Piazze in festa, giochi e passatempi. Bambini felici o quasi

Firenze 1560. La congiura questa volta è ideata dalla famiglia Pucci per uccidere Cosimo I de’ Medici. La prima volta avvenne nel 1559 ad opera di Pandolfo, figlio del cardinale Roberto Pucci. Si conclude con il taglio della testa dei cospiratori. La seconda volta fu nel 15 anni dopo e coinvolse Orazio figlio di Pandolfo, un Frescobaldi, un Ridolfi, un Capponi, un Machiavelli ed altri pochi nobili fiorentini.

Anversa 1560. Mentre si congiura i bambini si ritrovano in piazza e giocano all’aria aperta. Si divertono pensate voi, ovvio. Ma non è così scontato. Peter Bruegel dipinge circa 80 giochi diversi su una tavola di 118 x 161 centimetri. Sono più di un centinaio i bambini che mettono in scena questo teatro dell’infanzia, spensierata e creativa. Anche se i sorrisi che si possono contare sono pochissimi: i volti dei bambini, in cima a corpi infagottati e solidissimi, sembrano maschere di cera, dallo sguardo fisso, come quello dei biscotti di marzapane.

L’elenco dei giochi è davvero lunghissimo. Ci sono azioni, oggetti, personaggi intenti. Comiciamo. Due giocatrici di aliossi o astragali sui quali venivano incisi dei numeri e usati per predire il futuro, una bambola di pezza che sta per essere cucita, una culla a dondolo, gabbie per uccelli, soffiatore di bolle di sapone utilizzando una cannuccia, chi fabbrica cappelli con gli stecchi, sonagli agitati, maschere, altalena, capriole ed esercizi ginnici a gruppi, finti cavalieri, giochi in acqua servendosi di un canotto formato da una vescica di maiale gonfiata (si usavano anche zucche svuotate), arrampicarsi sugli alberi, girandole, bocce, trottole, bastone e cerchi, lunghi nastri da agitare in aria, moscacieca, cavalluccio di legno col manico, tamburelli, zufoli, dondolarsi su grandi botti, pentolacce da colpire, lancio del cappello, cattura degli insetti, il gioco dei trampoli, birilli, il lombardo “ciancol”, palline di terracotta, giocare al finto matrimonio, scarica barile, far finta di avere una attività commerciale (si spiega l’uso della bilancia), lancio delle monete vicino al muro, morra, arrampicarsi su pertiche o altre costruzioni.

Tanto è complesso l’universo di gesti, oggetti e suoni quanto è semplice la tipologia di giochi fabbricati per divertirsi. I bambini sembrano piuttosto attingere dal contesto naturale e utilizzare molto il corpo in dinamiche di gruppo. Gli unici giochi costruiti sono le trottole, il cavalluccio, strumenti musicali, bambole o maschere. Si vede addirittura un bambino che sta gonfiando una vescica di maiale per utilizzarla come salvagente o come pallone. Questo porta alla riflessione che i giochi venivano prodotti dagli artigiani del villaggio o prodotti in casa o qualche volta dagli stessi bambini. Poche sono le bambine presenti, circa venti.

 

Bibliografia: Chiara Frugoni, Vivere nel Medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini, il Mulino 2017

Immagine: Giochi di Bambini, 1560, Kunsthistorisches Museum Vienna

 

Matrimoni in tempo di crisi. Quando lo zucchero costava più del marmo antico

Dopo la crisi ufficialmente aperta dal sacco ad opera dei lanzichenecchi chi poteva avere voglia di festeggiare? E invece i matrimoni avevano comunque bisogno di una certa solennità e di una liturgia politica da rispettare. Nel 1649 muore un Carlo – primo d’Inghilterra a cui era andata gran parte del bottino mantovano – e se ne sposa un altro – secondo Gonzaga Nevers. La sposa è Isabella Clara d’Asburgo nipote dell’imperatore Ferdinando II. Il 10 novembre il matrimonio si svolge nel suo momento pubblico con un solenne banchetto all’interno della Sala delle Virtù, nell’appartamento di Castello. Per giorni e giorni le vie e le piazze della città si trasformarono in teatri ludici pronti ad accogliere giostre, teatri e tornei. Nicolò Sebregondi si era occupato di progettare gli apparati effimeri. La piazza San Pietro – oggi Sordello – era stata preparata come un enorme giardino fiorito e al centro un palco con una chiara e simbolica aquila imperiale collocata sopra. Sfilarono poi cinque carri allegorici accompagnati da canti, balli e fuochi d’artificio. La lunga lista dei cibi è talmente precisa da riportare quantità e prezzi di ogni portata. Le migliori carni rosse, polli e capponi, il pesce del Lago di Garda, le spezie più pregiate e uva passa, pasta di marzapane e lo zucchero lavorato modellato costruito. Il mastro del banchetto fu Jacopo Emilio Sacchetti.

