La scalata di Ferrante Gonzaga. Cavaliere, cortigiano, sovrano.

Guardando il ritratto si può pensare che, cambiando il volto con quello di Filippo II, forse il risultato non cambierebbe. La sua fu una vita all’insegna della guerra e della scalata personale al successo. Non un’evoluzione ma una sommatoria di titoli. La perfetta fusione tra il cavaliere e il cortigiano di Baldassarre Castiglione.

Ferrante Gonzaga si prenderà qui il suo meritato spazio per essere stato l’uomo di fiducia dell’imperatore Carlo V e centrale nella politica italiana del Rinascimento. A suo malgrado sarà anche il suo esecutore personale di omicidi sbarazzandosi di personaggi scomodi nei piani imperiali come è stato per Francesco Burlamacchi , Giulio Cibo Malaspina e Pier Luigi Farnese. Ferrante è stato il quinto figlio di Isabella d’Este e Francesco II Gonzaga. Nel 1523 è a Madrid alla corte di Carlo V. Nel 1526 è già capitano delle truppe imperiali, dapprima contro la Francia e nel 1527 durante il sacco di Roma. Nel 1530 comanda l’assedio di Firenze con il conseguente ritorno dei Medici. Ferrante doveva essere molto abile perché riuscì ad accumulare una serie di territori, titoli e cariche che lo portò nel 1531 ad ottenere addirittura l’onorificenza del Toson d’Oro. Anche lui non si tirò indietro nella cinica politica matrimoniale sposando Isabella di Capua e ottenendo il titolo di Principe di Molfetta. Questo si sommò agli altri: governatore di Benevento, vicerè di Sicilia dal 1535 al 1546, governatore di Milano dal 1546 al 1554. Si può acquistare una città? Ferrante l’ha fatto. La sua gloriosa collezione si arricchisce nel 1539 con la Contea di Guastalla diventandone il capostipite sborsando la cifra faraonica di 22.230 scudi d’oro alla contessa Ludovica Torelli. Sotto l’egida del Sacro Romano Impero di Carlo V ma sostanzialmente indipendente e con ampie libertà, Ferrante diventa così signore di uno stato piccolo ma tutto suo. Raffinato, luogo ospitale per cortigiani e letterati, con una zecca propria e un sistema difensivo dalla forma stellare a otto punte. Carlo V gli concesse addirittura lo scultore Leone Leoni che celebrò Ferrante come un forte condottiero antico che calpesta un satiro e un’idra simboli di vizio, invidia e calunnia. Un bel monito contro tutti.

Bibliografia: Elena Bonora, Aspettando l’imperatore. Principi italiani tra il papa e Carlo V, Einaudi 2014

Immagine: Ritratto di Ferrante Gonzaga, XVI secolo 

Annunci

Un architetto per tre famiglie

Si conosce poco di Bartolino Ploti da Novara, architetto e ingegnere che in tre decenni lavora per tre famiglie: Este, Gonzaga e Visconti. Un vero record e una grande capacità di adattamento a contesti e necessità diverse. Non sappiamo la data di nascita né di morte, avvenuta entro il 1410.

Il 29 settembre del 1385 inizia il cantiere del Castello di Ferrara, nel 1395 inizia quello del Castello di San Giorgio di Mantova e nel 1400 è invitato da Gian Galeazzo Visconti per esprimere insieme a Bernardo da Venezia un parere sulla costruzione del Duomo. La delicatezza dell’incarico denuncia una grande fiducia nei confronti di Bartolino. Curioso anche come venga richiesta da famiglie in competizione tra loro. Passa a Mantova su mediazione e consenso degli Este. Lavora a Mantova prima come ingegnere militare nella difesa della città contro Bernabò Visconti e Cansignorio della Scala e trentanni dopo contro i Gian Galeazzo.

Nel 1399 costruisce la Chiesa di Santa Maria delle Grazie mentre nel maggio del 1400 è segnalato attivo alla fabbrica della Certosa di Pavia. Negli anni successivi è a Roma e soprattutto a Firenze dove è richiesta la sua consulenza per opere di fortificazione nella guerra contro Pisa. Bartolino era la persona giusta per difendersi e ricostruire su edifici già esistenti. Oggi ogni azienda lo vorrebbe perché aveva una altissima capacità di problem solving.

Fotografia: Castello di Ferrara (fonte Flickr)

Bibliografia: Il Castello, Corbo Editore Ferrara, 1985