di far uscire stravaganti e curiose pillole informative attorno alla sua figura e ai suoi capolavori.

Ogni cosa comincia dalla biografia. Tranquilli, nessuna zuppa lungamente condita con date, dati e fatti da tracciare con la matita blu. Si parte con la descrizione che ne fa Giorgio Vasari, il giornalista (di parte) del Rinascimento italiano.

“Fu Giulio di statura né grande né piccolo, più presto compresso che leggieri di carne, di pel nero, di bella faccia, con occhio nero et allegro, amorevolissimo, costumato in tutte le sue azioni, parco nel mangiare e vago di vestire e vivere onestamente. Fra i molti, anzi infiniti, discepoli di Raffaello da Urbino, de i quali la maggior parte riuscirono valenti, niuno ve n’ebbe che più lo imitasse nella maniera, invenzione, disegno e colorito di Giulio Romano, né chi fra loro fusse di lui più fondato, fiero, sicuro, capriccioso, vario, abondante et universale; per non dire al presente, che egli fu dolcissimo nella conversazione, ioviale, affabile, grazioso e tutto pieno d’ottimi costumi”.

Dopo che si è finito di leggere queste righe meglio ritornare sul ritratto eseguito da Tiziano nel 1536 appena terminato il Palazzo Te. Scrutatene il volto, lo sguardo, cercate le rughe. Parlano.