Canocchiali, astronomia e New York. La mummia di Passerino vede cambiare il mondo

1609, il mondo si apre al nuovo. L’astronomo Keplero pubblica Astronomia nova, viene introdotto il tè in Europa, Galilei utilizza per la prima volta un canocchiale. Probabilmente, allo stesso anno, risale la prima esplorazione della Baia di New York da parte degli olandesi a bordo della nave Mezzaluna capitana da Henry Hudson che poi diede nome al fiume e all’area.

Mantova, 1609. Mentre Vincenzo I Gonzaga finanzia la spedizione in Perù dove incarica Evangelista Marcobruno di cercare il gusano, il prefetto alle fabbriche Antonio Maria Viani sta progettando la Galleria delle Metamorfosi.

America, 1624. La Compagnia Olandesi delle Indie Occidentali fonda Nuova Amsterdam, una cittadella nella punta meridionale nell’isola di Manhattan ovvero nel punto strategico che permette la gestione del commercio di pellicce nella valle del fiume Hudson. Difesa, controllo, economia. Così nasceva Fort Amsterdam, un villaggio fortificato che puntava quasi tutto sullo sfruttamento della pelle dei castori, una merce molto pregiata sui mercati europei. Fece seguito una mappatura dettagliata del territorio. L’area rimase di possesso olandese fino al 1664 quando cadde nelle mani inglesi prima di essere ancora orange nel 1673 ed essere ceduta definitivamente nel 1674 agli inglesi. Il nome New York – utilizzato durante la prima conquista inglese – è stato dato in onore del Duca di York ovvero il futuro re Giacomo II.

Mantova, 1627. Galleria delle Metamorfosi. Qui, nella wunderkammer della famiglia Gonzaga, è esposto il corpo di Rinaldo Bonacolsi, conservato dal 1328. Nato qualche anno dopo l’ultima crociata, si ritrova ad essere ancora visto – con orrore – quando il suo tempo è ormai trapassato e il mondo intorno a lui è tutto cambiato e alle cose si mette vicino l’aggettivo nuovo. Il giorno di Natale porterà un’altra novità. Muore Vincenzo II, finisce senza eredi la dinastia che sarà nota col nome Gonzaga-Nevers. Forse viene perduta durante il sacco del 1630? Lo scrittore tedesco Martin Zeiller in visita a Mantova riferisce di aver visto la mummia e quello che rimaneva della collezione.

Bibliografia: Edward Rutherfurd, New York. Il romanzo, Mondadori 2011 | Raffaella Morselli, Le collezioni Gonzaga. L’elenco dei beni del 1626-27, Silvana Editoriale 2000 | Marco Venturelli, Mantova e la mummia, Editoriale Sometti 2018

Immagine: Johannes Vingboons, la città di Amsterdam, 1664 

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La mappa originale di Nuova Amsterdam, 1660 

Avventure e disavventure dei Bonacolsi. Famiglia di politici, condottieri e mummie

Prima del 1164, anno imprecisato. La famiglia Bonacolsi si trova a Villa Garibaldi ovvero Carzédole così come veniva chiamata fino 1867 dal nome del carice, una tipica pianta palustre. Nel 1164 invece è attesta la loro presenza in città.

1168. Viene fondata la città di Alessandria in onore di Papa Alessandro III. Nello stesso anno Otolino de Bonacosa viene ricordato nei documenti come il primo Bonacolsi. Otobono, insieme al figlio Gandolfo, viveva in una casa merlata nel Quartiere di San Martino, contrada di Sant’Egidio. Gandolfo ricopre la carica di consul negaciorum nel 1191, procuratore del Comune nel 1193 e console del Comune nel 1200. L’inserimento politico in città è ormai avvenuto. Il figlio Martino nel 1231 viene investito di alcune terre appartenenti alla Chiesa di San Paolo all’interno della civitas vetus, a fianco della Cattedrale, e risiedeva in un palazzo compreso tra la perduta Chiesa di Santa Maria Mater Domini e il Fossato dei buoi. Due anni dopo è uno dei rectores Mantuae. Martino è il padre di Pinamonte che nel 1259 fu tra i consiglieri che ratificarono la pace con Verona dopo anni di lotta tra il conte Ludovico di San Bonifacio da Verona e il marchese Azzone d’Este per il dominio sul Comune mantovano. Secondo gli Annales Mantuani nel 1268 Pinamonte è a capo della fazione alleata con i conti Casaloldi che cacciò dalla città Roffino Zanicalli e la famiglia Gattari.

