A Padula una frittata per Carlo V

Padula, 10 agosto 1535. L’imperatore Carlo V, di ritorno dalla vittoria di Tunisi dove ha sconfitto il corsaro Barbarossa, si ferma in una tappa intermedia. La strada per Roma era ancora lunga e il viaggio verrà completato in sei mesi. Così predispone una sorta di campagna promozionale recandosi nelle città per far visita ai nobili locali. A Padula fece visita alla Certosa, la più grande al mondo con i suoi 51.500 metri quadrati, ben 9 mila in più dei Musei Vaticani. Secondo la tradizione i monaci, tra il visibilio della popolazione in festa, gli preparò un’accoglienza iper proteica. Una frittata di mille uova. Da allora, tutti gli anni, per celebrare questo evento, si rievoca la preparazione della frittata con un congegno meccanico in grado di reggere e cuocere 50 kg di uova. Un’enorme padella in metallo con i fuochi nella parte sottostante. Il salto della frittata non è permesso.

Bibliografia: Pierluigi Ridolfi, Rinascimento a tavola, Donzelli editore, Roma 2015

Immagine: Certosa di Padula

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Tutti i papi di Giulio

Giulio Romano nasce e vive in una Roma che sta avviando un programma di recupero dei monumenti antichi e di consolidamento di quelli moderni. Il 1500 scocca con il Giubileo, potente opera di marketing religioso e finanziario. Nel 1506 Giulio II pone la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro, l’architetto è Bramante. Leone X creò il sistema di indulgenze per finanziarne la costruzione. I papi da pastori universali diventano principi, condottieri e politici che in modo machiavellico orchestrano strategie e sistemi clientelari per favorire i propri familiari. Ne è l’esempio Alessandro VI Borgia, il papa con cui nasce Giulio. E’ il periodo in cui il papa indossa anche l’armatura d’argento e combatte in prima linea con le truppe pontificie. E’ il caso di Giulio II detto il Terribile. Sono gli anni soprattutto dei meravigliosi cantieri: le stanze della Segnatura di Raffaello, la Cappella Sistina di Michelangelo e le Logge Vaticane. In totale furono sette i papi che Giulio Romano vide passarsi il testimone, sei in presa diretta e l’ultimo da Mantova. Innocenzo VIII, Alessandro VI, Pio III, Giulio II, Leone X, Adriano VI, Clemente VII, Paolo III. Michelangelo, data la vita più lunga, ha visto passare 13 papi. Raffaello solamente 6. Muore un anno prima di Leone X.

Bibliografia: Eamon Duffy, La grande storia dei papi, Mondadori 2017

Immagine: Papa Alessandro VI (Pinturicchio 1492-1495)

Il conclave più gustoso della storia

Bartolomeo Scappi è il cuoco che rappresenta il passaggio definitivo da una cucina medievale ad una rinascimentale. Papa Paolo III lo nominerà cuoco secreto ovvero a suo uso e servizio personale e così fecero anche Pio IV e Pio V. Nel 1549 muore Paolo III e i cardinali, come da tradizione, si devono riunire in conclave per eleggere il nuovo Papa. Ma l’assemblea procede a ritmo lento. Complotti, voti comprati, sussurri e missive segrete lavorano nell’ombra silenziosi. L’elezione dura da novembre 1549 a febbraio 1550. Per tre mesi i cardinali non possono lasciare il conclave e la Cappella Sistina, come di consueto, viene allestita per accoglierli, dai pranzi alla cena e fino al riposo. Avranno il privilegio di desinare con la cucina di Scappi. C’era una prassi rigorosa da rispettare. I piatti preparati dovevano essere trasportati in cesti rossi scarlatti con le insegne dei cardinali. I cesti venivano controllati e verificati affinché ai cardinali non giungessero messaggi. Soprattutto venivano proibiti la pasta o cibi la cui forma potesse contenere un bigliettino. Qualcuno affermò che, senza lo Scappi, il conclave sarebbe durate molto meno tempo. L’8 febbraio del 1550 viene eletto Giovanni del Monte conosciuto col nome di Giulio III. Le potenti figure di Michelangelo hanno guardato tutto, sanno segreti che non rileveranno mai.

