Vasari, l’umanista Paride e il Palazzo del Diavolo

La cultura figurativa tra il 1490 e il 1520 segna le basi stilistiche che Giulio Romano trova al momento del suo arrivo a Mantova. La ricercatezza dei temi, la simbologia, la sensibilità e un sapere colto si trovano proprio da quando Isabella d’Este è diventata marchesa. Due dei maggiori umanisti, Mario Equicola e Paride da Ceresara, studiano per lei l’iconografia che gli artisti dovranno eseguire. In fondo tutto deve coincidere col suo gusto e i messaggi virtuosi. Paride, discendente da una nobile famiglia, è di professione poeta ma si trova ad elaborare i temi mitologici, allegorici e celebrativi di Isabella. Studiò inoltre i testi classici, l’astrologia, la cabala e i talmud ebraici. Nel 1532 a Mantova ricoprì la carica di Podestà ed abitò presso il cosiddetto Palazzo del Diavolo. Ogni città ne ha uno. La leggenda è spesso la medesima e vede l’intervento diabolico per realizzare il palazzo nel giro di una sola notte. L’edificio sorgeva dove oggi si trova la Fondazione della Banca Agricola Mantovana in corso Vittorio Emanuele. Nel 1520 Paride incarica il pittore Pordenone di affrescare la sua dimora dopo un rifiuto del Romanino. Così doveva apparire a Vasari in visita a Mantova: “fra l’altre belle invenzioni che sono in quest’opera, è molto lodevole, a sommo sotto la cornice, un fregio di lettere antiche alte un braccio e mezzo; fra le quali è un numero di fanciulli che passano fra esse in varie attitudini, e tutti bellissimi”.

Bibliografia: Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi 1987

Immagine: cartolina di Corso Vittorio Emanuele

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Quando Giulio apriva la finestra e vedeva i fori imperiali

Giulio Romano era il continuatore di una nuova arte romana evoluta da Raffaello, Michelangelo e Bramante. Tuttavia non sarà banale ribadire che Giulio, a differenza degli altri, è nato a Roma abbeverandosi direttamente alla fonte classica. La sua casa natale, presso la via Macel de’ Corvi, si trovava all’interno del Rione Monti. La bellezza antica era talmente densa da avere dalla sua finestra di casa questo spettacolo: Foro di Augusto, di Cesare, di Nerva, di Traiano, le terme di Traiano e di Tito, la Domus Aurea e i mercati traianei. Dentro nei suoi occhi, da sempre, i modelli antichi che dialogavano con i nuovi edifici moderni. La via dove abitava Giulio Romano era adiacente alla piazza omonima costituita da piccole abitazioni popolari di origine medievale. Qui ha abitato per trentanni anche Michelangelo. La piazza fu demolita nel 1902. La casa di Giulio, dapprima di modeste condizioni, fu da lui stesso restaurata inserendo, come riporta Vasari, “un bel principio di finestre; il quale, per poca cosa che sia, è molto grazioso”. Al piano terra una profusione di mattoni a bugnato. Timpani e archi sempre a bugne. Purtroppo la casa non esiste più e l’aspetto è noto solo attraverso alcuni disegni. Elementi che trasferirà a Mantova e nella sua ultima casa nella contrada dell’Unicorno.

Bibliografia: Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi 1987

Immagine: Piazza Macel de’ Corvi 1752

Mentre Colombo scopriva l’America

12 ottobre 1492. Colombo raggiunge l’isola di San Salvador. E’ la prima terra americana su cui il navigatore mette piede. Cosa succedeva invece in Europa mentre Colombo era convinto di aver raggiunto le Indie?

A Mantova si svolge un matrimonio tra vip. Si sposano Taddea, la figlia di Andrea Mantegna, e Viano Viani, il figlio del più noto commerciante della città. Rimane ancora traccia oggi della loro Casa in piazza Marconi. Sui capitelli il monogrammi MV ovvero Messer Viani. A Ferrara si inaugurano i cantieri per l’addizione erculea ovvero il raddoppiamento della superficie della città ad opera di Ercole I d’Este. A Firenze, nel quartiere Careggi, muore Lorenzo il Magnifico a causa della gotta che lo ha tormentato per molto tempo. Se ne andava così l’artefice dell’equilibrio politico italiano durato quasi quarantanni aprendo invece uno scenario di nuove guerre. A Roma dal Conclave esce il nome del nuovo Papa. Alessandro VI ovvero Rodrigo Borgia.

Sempre a Roma, ma secondo studi più recenti, sarebbe nato Giulio Romano. Analizzando meglio Vasari, che lo conosceva molto bene, si legge nelle Vite che l’artista quando morì a Mantova nel 1546 aveva 54 anni. Quindi le lancette della sua nascita sarebbero da portare indietro al 1492 e non al 1499.

 

Immagine: Carta portolanica di Diego Homen (portolano era un manuale per la navigazione costiera e portuale). Fonte Wikipedia

 

Parmigianino, l’alchimia e la lettera di Giulio Romano.

