Il pittore della culla dove dormì Federico II Gonzaga

Ercole de’ Roberti fa parte dei protagonisti della cosiddetta Scuola Ferrarese. Roberto Longhi coniò la felice espressione Officina ferrarese che comprendeva anche Francesco del Cossa e Cosmè Tura. Rappresentavano l’artista di Corte alle prese con i lavori più trasversali come la decorazione di bandiere, stemmi per il Castello, un elmo da dare al vincitore di una giostra. Per Isabella d’Este Ercole eseguì alcune opere che segnarono le tappe della sua vita: la culla dipinta utilizzata solo per l’erede maschio Federico, il carro trionfale sul quale sfilò prima di lasciare Ferrara direzione Mantova e i tredici forzieri che contenevano il corredo. Per decorarli Ercole acquistò personalmente a Venezia pietre dure e undicimila foglie d’oro.

Attorno al 1567-68 è coinvolto, insieme a Francesco del Cossa, nella decorazione del Salone dei Mesi del Palazzo Schifanoia. Giovanissimo – probabilmente aveva circa 17 anni – a lui è riferito il mese di Settembre.

Bibliografia: Daniela Pizzagalli, La signora del Rinascimento, BUR 2001

Immagine: Salone dei Mesi, settembre

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Borso d’Este non concede l’aumento

Ferrara 1468. Iniziano i lavori nel Palazzo Schifanoia per volontà di Borso d’Este. Il grande spazio di 24 metri, largo 11 e alto più di 7 metri sta per diventare il Salone dei Mesi. In soli due anni, il ciclo di affreschi viene completato da quella che Roberto Longhi chiamò Officina Ferrarese. Tra questi figura l’artista Francesco del Cossa. Mentre non figura Cosmè Tura. Il primo documento in cui viene citato è datato 11 settembre 1456. Ancora sotto la tutela del padre è alle prese con alcune figure dipinte a grisaille per il Duomo di Ferrara. Purtroppo andate perdute con il rifacimento dell’abside. Per gli affreschi del Palazzo Schifanoia i pagamenti di Borso non erano adeguati alla magnificenza dell’opera che si stava per completare. Nulla è servita la lettera del pittore che indirizzò al duca per chiedere un aumento. Scrisse infatti che il compenso ricevuto era consono al “più tristo garzone di bottega”. La lettera comunque non sortì nessun effetto e il Cossa a 34 anni decide così di far ripartire la sua carriera a Bologna e di portare i propri servigi a Giovanni II Bentivoglio. Dopo molte commissioni nel 1478 se lo prese lo peste.

Immagine: Trionfo di Minerva, Salone dei Mesi

Bibliografia: Riccardo Rimondi, Estensi, Edizioni Ferrara Souvenir, 2016