Bibliografia: Hans-Peter von Peschke, Werner Feldmann, La cucina del Rinascimento, Guido Tommasi Editore, Milano 2002

Immagine: Cappella Sistina, Michelangelo

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Mappa dell’elezione di Papa Alessandro VII (1665-1667)

Quando Giulio apriva la finestra e vedeva i fori imperiali

Giulio Romano era il continuatore di una nuova arte romana evoluta da Raffaello, Michelangelo e Bramante. Tuttavia non sarà banale ribadire che Giulio, a differenza degli altri, è nato a Roma abbeverandosi direttamente alla fonte classica. La sua casa natale, presso la via Macel de’ Corvi, si trovava all’interno del Rione Monti. La bellezza antica era talmente densa da avere dalla sua finestra di casa questo spettacolo: Foro di Augusto, di Cesare, di Nerva, di Traiano, le terme di Traiano e di Tito, la Domus Aurea e i mercati traianei. Dentro nei suoi occhi, da sempre, i modelli antichi che dialogavano con i nuovi edifici moderni. La via dove abitava Giulio Romano era adiacente alla piazza omonima costituita da piccole abitazioni popolari di origine medievale. Qui ha abitato per trentanni anche Michelangelo. La piazza fu demolita nel 1902. La casa di Giulio, dapprima di modeste condizioni, fu da lui stesso restaurata inserendo, come riporta Vasari, “un bel principio di finestre; il quale, per poca cosa che sia, è molto grazioso”. Al piano terra una profusione di mattoni a bugnato. Timpani e archi sempre a bugne. Purtroppo la casa non esiste più e l’aspetto è noto solo attraverso alcuni disegni. Elementi che trasferirà a Mantova e nella sua ultima casa nella contrada dell’Unicorno.

Bibliografia: Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi 1987

Immagine: Piazza Macel de’ Corvi 1752

Michelangelo contro Giulio. Una gara di metri quadrati

Chi ha realizzato l’affresco più esteso come numero di metri quadrati? La competizione riguarda la Camera dei Giganti e il Giudizio Universale. Giulio Romano contro Michelagelo Buonarroti. Prima di vedere la soluzione provate a rispondere senza cercare di essere di parte. Gli affreschi della camera di Palazzo Te iniziano il primo marzo del 1532 e terminano nel 1535. Un anno dopo Michelangelo dietro l’altare della Cappella Sistina avvia il cantiere del Giudizio. Sarà finito nel 1541.

Il Giudizio, su una sola parete, si estende per 167 metri quadrati (per esattezza 167,14) mentre la Caduta dei Giganti per ben 400 metri. Giulio batte Michelangelo di 233 metri.

Il gioco termina con ironia e un freddo numero. Ma entrambi hanno in comune i muscoli esagerati, la pittura anatomica, i tendini tesi come archi e il dramma nei volti. Senza date alla mano sarebbe difficile dire chi ha ispirato chi.

Immagine: Particolare del Giudizio Universale (fonte wikipedia)

Mentre Colombo scopriva l’America

12 ottobre 1492. Colombo raggiunge l’isola di San Salvador. E’ la prima terra americana su cui il navigatore mette piede. Cosa succedeva invece in Europa mentre Colombo era convinto di aver raggiunto le Indie?

A Mantova si svolge un matrimonio tra vip. Si sposano Taddea, la figlia di Andrea Mantegna, e Viano Viani, il figlio del più noto commerciante della città. Rimane ancora traccia oggi della loro Casa in piazza Marconi. Sui capitelli il monogrammi MV ovvero Messer Viani. A Ferrara si inaugurano i cantieri per l’addizione erculea ovvero il raddoppiamento della superficie della città ad opera di Ercole I d’Este. A Firenze, nel quartiere Careggi, muore Lorenzo il Magnifico a causa della gotta che lo ha tormentato per molto tempo. Se ne andava così l’artefice dell’equilibrio politico italiano durato quasi quarantanni aprendo invece uno scenario di nuove guerre. A Roma dal Conclave esce il nome del nuovo Papa. Alessandro VI ovvero Rodrigo Borgia.

Sempre a Roma, ma secondo studi più recenti, sarebbe nato Giulio Romano. Analizzando meglio Vasari, che lo conosceva molto bene, si legge nelle Vite che l’artista quando morì a Mantova nel 1546 aveva 54 anni. Quindi le lancette della sua nascita sarebbero da portare indietro al 1492 e non al 1499.

