Nera Mantova. Criminali, cimiteri e brutta compagnia

Quando si parla di Morte arrivano di conseguenza pessimismo, rituali scaccia guai, amuleti e perché no una manciata di sale grosso (perché quello piccolo si butta dietro le spalle se cade sulla tavola). All’interno della rassegna Alla fine dei conti ho creato una serie di itinerari guidati che ci portano sulle tracce della Morte in città. Vi siete mai chiesti come e sono morti e dove sono sepolti i Gonzaga e perché non hanno un’unica tomba di famiglia? Queste storie, mute come una tomba, le faremo parlare attraverso il linguaggio della pietra. La Mantova del Medioevo e del Rinascimento ha visto condanne, processi, esecuzioni che avvenivano nelle piazze che attraversiamo tutti i giorni. Proprio lì sono state bruciate streghe e assassini. I criminali venivano torturati con una serie di strumenti sulla pubblica piazza come spettacolo collettivo per finire poi in una torre dove di norma erano collocate alcune prigioni che fungevano da fermo temporaneo. La città, soprattutto nel Settecento, era una prigione diffusa. Il Castello, le torri e poi il famigerato Carcere della Mainolda che riporta alla tragica fine dei Martiri di Belfiore. Vi siete mai chiesti come un detenuto passava la sua ultima notte in carcere e chi si prendeva cura di lui? Il boia sarà l’ultima persona che sentirà vicino. Figura professionale che arriverà ad esempio a Norimberga ad essere il cittadino più ricco della città e in cui non erano ammessi sbagli. Il corpo decapitato proseguiva una nuova vita, quella scientifica. Dapprima illegalmente poi per concessione di alcuni Ordini religiosi veniva recuperato dai cimiteri per essere studiato. Solo dall’Ottocento, dopo la rivoluzione sociale portata dai francesi, i cimiteri hanno traslocato fuori dalle mura. Fino al settecento ogni chiesa aveva il suo camposanto. La Vita e la Morte vivevano gli stessi spazi. Mantova ha ospitato con i Gonzaga un’importante collezione di reliquie di Santi custodite in preziosi manufatti artistici. La Basilica di Santa Barbara ne era il contenitore privato. Oggi una parte della collezione si conserva nel Museo Diocesano. L’arte ha il potere di rendere preziosa anche la morte.

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Profumo d’autunno a Mantova

L’Autunno è la stagione migliore per vivere Mantova perché la si può comprendere davvero, guardandole il cuore avvolto solo da uno strato di nebbia. L’abbraccio dei laghi le conferisce un aspetto quasi onirico di città galleggiante. Con l’arrivo della nebbia le torri e le architetture giocano a nascondersi mozzandosi la punta. Fa freddo ma quel giusto per cercare un’osteria e portarsi dentro lo stomaco un po’ di tradizione secolare. Ci sono alcune vie che odorano di stracotto e trascinano nasi, passi e cappotti. Tortelli di zucca e sorbir d’agnoli sono primi da tegame rustico o da scodella. Necessaria una fermata sui vini per annusare la vendemmia appena spremuta. Angoli, stradine, scorciatoie, budelli che mettono in comunicazione e che fanno sentire smarriti. Il più autunnale da vivere con la nebbia e di sera è vicolo Bonocalsi. Cercatelo! Tranquilli perché poi si finisce sempre in una piazza. Tante, diverse, piccole, grandi. A forza di perdersi ci si ritrova subito dopo. L’autunno è la stagione perfetta per vivere Mantova come un sogno.

Pacchetti ed esperienze realizzabili su misura. Per gruppi classici, piccoli gruppi e per la coppia. Per info: valorizzazione.mantova@gmail.com – 3382168653