La piazza del potere. Dai Bonacolsi ai Gonzaga

Il passaggio da una famiglia all’altra avveniva spesso con il sangue. Le grandi Signorie si sono create prima di tutto sullo scontro. Piccole e grandi piazze, spazi verdi, campagne o strade infangate hanno accolto persone, soldati, schieramenti organizzati e liberi. Perché oltre alla spade volavano pugni e rombavano i primi cannoni che lo stesso Petrarca paragonava a tuoni sulla terra. Dai Bonacolsi ai Gonzaga cambia tutto. La data del 15 agosto 1328 è per Mantova un nuovo anno zero, un nuovo inizio che porterà dentro come un germe anche la sua fine. Così inizia lo scenario dei Gonzaga che salgono al potere sette anni dopo la morte di Dante.

Storia 1 Meraviglia

Annunci

Mantova la città delle due mummie

Almeno fino agli ultimi anni del Seicento Mantova avrebbe potuto fregiarsi il titolo della Città delle due mummie. Sì perché a poca distanza l’una dall’altra riposavano, con significati diversi, i corpi di Sant’Anselmo da Baggio e di Passerino Bonacolsi. Anselmo, che fu vescovo di Lucca e non di Mantova, era nipote del papa di Alessandro II e consigliere di Matilde di Canossa. Il suo corpo venne sepolto, contro le sue volontà che lo volevano nel Monastero del Polirone, nel Duomo di Mantova sotto l’altare maggiore. Ancora oggi, esposto in occasione del 18 marzo, giorno della sua morte, presenta un ottimo stato di conservazione. Passerino fu l’ultimo Bonacolsi che governò sulla città e che fu venne ucciso da Alberto da Saviola in piazza Broletto. Il suo corpo venne mummificato e conservato come trofeo di guerra e simbolo portafortuna del potere. Nel Seicento lo troviamo nell’Appartamento delle Metamorfosi, cuore della Wunderkammer dei Gonzaga. Joseph Furttenbach, matematico e architetto, la visita nel 1627. L’allestimento è alquanto kitsch: il corpo di Passerino viene posizionato su di un ippopotamo chiamato dal visitatore vitello marino, detto anche cavallo marino grande quanto un bue […]. Questa bestia è messa come se fosse viva, eppure è soltanto imbottita, la pelle è spessa un pollice. Su di essa sta completamente eretto il cadavere di Passerino Bonacorsio, coperto di una mantellina, affinché le dame non ne siano spaventate. Furttenbach nota anche un altro particolare che denota l’attenzione scientifica della collezione: si può ancora vedere nel cranio una ferita molto estesa, e si dissanguò in modo che tutto il corpo superficialmente, come si presenta ora, si rinsecchì e si tostò, proprio come una mummia. Fu aperto da un fianco, così che è possibile vedere anche parte delle viscere, cosa da meravigliarsene non poco. La stessa affermazione venne fatta nel 1632, dopo il Sacco di Mantova, da un altro visitatore di nome Martin Zeiller che osserva non con minor meraviglia ciò che restava della Wunderkammer. Le notizie della mummia di Passerino cominciano poi a farsi più rade fino a scomparire e ridursi alla leggenda dell’ultima duchessa che, disgustata dal suo orrore, le fece gettare nei laghi.

Leggenda, collezionismo, storia, reliquia, religione. Due mummie, due diverse professioni di fede, l’una verso il patrono della città e l’altra verso colui che l’aveva costruita fino all’arrivo dei Gonzaga. Un po’ come lo scalpo del guerriero migliore.

Bibliografia. Marco Venturelli, Mantova e la mummia, Editoriale Sometti 2018

Immagine. Convento dei Cappuccini (Palermo)

