Il mondo attorno a quel bacio. Darwin, Garibaldi e lo strano omicidio di Road Hill House

9 settembre 1859, Milano. Il dipinto noto con il titolo Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV viene presentato ed esposto nel museo di Brera. L’apparizione è fugace perché poi andrà ad abbellire una parete della casa del suo committente ovvero il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto. Solo nel 1886, un anno prima della morte del Conte, il dipinto si trasferì definitivamente a Brera.

La funzione è simbolica, patriottica e italiana. Francesco Hayez, il pittore, fece tre versioni: a quella del 1859 si aggiunsero quelle del 1861 e del 1867. Le date – e i colori cambiati – non sono banali. Il bacio a quella ragazza, e quella posa, significava abbracciare l’Italia ed essere italiani. A quella data ufficialmente e non solo in modo sovversivo. Infatti Hayez, come molti altri artisti in campi diversi, fu costretto a scontrarsi e ad eludere l’intervento della censura del governo austriaco.

Il dipinto si pone immediatamente dopo la fine della seconda guerra di indipendenza conclusasi il 12 luglio 1859 con l’armistizio di Villafranca e il declino del controllo austriaco sul territorio italiano. Facevano da sottofondo le musiche del Va, pensiero di Verdi (opera del 1842), il Canto degli Italiani (del 1847) e di altri canti popolari cantati da eserciti e volontari come l’Inno di Garibaldi. Forse nei salotti viennesi si sente sempre meno la Marcia di Radetzky che Strauss aveva composto nell’agosto del 1848.

24 novembre 1859, Londra. Viene pubblicata da John Murray  L’origine della specie di Charles Darwin che presentava al pubblico il tema dell’evoluzione degli organismi. Le 1250 copie, al prezzo di 15 scellini, si esaurirono subito. L’impatto fu incredibile perché delle idee mai sentite prima diventano accessibili e diffuse anche ai non specialisti. La scienza rompe il vetro della sua torre d’avorio.

29 giugno 1860, Road, Contea di Wiltshire. Mentre Garibaldi si trovava in Sicilia – era sbarcato con i Mille a Marsala l’11 maggio – a Hill House veniva commesso un omicidio che divenne un caso fondamentale che segna l’inizio della figura del detective. Il piccolo Francis Kent, dopo ore di ricerca, fu trovato da una delle tate in una delle latrine degli inservienti situata in giardino. Come da prassi interviene la polizia locale. L’ispettore Foley punta dapprima tutte le sue attenzioni sulla tata di Francis, Elizabeth Gough, che al tempo dell’omicidio dormiva nella stessa camera del bambino. Ma non si fanno passi in avanti, le indagini sono ferme con troppi dubbi, nessuna buona idea e l’opinione pubblica che mormora. Il magistrato locale chiede l’intervento di un esperto inviato da Londra ovvero Jonathan Whicher. Per la prima volta si manda a chiamare un investigatore considerato “forestiero”. Amico di Dickens e definito dal suo editore “l’uomo dei misteri”, Jonathan – anche se veniva chiamato più in breve Jack – si occupò dei rivoluzionari, tra cui Felice Orsini, che attentarono alla vita di Napoleone III. All’epoca aveva 46 anni, con una carriera alle spalle già di tredici anni, ed era uno degli otto membri del nuovo Detective Branch di Londra che fu fondato da Scotland Yard nel 1842. Il caso con l’intervento di Whicher sembra per tutti prossimo alla risoluzione. Questione di giorni, si pensa. Il detective, modello del prossimo Sherlock, indaga, raccoglie le prove meno evidenti, segue le tracce, legge i gesti silenziosi del corpo e del volto. Capisce chi è il colpevole e lo accusa. Ma non è così semplice.

La soluzione non può essere svelata così velocemente. Vi lascio il piacere della ricerca o la letture del libro che vi lascio nella bibliografia.

 

Immagine: Il bacio, Francesco Hayex 1859 (Museo di Brera)

Bibliografia: Kate Summerscale, Omicidio a Road Hill House, Einaudi 2008 

 

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