Bologna 1272. Muore Enzo di Svevia nel Palazzo Nuovo. A Mantova il 28 luglio Pinamonte e il conte di Federico di Marcaria, con l’appoggio del popolo e di altre famiglie tra cui i Gonzaga, cacciano dalla città il rappresentante del conte di San Bonifacio, il podestà Guido da Correggio e costringendo anche i conti di Casaloldo a ritirarsi nei loro feudi. Pinamonte e Federico prendono il governo della città con il titolo di rectores. Un anno dopo Federico verrà espulso e nel 1279 Pinamonte è ufficialmente il Capitano del Popolo.

1291. Tutti i vetrai di Venezia vengono costretti a trasferire la loro attività sull’isola di Murano e da Genova Ugolino e Vadino Ugolini salpano per raggiungere l’India senza fare più ritorno. Nello stesso anno a Mantova i Bonacolsi hanno il potere da 15 anni ma è in vista un cambiamento. Pinamonte ha già deciso che il suo successore sarà il figlio Tagino ma Bardellone allontana il padre, fa incarcerare i fratelli e si prende il titolo di Capitano del Popolo e rettore perpetuo. Nel 1293 muore Pinamonte. Dopo 8 anni di governo Bardellone viene cacciato dal nipote Guido detto Bottesella aiutato da Bartolomeo I della Scala. Bardellone morirà nel 1300 in esilio a Ferrara dopo aver fatto edificare la Magna Domus e avviando il nucleo antico del Palazzo Ducale. Guido era uno dei cinque figli di Zagnino o Giovannino detto Gambagrossa che ricoprì per due volte la carica di podestà di Verona. Guido nel 1308 si associa al potere con il fratello Rinaldo detto Passerino. Gli altri figli di Zagnino – e fratelli di Guido e Passerino – erano Samaritana, Berardo e Bonaventura detto Butirone.

Canarie 1312. Lanzerotto Malocello, mercante e navigatore della Repubblica di Genova, scopre l’isola più a nord delle Canarie e le dà il nome di Lanzarote. A Modena invece Rinaldo diventa il signore della città, carica che passerà nove anni più tardi al figlio Francesco. Nel 1325 Passerino si allea con le più potenti famiglie ghibelline, vince contro Bologna la battaglia di Zappolino. Sembra l’inizio di una espansione politica e territoriale destinato a durare a lungo. Invece nel 1328 arrivano i Corradi di Gonzaga e rovesciano il tavolo per quasi quattro secoli. Passerino muore il 16 agosto.

America 1625. Gli olandesi fondano New Amstardam. Passerino intanto è una mummia, esposto insieme ad altre curiosità nella Wunderkammer dei Gonzaga. Nato qualche anno dopo l’ultima crociata, si ritrova ad essere ancora visto – con orrore – quando il suo tempo è ormai trapassato e il mondo intorno a lui è tutto cambiato.

Bibliografia: S. Davari, Per la genealogia dei B., in Arch. St. lomb., 1901, S. Davari, Notizie storiche topografiche della città di Mantova, Adalberto Sartori Editore, Mantova 1975 | http://www.treccani.it/enciclopedia/pinamonte-bonacolsi_%28Dizionario-Biografico%29/ | La scienza a corte, Bulzoni editore, 1979

Immagine: Mappa di Gerusalemme 1170-1180 ovvero nel periodo in cui i Bonacolsi arrivano nella città di Mantova

 

Fuori e dentro la piazza. Le prime case degli avversari Luigi e Rinaldo

Luigi e Rinaldo, Gonzaga e Bonacolsi. Due famiglie che ad un certo punto si sono affrontate in un “dentro fuori” nel teatro sgombero di case di Piazza San Pietro. Chiarissime le origini dei primi, molto confuse quelle dei secondi. Entrambi comunque forestieri. Pare che i Bonacolsi fossero originari comunque dell’Emilia Romagna. Nel 1115 un tale Azzo veniva definito “nobile mantovano” a cui successo Gandolfo padre di Ottobono. Ottobono de Bonacosa e il figlio Gandolfo – i nomi ritornano come i fili di un gomitolo – abitavano in una casa merlata nel quartiere di San Martino e poi si trasferirono nella città vecchia. Rinaldo si trasferisce nel Palazzo chiamato degli Uberti ovvero un altro pezzo sulla destra della struttura famelica e ingombrante assemblata da Pinamonte.

Stesso movimento per Luigi Gonzaga. Dalla città nuova a quella vecchia. Prima del fatidico scontro del 1328 era residente nella contrada dei Beccai. Solo in seguito si insedia nella contrada di Santa Maria Mater Domini dal nome della chiesa che sorgeva dove oggi si immola il Voltone chiamato nel tempo in una collezione di nomi diversi che indicano famiglie, funzioni e fasi storiche.