Gli artisti, oltre alla loro attività, hanno altre mansioni e altri hobby che spesso li hanno distratti a tal punto da compromettere il loro lavoro principale. Vasari ce lo conferma anche per Parmigianino che nel 1531 riceve il prestigioso incarico di dipingere la volta della cupola della Steccata di Parma, la città dove è nato. Ma pare che in quel periodo l’artista fu alle prese soprattutto con strani esercizi di alchimia che lo distraevano dal cantiere: cominciò a dismettere l’opera, o almeno a fare tanto adagio, che si conosceva che v’andava di male gambe; e questo avveniva, perché avendo cominciato a studiare le cose dell’alchimia, aveva tralasciato del tutto le cose della pittura, pensando di dover tosto arricchire, congelando mercurio. I commissari dell’opera allora presero la decisione di sostituirlo con Giulio Romano, allora alle prese con il cantiere di Palazzo Te per il duca Federico II Gonzaga. Dapprima accettò l’incarico ma poi con diplomazia rifiutò l’affare e nel 1540 scrisse una lettera che diceva le prego mi diano consiglio in quelo ch’io me ne habia a fare de farlo ditto lavoro del quale mi son obligato a designare; essendo consueto fra noi pittori non entrare in li lavori d’altro se prima colui che lo ha principato non è accordato e satisfatto: il che non mi fu così detto. E poi continua dicendo che Parmigianino gli scriva una lettera et che dichiari esser contento ch’io faccia tale impresa. 

Il 4 aprile 1540 Parmigianino risponde a Giulio Romano. Quattro mesi dopo muore a 37 anni, come Raffaello.

Bibliografia: Rudolf e Margot Wittkower, Nati sotto Saturno, Einaudi 2016

Immagine: particolare della decorazione della Steccata di Parma

 

Giulio Romano era un team leader. Palazzo Te l’azienda della Meraviglia

1529 Palazzo Te, Mantova. Si sta lavorando a ritmo di vogatori per concludere la Camera dei Giganti prima dell’arrivo di Carlo V (non verrà conclusa). Le pareti sono nascoste da gabbie toraciche di impalcature e ogni collaboratore è un’ape laboriosa intenta a produrre il suo miele migliore. Così nel cantiere dal tipo di rumore si riconoscono tutti i professionisti impiegati da Giulio. Una sinfonia di strumenti che non conosce sosta.

Giulio Romano era uno straordinario artista che ha portato a Mantova un nuovo modo di organizzare i cantieri di lavoro. Il suo ruolo si eleva a quello di regista coordinando le attività di ogni singolo collaboratore. Viene così continuata la grande rivoluzione di Raffaello che porta l’artista ad essere un uomo di fatica e anche di concetto. Giulio Romano rimane un disegnatore abilissimo e “capriccioso”, come direbbe Vasari. Ma non rimaniamo stupiti se a Palazzo Te non c’è un singola goccia di pittura uscita dal pennello di Giulio. Lui era lo stratega, il capocantiere, il direttore dei lavori. Al suo seguito tutta una schiera di pittori divisi per specializzazione (figure, paesaggio e animali), scultori, stuccatori, scalpellini e una sequela di garzoni che si occupavano di vetrate, pavimenti, giardini, fontane e altri più piccoli servizi. Così gli affreschi che vediamo a Palazzo Te sono il frutto di una orchestra di tantissime e abilissime mani di provenienza diversa, di nomi diversi, di competenze diverse ma tutte rispondenti alla stile di Giulio Romano. Provate la prossima volta ad osservare bene le pareti e a scomporre il fitto mosaico di delle diverse mani dei pittori che sono stati coinvolti. Eccoli i nomi che non leggete in modo diretto sulle pareti: Gian Francesco Penni, Rinaldo Mantovano, Benedetto Pagni da Pescia, Luca da Faeza, Gerolamo da Pontremoli, Fermo Ghisoni da Caravaggio, Anselmo Guazzi, Agostino da Mozzanega, Andrea e Biagio de’ Conti, Giovan Battista Mantovano, Francesco Primaticcio. Una vera orchestra.

Bibliografia. Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi, 1987

Immagine. Dettaglio Camera dei Giganti Fonte Flickr Abbiateci64

Giulio Romano arriva a Mantova e diventa Mantovano

Roma, 1524. La missione di Baldassarre Castiglione è andata a buon fine, Giulio Romano si trasferirà a Mantova e presterà i suoi servigi a Federico II Gonzaga. Il conte e l’artista partono da Roma il 5 ottobre e arrivano a Mantova il 22. L’accoglienza dedicata a Giulio è quella che oggi si dedica alle pop star. Scrive il Vasari che il Marchese “gli mandò parecchie canne di veluto e raso, altri drappi, e panni per vestirsi”. Il kit di cortesia non finiva di certo qui: Federico gli dono uno dei suoi cavalli. Si chiamava Luggieri. Senza perder tempo i due raggiunsero a cavallo la zona chiamata il T. Riporta Vasari: “disse il Marchese che arebbe voluto, senza guastare la muraglia vecchia, accomodare un poco di luogo da potervi andare a ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso“. Nella testa di Federico prendeva forma l’honesto ocio.

Nel giro di due anni Giulio ottiene tutto. Il 1526 è il suo anno. Il 5 giugno ottiene la cittadinanza onoraria, il 13 giugno riceve in dono una casa per gli eredi, il 31 agosto gli viene conferito il titolo di Vicario di Corte ed è nominato Prefetto delle Fabbriche della città e dello Stato. Scusate se è poco. Giulio più che Romano diventa Mantovano.

Immagine. Sala dei Cavalli

Bibliografia. I giardini di Palazzo Te, Del Gallo Editore, 2018