Un doppio di tennis tra i protagonisti del Rinascimento

Il Rinascimento è il secolo della pallacorda. Anche se nato prima, già a partire dal Duecento, è nel Cinquecento che trova la sua consacrazione grazie a giocatori di primo livello ovvero i principi. Avrebbero potuto giocare un doppio o un piccolo campionato i principali protagonisti della scena europea negli anni di Giulio Romano. Il re di Francia Francesco I, il re d’Inghilterra Enrico VIII, l’imperatore Carlo V e il duca di Mantova Federico II Gonzaga. Erano tutti giocatori appassionati e praticanti con regolare campo nei loro rispettivi palazzi. A dire il vero due di questi personaggi si sono affrontati: Carlo e Federico nell’edificio dedicato a Palazzo Te in occasione della visita dell’imperatore nel 1530. Tutti e quattro erano cavalieri e condottieri abili, atletici e prestanti. Solo gli anni, la dieta famelica e alcune cadute hanno modificato il corpo di Francesco I e soprattutto di Enrico VIII. Sarebbe stato un doppio davvero sorprendente con queste coppie: Carlo-Federico contro Enrico e Francesco. Attorno al campo le tribune dove avrebbero trovato posto ambasciatori, bisbigli, accordi politici, suggerimenti e scommesse. Anche a livello politico sono gli schieramenti che accompagneranno le cosiddette guerre d’Italia almeno fino agli anni 50. Nel 1540 morirà Federico, nel 1547 invece Enrico e Francesco.

Piccoli dati tecnici. Sorprende come nel 1571 i giocatori di pallacorda si organizzino in una vera e propria corporazione diventando così professionisti. Nella sola Parigi nel 1292 c’erano 13 produttori di palle e tre secoli dopo i campi erano in totale 250. Forse Francesco I, per tradizione e storia, partiva in vantaggio? Il gioco in Francia era conosciuto con il nome di jeu de paume ovvero gioco di palmo perché inizialmente i giocatori non utilizzavano le racchette . Queste, insieme alla rete, furono introdotte proprio nel Cinquecento.

Immagine: Gioco della pallacorda, Germania, XVII secolo. 

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I fratelli Estensi. Tre matrimoni in tre città

I matrimoni erano atti ufficiali che congiungevano sangue, famiglie, parentele e strategie. La politica dei confetti è materia sottile che viene orchestrata per muovere le pedine più e meno ghiotte sulla scacchiera dell’Europa. In un anno si compie un intreccio triplo tra Mantova, Ferrara e Milano. Nel 1490 Francesco II Gonzaga sposa Isabella d’Este e nel 1491 avvengono altri due matrimoni: Alfonso d’Este con Anna Maria Sforza e Beatrice d’Este con Ludovico il Moro. Tre estensi in tre città per far capire che molto potere passava per e attraverso Ferrara. E pensare che la corte di Mantova aveva bruciato sul tempo Milano in occasione dell’accordo di matrimonio con la giovane Isabella. Ancora bambina non sapeva che era stata contesa tra Milano e Mantova. Poteva finire da Ludovico il Moro e scrivere una storia diversa. Anna Maria Sforza, la prima moglie di Alfonso, morirà di parto nel 1497. Una rapida parentesi che avvicina Alfonso a Lucrezia Borgia. I due si sposeranno nel 1501, per lei il suo terzo matrimonio. E’ il gioco delle parti, i sentimenti spesso finivano in tasca o tra le pieghe di larghe vesti ricamate d’oro a broccato.

Bibliografia: Valentino Brosio, La rosa e la spada, Fogola Editore in Torino, 1980

Immagine: Veduta della città di Ferrara nel 1600

Dentro la storia delle piccole storie

La frase fatta la dico subito così siamo a posto. Non è il solito corso di storia dell’arte. E non lo è davvero perché per sei lezioni vi porterò dentro la storia delle piccole storie. Tre lezioni teoriche, una valanga di immagini, tre uscite, una degustazione. Che altro?! Continua a leggere “Dentro la storia delle piccole storie”

Le scuderie dei Gonzaga. I cavalli di raza nostra de casa

Attraversare la Sala dei Cavalli a Palazzo Te è come camminare in una scuderia. Quelli che vediamo non sono cavalli immaginari. Sono proprio i cavalli di casa Gonzaga. Più da vicino, tra gli zoccoli, si leggono alcuni dei loro nomi. Da favola, da Giostra.  Continua a leggere “Le scuderie dei Gonzaga. I cavalli di raza nostra de casa”