Il portale della Dogana Vecchia. Gli omini di Giulio come nei Viaggi di Gulliver

Via Pomponazzo, civico 27. Potete trovare un portale che si riferisce all’opera pubblica di Giulio Romano. Si tratta di una storia di spostamenti, aggiunte e integrazioni. Nel 1538 Federico II decide di avviare il rinnovamento del Palazzo già occupato dal Consiglio degli Anziani in piazza Broletto. A quel tempo Piazza dei Birri. L’intervento prevedeva il cambio di destinazione a Dogana ed era affidato naturalmente a Giulio Romano, superiore delle vie urbane. Nel 1780 la Dogana venne trasferita da Paolo Pozzo nell’ex convento del Carmine nell’attuale via Pomponazzo. La Dogana Vecchia diventa Nuova. Rimane solo il portale. Un arco a tutto sesto dalle forme tozze, estensione delle colonne ioniche secondo i dettami vitruviani e piedistalli sproporzionati, trabeazione priva del fregio. Sono esplicite le invenzioni giuliesche: due piccoli facchini incastrati a forza nei pennacchi dell’arco che trasportano le merci seguendo la curvatura dell’arco. Dai Giganti di Palazzo Te ai personaggi microscopici: è come finire in un viaggio di Gulliver. Satira, allegoria, fantasia come nell’opera di Jonathan Swift ma solo duecento anni prima (la prima edizione viene pubblicata nel 1726). Un’opera di Giulio Romano da vedere esternamente che esce dai percorsi turistici standard.

Bibliografia: Giulio Romano, Electa 1989

Immagine: Portale della Dogana Nuova

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Le città di notte nel Rinascimento

Girare di notte nel Medioevo e nel Rinascimento non era certo una passeggiata. Pensate all’atmosfera che avevate intorno: pochissime persone in giro, il rumore di qualche maiale o pantegana che rovistava tra i resti del mercato del giorno, quasi una totale oscurità tranne che per qualche fioca luce che proviene dai lumini nei crocicchi delle vie. Lì dove poteva trovarsi l’immagine di una Madonna o di un Santo, in genere in prossimità di una porta della città. Qualche fiore e una preghiera per dare conforto ai vivi o ai cari passati nell’altra vita. A Venezia queste immagini sacre si chiamavano cesendeli. Il governo della Serenissima nel 1450 ordinò che chi voleva camminare per la città dopo le ore tre doveva essere provvista di lume.

Così nasce per i nobili l’usanza di farsi accompagnare dai cosiddetti codeghe ovvero i portatori di lume. In realtà erano una sorta di facchini che si appostavano di sera presso le Procuratie di San Marco dove attendevano coloro che volevano farsi accompagnare a casa. Le cronache ci dicono che che l’invenzione del codega è dovuta ad un certo Pietro q. Osvaldo dal Capo.

Possibile che anche Mantova avesse dei codega? Non lo sappiamo ma senza dubbio in città c’erano i birri a controllare la situazione soprattutto di notte e regolare l’ordine pubblico. Si trovavano sotto l’edifici del Palazzo del Podestà, l’antica sede già della Curia Criminale. Birri ovvero dal termine arabo “birron” che significa giustizia. Infatti piazza Broletto era nota anche Piazza dei Birri. Ma questo è un altro capitolo che merita una storia a parte.

Bibliografia: G. Nissati, Aneddoti storici veneziani, 1897

Immagine: G. Zompini, Le arti che vanno per via nella città di Venezia