Il pesce nel Rinascimento. Ricette e doni di lusso

I giorni di magro nel Rinascimento erano circa 150. Carne e pesce si spartiscono in parti uguali la presenza sulla tavola. Le liturgie della Chiesa influenzano i rituali del banchetto. Basti pensare alla natura simbolica del pesce: freddo, umido, acquatico ovvero protezione contro il fuoco che avvampa le carni del Principe. Quali pesci si trovavano sulla tavola? Gli stessi di oggi. Luccio, tinca, carpe, anguille, storione, molluschi e crostacei. Mantova vantava il fatto di essere isola al centro di un pescato a km zero o del vicino Garda. Il famoso carpione, cucinato in “salamoja di aqua et aceto” e con l’aggiunta del timo selvatico, era una vera specialità del tempo. Tanto da meritare in seguito l’appellativo di un piatto conosciuto ancora oggi. I Gonzaga donano carpioni come se fosse un oggetto di lusso. Francesco II nel 1515 ne manda quasi mille al Papa e ai suoi diversi funzionari. Pesci d’acqua dolce ma anche di mare. Iacopo Malatesta, ambasciatore del duca di Mantova a Venezia, scriveva del prezzo alto dei tonni. E gli astici, leccornia di oggi come allora. Parla di molecche, prelibatezza veneziana. Anche le ostreghe avevano la stessa funzione dei carpioni. Tiziano nel gennaio del 1530 ne dona 200 al marchese Federico II. Costo dell’epoca: 1 soldo l’una. Ma Isabella d’Este li batte tutti in quanto generosità. Ne invia ben mille alla marchesa di Monferrato. Ai palati raffinati era gradito anche il caviaro di storione o, come venivano chiamate, le vuova di sturione. Non vi resta che scegliere un tipo di pesce e cucinarlo, magari riscoprendo una ricetta tipica. Che ne dite del Luccio alla rivaltese?

Bibliografia: Giancarlo Malacarne, Il trionfo del gusto.

Banchetto di carne e pesce? La Venezia del Cinquecento dice no

Si è soliti immaginare il lato godereccio e signorile del banchetto facendo la lista dei piatti serviti e degli abiti sfoggiati. A Venezia, ma non solo, erano emanate leggi speciali o suntuarie per regolare il lusso. Un esempio? Carne e pesce no.  Continue reading “Banchetto di carne e pesce? La Venezia del Cinquecento dice no”