Il palio più antico del mondo

Quello di Ferrara è il più longevo. Il primo si svolse nel 1259 per festeggiare il marchese Azzo VII vittorioso su Ezzelino da Romano. Il palio venne codificato solo vent’anni dopo. Negli Statuti si disponeva che si corresse il 23 aprile in onore di San Giorgio e il 15 agosto in onore dell’Assunta. Erano previste quattro corse: dei cavalli, delle asine, dei putti e delle putte. Il premio per il vincitore era un palio ovvero un panno di stoffa. Dalle cronache si conosce con esattezza la sua qualità e la sua lunghezza: panno d’oro riccio color cremisi di braccia 14. Mentre per il secondo e il terzo classificato una porchetta e un gallo. La corsa dei cavalli si svolgeva lunga la via Grande, ovvero l’attuale asse via Mayr-via Ripagrande, partendo dal Borgo della Pioppa e arrivando al Castello Tedaldo.

Le famiglie nobili e le altre Corti inviavano i loro cavalli e fantini migliori per tenere alto il loro nome. In fondo si trattava, oltre che di spettacolo, di una competizione dalle forti sfumature politiche in cui al posto di armi, contratti ed eserciti duellavano le scuderie. Nel 1475 parteciparono anche i Gonzaga con ben 19 cavalli e ottenendo il successo finale. Quei cavalli erano il risultato di un’attenta ricerca internazionale e di incroci studiati nelle scuderie poste sull’Isola del Tejeto. Il secondo posto fu assegnato al cavallo di Sigismondo d’Este. Un autentico smacco. Nel 1499 il primo posto parla femminile perché ottenuto da un cavallo di Isabella d’Este già marchesa di Mantova.

Dove trovare la più antica raffigurazione? Nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia. Ovviamente nella raffigurazione del mese di Aprile.

Immagine: Palazzo Schifanoia, Salone dei Mesi

Bibliografia: Ferrara una guida, incentro, 2018

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Palazzo Te e le recensioni a cinque stelle

Fare recensioni oggi è diventato uno sport nazionale. Ma anche nel passato si registrano molte firme autorevoli di vere e proprie anticipazioni di TripAdvisor. A Mantova troviamo il curioso caso del Palazzo Te.

Già utilizzato nel Medioevo, questa zona della città era conosciuta come Tejeto che probabilmente deriva da un tardo latino tilietum, ovvero località ricca di tigli. L’area viene salvaguardata negli Statuti Bonacolsiani. Ma è con i Gonzaga che questo luogo diventa un paradiso tra l’artificiale e il naturale. Un’isola dentro l’isola che rimarcava la voglia di divertimento oltre le mura della città.

Barbara di Brandeburgo scrive nel 1480: “Nui tenemo quello loco del The per nostro piacere”.

Isabella d’Este invece: “desyderando nui de havere de le lepore vive per metterle suso le porte de Mantua dove volemo pigliare qualche volta piacere”.

Federico II Gonzaga chiederà invece a Giulio Romano “un poco di luogo da potervi andare a ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso”.

E voi che l’avete già visto quale recensione potete dare? Se non l’avete ancora fatto dire che è arrivata proprio la giusta occasione con la grande mostra del 2019.

Bibliografia: I giardini di Palazzo Te, Del Gallo editori, 2018.