Sant_Anselmo_da_Lucca___Patrono_di_Mantova_5-thumbnail-770x570-70

Sant’Anselmo. Fotografia della Diocesi di Mantova 

Leggende e profezie. Dove non riposava la mummia di Passerino

Non sempre ci accorgiamo che la facciata – in realtà una tra le tante – del Palazzo Ducale prospiciente piazza Sordello abbraccia in realtà due palazzi. La Magna Domus e il Palazzo del Capitano. Dietro alle finestre di quest’ultimo corre il cosiddetto Corridoio del Passerino perché secondo la leggenda qui i Gonzaga conservavano la mummia dell’ultimo Bonacolsi, appunto Rinaldo detto il Passerino per via della sua statura. La funzione era apotropaica, il risultato raccapricciante. La guida del 1929 riporta che il corpo si trovava sotto una cassa dalle pareti di vetro. “E la leggenda continua narrando che l’ultima duchessa, mal tollerando presso il suo appartamento quella triste mummia volle disfarsene, ed un suo fido, nottetempo, la gettò nel lago”. L’ultima duchessa fu Anna Isabella Gonzaga di Guastalla, sposa di Ferdinando Carlo, che proprio dietro al corridoio aveva il suo appartamento. In realtà la storia ci conferma che la mummia del Passerino si trovava nell’Appartamento delle Metamorfosi in Corte Nuova e con un diverso allestimento. Ovvero a cavallo di un ippopotamo imbalsamato. Qui era concentrata la collezione di stranezze tra scienza e magia. Così viene descritta da un visitatore nel Seicento. Leggere le vecchie guide di quasi cento anni fa ci porta in una dimensione quasi fiabesca che ci offre un diverso contesto e ci fa capire che il Palazzo Ducale è sempre stato un organismo vivente. Ancora non era giunto sulla scena Giovanni Paccagnini e la riscoperta di Pisanello. La prossima volta che camminate lungo i 65 metri di quel corridoio immaginatelo suddiviso in molte stanze, una per ogni cambiamento di decorazione. E ricordatevi di come si presentava il Palazzo ad un turista del 1929 mentre il mercato di Wall Street collassava.

Bibliografia. Nino Giannantoni, Guida del Palazzo Ducale di Mantova, 1929

Immagine. Parte della Facciata del Palazzo del Capitano. Fonte Wikipedia

Con i se faccio un’altra Storia… di Mantova

Con i se e con i ma non si crea o si modifica la Storia ma certamente sono particelle spazio-temporali che offrono degli spunti. Quindi perché non divertirsi a cambiare personaggi, avvenimenti e risultati? La lunga ed entusiasmante storia dei Gonzaga è conosciuta, romanzata e raccontata a puntata in stile fiction. Ma proviamo a metterci dalla parte dei Bonacolsi. Non solo della parte sconfitta ma di quella porta che forse si è chiusa troppo presto. Cominciamo con i se… Se Cangrande della Scala non avesse aiutato Luigi Gonzaga come sarebbe finito lo scontro con i Bonacolsi?  Gli oltre 50 anni di potere hanno permesso ai Bonacolsi di creare in piazza Sordello un quartier generale frutto di una accurata politica immobiliare. Un ferro di cavallo di immobili che avvolgeva la piazza come una forte spira. Immaginiamo il loro palazzo oggi. Tutta la piazza: un alveare di scatole di edifici, un festival dei corridoi esterni, una cittadella dal sapore medievale, magari il più grande palazzo al mondo per estensione. C’erano tutte le premesse per governare con longevità e lungimiranza. Ma i Gonzaga – Corradi allora – hanno avuto tempo e pazienza di aspettare all’ombra di un’amicizia politica costruita con astuzia. Bastava un collaboratore più attento, una spia, un assassino da assoldare e Rinaldo detto il Passerino non sarebbe stato l’ultimo, non sarebbe diventato il primo souvenir di Mantova. Mummia gettata nel Lago. E se non fosse stata gettata nei Laghi qualche secolo dopo? Forse pretendo troppo dalla Storia…

Se Cangrande nel 1329 non avesse incontrato la morte così presto (avvelenamento? dissenteria?) cosa sarebbe stato di Mantova? Il suo piano segreto di conquistare Mantova, entrando come un moderno cavallo di Troia, si sarebbe avverato e allora addio in un sol colpo Gonzaga e Bonacolsi come in una perfetta partita di scacchi.

Ma se avete immaginato un altro finale o delle altre situazioni vuol dire che è stimolante pensare alla storia come un insieme di porte di servizio. Ne apriamo una e sbirciamo, giusto per dare un’occhiata a come sarebbe andata se… Potete scrivere la vostra personale storia a valorizzazione.mantova@gmail.com

Sto preparando una serie di articoli sulla storia dei Bonacolsi, tenete d’occhio la pagina Facebook @meravigliaadomicilio.

Piazza Sordello. Big Bang of Mantua

Fino all’anno mille il vero cuore di Mantova, piazza Sordello oggi è la piazza più grande dove passi, direzioni e traiettorie prima o poi vanno a finire. Ma prima della famiglia Gonzaga era il nucleo della vita cittadina. Fuori le mura campagna. Dentro il potere.  Continua a leggere “Piazza Sordello. Big Bang of Mantua”