Il costo di queste strutture effimere era una follia. Alla metà del Cinquecento una scultura in zucchero del peso di un 1 chilogrammo e mezzo corrispondeva al prezzo di una scultura antica in marmo. De gustibus.

 

Bibliografia: Vincoli d’amore. Spose in casa Gonzaga, a cura di Paola Venturelli 2013

Immagine: Carri trionfali progettati per un banchetto dato a Roma da un ambasciatore britannico il 14 gennaio 1687

Quando Giulio apriva la finestra e vedeva i fori imperiali

Giulio Romano era il continuatore di una nuova arte romana evoluta da Raffaello, Michelangelo e Bramante. Tuttavia non sarà banale ribadire che Giulio, a differenza degli altri, è nato a Roma abbeverandosi direttamente alla fonte classica. La sua casa natale, presso la via Macel de’ Corvi, si trovava all’interno del Rione Monti. La bellezza antica era talmente densa da avere dalla sua finestra di casa questo spettacolo: Foro di Augusto, di Cesare, di Nerva, di Traiano, le terme di Traiano e di Tito, la Domus Aurea e i mercati traianei. Dentro nei suoi occhi, da sempre, i modelli antichi che dialogavano con i nuovi edifici moderni. La via dove abitava Giulio Romano era adiacente alla piazza omonima costituita da piccole abitazioni popolari di origine medievale. Qui ha abitato per trentanni anche Michelangelo. La piazza fu demolita nel 1902. La casa di Giulio, dapprima di modeste condizioni, fu da lui stesso restaurata inserendo, come riporta Vasari, “un bel principio di finestre; il quale, per poca cosa che sia, è molto grazioso”. Al piano terra una profusione di mattoni a bugnato. Timpani e archi sempre a bugne. Purtroppo la casa non esiste più e l’aspetto è noto solo attraverso alcuni disegni. Elementi che trasferirà a Mantova e nella sua ultima casa nella contrada dell’Unicorno.

Bibliografia: Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi 1987

Immagine: Piazza Macel de’ Corvi 1752

Profumo d’autunno a Mantova

L’Autunno è la stagione migliore per vivere Mantova perché la si può comprendere davvero, guardandole il cuore avvolto solo da uno strato di nebbia. L’abbraccio dei laghi le conferisce un aspetto quasi onirico di città galleggiante. Con l’arrivo della nebbia le torri e le architetture giocano a nascondersi mozzandosi la punta. Fa freddo ma quel giusto per cercare un’osteria e portarsi dentro lo stomaco un po’ di tradizione secolare. Ci sono alcune vie che odorano di stracotto e trascinano nasi, passi e cappotti. Tortelli di zucca e sorbir d’agnoli sono primi da tegame rustico o da scodella. Necessaria una fermata sui vini per annusare la vendemmia appena spremuta. Angoli, stradine, scorciatoie, budelli che mettono in comunicazione e che fanno sentire smarriti. Il più autunnale da vivere con la nebbia e di sera è vicolo Bonocalsi. Cercatelo! Tranquilli perché poi si finisce sempre in una piazza. Tante, diverse, piccole, grandi. A forza di perdersi ci si ritrova subito dopo. L’autunno è la stagione perfetta per vivere Mantova come un sogno.

Pacchetti ed esperienze realizzabili su misura. Per gruppi classici, piccoli gruppi e per la coppia. Per info: valorizzazione.mantova@gmail.com – 3382168653

Piazza Sordello. Big Bang of Mantua

Fino all’anno mille il vero cuore di Mantova, piazza Sordello oggi è la piazza più grande dove passi, direzioni e traiettorie prima o poi vanno a finire. Ma prima della famiglia Gonzaga era il nucleo della vita cittadina. Fuori le mura campagna. Dentro il potere.  Continua a leggere “Piazza Sordello. Big Bang of Mantua”