Luigi e Rinaldo, entrambi nel recinto di Piazza San Pietro, si sono affrontati il 15 agosto del 1328. L’uno contro l’altro e in mezzo l’esercito guidato da Guglielmo da Castelbarco, sponda veronese. Luigi l’amico del popolo e il sostenitore della libertà, Rinaldo il Vicario imperiale che tanto aveva ereditato le qualità tiranniche dello zio Pinamonte e del padre Giovanni detto Gambagrossa. Mentre il suo soprannome è Passerino. Quando si affrontano Luigi ha 60 anni, Rinaldo 50. Entrambi non sanno che stanno scrivendo la storia di Mantova.

Bibliografia: Luigi Pescasio, Illustri dimore mantovane, seconda serie, Edizioni Bottazzi, Suzzara 1998

Immagine: Particolare di Palazzo Bonacolsi, oggi Castiglioni. Dettaglio con gli stemmi della famiglia Bonacolsi 

La piazza del potere. Dai Bonacolsi ai Gonzaga

Il passaggio da una famiglia all’altra avveniva spesso con il sangue. Le grandi Signorie si sono create prima di tutto sullo scontro. Piccole e grandi piazze, spazi verdi, campagne o strade infangate hanno accolto persone, soldati, schieramenti organizzati e liberi. Perché oltre alla spade volavano pugni e rombavano i primi cannoni che lo stesso Petrarca paragonava a tuoni sulla terra. Dai Bonacolsi ai Gonzaga cambia tutto. La data del 15 agosto 1328 è per Mantova un nuovo anno zero, un nuovo inizio che porterà dentro come un germe anche la sua fine. Così inizia lo scenario dei Gonzaga che salgono al potere sette anni dopo la morte di Dante.

Storia 1 Meraviglia

Mantova la città delle due mummie

Almeno fino agli ultimi anni del Seicento Mantova avrebbe potuto fregiarsi il titolo della Città delle due mummie. Sì perché a poca distanza l’una dall’altra riposavano, con significati diversi, i corpi di Sant’Anselmo da Baggio e di Passerino Bonacolsi. Anselmo, che fu vescovo di Lucca e non di Mantova, era nipote del papa di Alessandro II e consigliere di Matilde di Canossa. Il suo corpo venne sepolto, contro le sue volontà che lo volevano nel Monastero del Polirone, nel Duomo di Mantova sotto l’altare maggiore. Ancora oggi, esposto in occasione del 18 marzo, giorno della sua morte, presenta un ottimo stato di conservazione. Passerino fu l’ultimo Bonacolsi che governò sulla città e che fu venne ucciso da Alberto da Saviola in piazza Broletto. Il suo corpo venne mummificato e conservato come trofeo di guerra e simbolo portafortuna del potere. Nel Seicento lo troviamo nell’Appartamento delle Metamorfosi, cuore della Wunderkammer dei Gonzaga. Joseph Furttenbach, matematico e architetto, la visita nel 1627. L’allestimento è alquanto kitsch: il corpo di Passerino viene posizionato su di un ippopotamo chiamato dal visitatore vitello marino, detto anche cavallo marino grande quanto un bue […]. Questa bestia è messa come se fosse viva, eppure è soltanto imbottita, la pelle è spessa un pollice. Su di essa sta completamente eretto il cadavere di Passerino Bonacorsio, coperto di una mantellina, affinché le dame non ne siano spaventate. Furttenbach nota anche un altro particolare che denota l’attenzione scientifica della collezione: si può ancora vedere nel cranio una ferita molto estesa, e si dissanguò in modo che tutto il corpo superficialmente, come si presenta ora, si rinsecchì e si tostò, proprio come una mummia. Fu aperto da un fianco, così che è possibile vedere anche parte delle viscere, cosa da meravigliarsene non poco. La stessa affermazione venne fatta nel 1632, dopo il Sacco di Mantova, da un altro visitatore di nome Martin Zeiller che osserva non con minor meraviglia ciò che restava della Wunderkammer. Le notizie della mummia di Passerino cominciano poi a farsi più rade fino a scomparire e ridursi alla leggenda dell’ultima duchessa che, disgustata dal suo orrore, le fece gettare nei laghi.

Leggenda, collezionismo, storia, reliquia, religione. Due mummie, due diverse professioni di fede, l’una verso il patrono della città e l’altra verso colui che l’aveva costruita fino all’arrivo dei Gonzaga. Un po’ come lo scalpo del guerriero migliore.

