Le donne volevano essere come le divinità dipinte da Giulio Romano

La Venezia del Cinquecento è la capitale del profumo. Centro di traffici e rotte commerciali, spezierie, aromatari e ovviamente le stamperie. I torchi veneziani stampano tantissimo soprattutto testi e temi più scomodi nel resto dell’Europa. E’ il caso di un opuscolo dal lunghissimo titolo che vale la pena citare per intero: Opera nova piacevole la quale insegna di far varie compositioni odorifere per far bella ciascuna dona et etiam agiontovi molti secreti necessarii alla salute humana como in la tabula se contiene intitulata Venusta. L’autore è Eustachio Celebrino, nato a Udine alla fine del XV secolo ma trasferitosi a Venezia negli anni venti dove è attivo come incisore. Con questo volumetto Eustachio colpisce nel segno soprattutto il pubblico femminile: migliorare il proprio aspetto, essere seducenti e far sembrare il finto qualcosa di naturale. Entra in gioco subito l’artificio. Tutte qualità che anche le donne rappresentate da Giulio Romano dovevano bramare. In fondo erano per lo più divinità finite sulle pareti di una camera. Il volume conta di 111 ricette che si apre con una introduzione in ottave. Si trovano descrizioni di belletti, unguenti per la pelle, tinture per i capelli, acqua odorifera finissima, una pasta da far pater nostri odoriferi, una polvere per profumare i vestiti a base di rose rosse con muschio, benzoino e zibetto. Proviamo a riflettere su chi osservava gli affreschi di Giulio Romano che raccontavano di divinità dalle pelle lucida agghindata con anelli, i capelli raccolti o lasciati liberi, vesti trasparenti e monili sul petto nudo. Le donne guardavano le altre donne, quelle che dirigono la moda, e poi guardavano le dee e volevano sentirsi proprio come loro. C’era un modo per farlo. Ordinare a Venezia profumi, belletti e poi portarsi davanti ad uno specchio come fa la Susanna di Tintoretto. Il gioco era fatto (bastava avere i soldi per farlo).

Bibliografia: Anna Messinis, Storia del profumo a Venezia, lineadacqua 2017

Immagine: Jacopo Tintoretto, Susanna e i vecchioni 1555 (Kunsthistorisches Museum, Vienna)

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Rinascimento nel naso. Le stanze di Isabella

Non solo l’immaginazione ma anche il naso può compiere un viaggio nella storia e approdare nel Rinascimento dove ogni cosa era profumata. Stechi et polvere da denti, soluzioni per le mani e il viso. Un mondo dove anche le perle erano odorose.  Continua a leggere “Rinascimento nel naso. Le stanze di Isabella”