 

Immagine: Carta portolanica di Diego Homen (portolano era un manuale per la navigazione costiera e portuale). Fonte Wikipedia

 

Il contratto di Andrea Mantegna. Libero professionista e pittore di corte

Mantova, 1459. Andrea Mantegna arriva in città, accolto dai Gonzaga come una divinità in grado di trasformare in concreta bellezza i loro sogni di ambizione. Il contratto che gli viene offerto non ha eguali da nessun altra parte, famiglia e città. Pittore di corte, stipendio mensile, alloggio gratuito e generosa provvigione di legna e grano. E poi doni in denaro, oggetti preziosi, residenze estive di campagna. Aveva anche la libertà di poter accettare incarichi altrove. Si tratteggia la fisionomia del libero professionista di oggi che fiuta gli affari, ascolta le offerte e rilancia. Mantegna però si lamenta che che il denaro non arriva con la dovuta regolarità. Il marchese Ludovico II paga a caro prezzo l’ingaggio del miglior pittore in circolazione, costretto più volte a mettere mano ai suoi conti personali e a istruire i suoi tesorieri. Sua moglie Barbara di Brandeburgo, crediamo a malincuore, dovette impegnare alcuni gioielli per pagare i debiti più urgenti. Possiamo dirlo, Andrea non aveva un carattere facile. Nella sua residenza a Goito, probabilmente quella famosa Corte Buonmercato, si registrano screzi passeggeri e liti giudiziarie con i vicini. Con un giardiniere e con un sarto, con intarsiatori rei di avergli rubato delle stoviglie. E addirittura c’era una questione aperta relativa al furto di ben 500 mele cotogne. Pare che Andrea fosse già coinvolto in cinque processi. Pittore e imprenditore perché qualche provento gli veniva da rendite, terreni e case. Le sue spese più massicce erano per le figlie, entrambe fatte sposare in modo più che decoroso, e una collezione di antichità. L’ultima casa, dopo la decina che cambiò in città, l’acquista nel 1506 a ridosso della Chiesa di Sant’Andrea all’età di 75 anni.

Mantova, 13 settembre 1506. Durer, desideroso di conoscere Andrea, stava per arrivare nella città dei Gonzaga e passare qualche giorno con quell’uomo venuto direttamente dalla Roma classica. Appena gli  arrivò la notizia disse che quel giorno sarebbe stato il più triste della sua vita.

 

Bibliografia. Kate Simone, I Gonzaga. Storia e segreti, edizione 2006 

Immagine. Trionfi di Cesare, Hampton Court – 1485-1505

Giulio Romano e i primi geroglifici portati a Mantova

L’arte egizia arriva a Mantova grazie alla curiosità ottocentesca di Giuseppe Acerbi che nel 1828, in quanto console austriaco in Egitto, partecipa alla famosa spedizione di Champollion. Archeologo, esploratore, naturalista, scrittore e musicista. Una condensa di talenti in puro stile dell’epoca. Di fronte ai reperti prova una tale commovente meraviglia che ancora oggi si può leggere nei taccuini di viaggio conservati al Palazzo Te. Nel 1840 i suoi ritrovamenti decide di donarli alla città. Ma l’Acerbi non fu il primo a portare in città l’arte egizia. Era già successo esattamente tre secoli prima con Giulio Romano nel cantiere di Palazzo Te. I cassettoni della Loggia delle Muse sono dipinti ad affresco con motivi di ispirazione egizia. Probabilmente le scritte in geroglifico sono state riportate sull’intonaco tramite incisioni a cartone. Si tratta di veri geroglifici e non di imitazione fantastica. Armati di pazienza e di un buon testo provate a tradurli, il gioco vale la curiosità! Giulio Romano li ha visto però a Roma e li ha copiati dal vero sul suo taccuino osservando una coppia di sfingi che riportavano queste iscrizioni. Le sfingi oggi sono conservate al Louvre. All’interno delle quattro cornici “egizie” ci sono diverse e allusive raffigurazioni: una civetta su un oboe, una corona di alloro, uno scudo delle amazzoni decorata con testa di Medusa e una lira. Profanissimo Giulio.

Bibliografia. Fonte Lombardia Beni Culturali, Scheda Palazzo Te

Immagine. Loggia delle Muse. Fonte Lombardia Beni Culturali, Scheda Palazzo Te

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Louvre. Questa è la Sfinge A23. Quelle viste da Giulio Romano sono le A26 e A27. 