Bibliografia. Marco Venturelli, Mantova e la mummia, Editoriale Sometti 2018

Immagine. Convento dei Cappuccini (Palermo)

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Sant’Anselmo. Fotografia della Diocesi di Mantova 

Leggende e profezie. Dove non riposava la mummia di Passerino

Non sempre ci accorgiamo che la facciata – in realtà una tra le tante – del Palazzo Ducale prospiciente piazza Sordello abbraccia in realtà due palazzi. La Magna Domus e il Palazzo del Capitano. Dietro alle finestre di quest’ultimo corre il cosiddetto Corridoio del Passerino perché secondo la leggenda qui i Gonzaga conservavano la mummia dell’ultimo Bonacolsi, appunto Rinaldo detto il Passerino per via della sua statura. La funzione era apotropaica, il risultato raccapricciante. La guida del 1929 riporta che il corpo si trovava sotto una cassa dalle pareti di vetro. “E la leggenda continua narrando che l’ultima duchessa, mal tollerando presso il suo appartamento quella triste mummia volle disfarsene, ed un suo fido, nottetempo, la gettò nel lago”. L’ultima duchessa fu Anna Isabella Gonzaga di Guastalla, sposa di Ferdinando Carlo, che proprio dietro al corridoio aveva il suo appartamento. In realtà la storia ci conferma che la mummia del Passerino si trovava nell’Appartamento delle Metamorfosi in Corte Nuova e con un diverso allestimento. Ovvero a cavallo di un ippopotamo imbalsamato. Qui era concentrata la collezione di stranezze tra scienza e magia. Così viene descritta da un visitatore nel Seicento. Leggere le vecchie guide di quasi cento anni fa ci porta in una dimensione quasi fiabesca che ci offre un diverso contesto e ci fa capire che il Palazzo Ducale è sempre stato un organismo vivente. Ancora non era giunto sulla scena Giovanni Paccagnini e la riscoperta di Pisanello. La prossima volta che camminate lungo i 65 metri di quel corridoio immaginatelo suddiviso in molte stanze, una per ogni cambiamento di decorazione. E ricordatevi di come si presentava il Palazzo ad un turista del 1929 mentre il mercato di Wall Street collassava.

Bibliografia. Nino Giannantoni, Guida del Palazzo Ducale di Mantova, 1929

Immagine. Parte della Facciata del Palazzo del Capitano. Fonte Wikipedia

Con i se faccio un’altra Storia… di Mantova

Con i se e con i ma non si crea o si modifica la Storia ma certamente sono particelle spazio-temporali che offrono degli spunti. Quindi perché non divertirsi a cambiare personaggi, avvenimenti e risultati? La lunga ed entusiasmante storia dei Gonzaga è conosciuta, romanzata e raccontata a puntata in stile fiction. Ma proviamo a metterci dalla parte dei Bonacolsi. Non solo della parte sconfitta ma di quella porta che forse si è chiusa troppo presto. Cominciamo con i se… Se Cangrande della Scala non avesse aiutato Luigi Gonzaga come sarebbe finito lo scontro con i Bonacolsi?  Gli oltre 50 anni di potere hanno permesso ai Bonacolsi di creare in piazza Sordello un quartier generale frutto di una accurata politica immobiliare. Un ferro di cavallo di immobili che avvolgeva la piazza come una forte spira. Immaginiamo il loro palazzo oggi. Tutta la piazza: un alveare di scatole di edifici, un festival dei corridoi esterni, una cittadella dal sapore medievale, magari il più grande palazzo al mondo per estensione. C’erano tutte le premesse per governare con longevità e lungimiranza. Ma i Gonzaga – Corradi allora – hanno avuto tempo e pazienza di aspettare all’ombra di un’amicizia politica costruita con astuzia. Bastava un collaboratore più attento, una spia, un assassino da assoldare e Rinaldo detto il Passerino non sarebbe stato l’ultimo, non sarebbe diventato il primo souvenir di Mantova. Mummia gettata nel Lago. E se non fosse stata gettata nei Laghi qualche secolo dopo? Forse pretendo troppo dalla Storia…

Se Cangrande nel 1329 non avesse incontrato la morte così presto (avvelenamento? dissenteria?) cosa sarebbe stato di Mantova? Il suo piano segreto di conquistare Mantova, entrando come un moderno cavallo di Troia, si sarebbe avverato e allora addio in un sol colpo Gonzaga e Bonacolsi come in una perfetta partita di scacchi.

Ma se avete immaginato un altro finale o delle altre situazioni vuol dire che è stimolante pensare alla storia come un insieme di porte di servizio. Ne apriamo una e sbirciamo, giusto per dare un’occhiata a come sarebbe andata se… Potete scrivere la vostra personale storia a valorizzazione.mantova@gmail.com

Sto preparando una serie di articoli sulla storia dei Bonacolsi, tenete d’occhio la pagina Facebook @meravigliaadomicilio.

Piazza Sordello. Big Bang of Mantua

Fino all’anno mille il vero cuore di Mantova, piazza Sordello oggi è la piazza più grande dove passi, direzioni e traiettorie prima o poi vanno a finire. Ma prima della famiglia Gonzaga era il nucleo della vita cittadina. Fuori le mura campagna. Dentro il potere.  Continua a leggere “Piazza Sordello. Big Bang of Mantua”