Tra Erasmo e Montaigne. La prima guida per viaggiatori d’Europa.

1547, Carlo V alle prese con la battaglia di Muhlberg. Un anno dopo Tiziano lo immortala in questa tela. Mentre la guerra si consuma c’è chi viaggia. “Se parliamo d’alberghi, i migliori sono quelli francesi senza ombra di dubbio: accoglienza familiare, atmosfera casalinga, belle ragazze dappertutto”. Questo era il parere di Erasmo da Rotterdam, umanista e famelico viaggiatore europeo. Si ricorda in particolare di un piccolo albergo a Lione. Registra inoltre gli ottimi pasti e la biancheria pulita”. E’ rimasto colpito dalla presenza di belle ragazze. “Quando i viaggiatori se ne vanno, le belle figliole li baciano e li salutano con tenerezza”. Opposti sono i pareri sulle locande tedesche. “Quando arrivate nessuno vi saluta. Dopo aver sistemato il vostro cavallo, entrate nella stanza della stufa, stivali, bagaglio, fango e tutto”. Lamenta gli spazi comuni: “qui uno si pettina, un altro vomita aglio e c’è una gran confusione di linguaggi come alla torre di Babele. Come fare quindi a scegliere un albergo in un momento storico in cui si viaggiava tanto soprattutto a cavallo? Nel 1552 Charles Estienne pubblica la Guida delle strade di Francia, una sorta di antenato della Guida Michelin. Sono segnate le strade, i ponti, i posti dei briganti da evitare, le locande e il tipo di servizio che si può trovare. Trovano spazio anche le curiosità artistiche e storiche, i santuari, le opere moderne e le antichità da visitare. Il primo turista per eccellenza è Michel de Mointagne che girerà l’Europa anche per curarsi dal “mal di pietra”. Probabilmente era accompagnato da un segretario che doveva organizzare il viaggio: bagagli, alloggi e cavalli.

Così è stato il viaggio di Baldassarre Castiglione e Giulio Romano partita il 5 ottobre 1524 a Roma e giunti a Mantova il 22 ottobre. 17 giorni a cavallo o in carrozza passando per Loreto. Peccato non avere il diario di quel viaggio per realizzare una mappatura delle loro soste. Cosa hanno mangiato, dove hanno alloggiato e di cosa hanno discusso. Quali progetti stavano già nascendo per Mantova.

Bibliografia. Carlo Quinto, I grandi della storia, Mondadori, 1970.

Immagine. Ritratto di Carlo V a cavallo, 1548, Prado. 

Ancora si cercano i nani di Mantova. Non smettiamo mai di farlo!

Esistono i nani di Mantova? Andrea Mantegna nella Camera degli Sposi ci mostra certamente un personaggio di Corte dalle forme inequivocabili. La nana Lucia si occupava della crescita delle fanciulle di Barbara e Ludovico. Il famoso Appartamento dei Nani è stato raccontato a molti visitatori del passato della sua fantomatica funzione. Così la guida del 1929 lo descrive: questo groviglio di stanzette e cunicoli che formano una delle curiosità più care al visitatore di questa immensa reggia […] fu creato dal capriccio del duca Guglielmo. Vuole la tradizione, e lo ripetono le vecchie guide, che questa fosse l’abitazione dei nani di Corte. […] Propendiamo a ritenere che questo fosse un luogo di sosta donde più presto potessero salire, per la scaletta interna, nelle stanze ducali quando venivano chiamati ad allietare coi loro motti e frizzi l’annoiato padrone.

La favola di Rodari aiuta nell’esercizio di fantasia e capovolge la statica e fredda immagine di una Corte alle prese con la politica. In fondo sono ancora molti i visitatori che si aspettano di vedere l’Appartamento dei Nani o si ricordano di averlo visto qualche decade fa. Per la cronaca si tratta della riproduzione in dimensioni ridotte della Scala Santa del Laterano fatta realizzare dal duca Ferdinando Gonzaga in occasione della Pasqua del 1615. Una intercessione religiosa in formato lillipuzziano.

La curiosità sottende quasi sempre un abbraccio infinito fra la nota reale storica e l’aneddoto semi falso nato dentro la storia. Ci vogliono entrambi.

Bibliografia. Nino Giannantoni, Guida del Palazzo Ducale di Mantova, 1929

i nani di mantova