Tra sogno e gioco. Giulio Romano direttore dei lavori di San Pietro

Immaginiamo di frantumare i limiti della storia e proviamo a non far morire Giulio Romano nel 1546 ma gli concediamo almeno un’altra decina di anni. Cosa avrebbe fatto? Sarebbe rimasto a Mantova al servizio dei Gonzaga o avrebbe scelto un’altra esperienza, ad esempio di ritornare a Roma? A Mantova ormai lavorava per il cardinale Ercole, soprattutto in ambito religioso, e l’interno della Cattedrale ne è la dimostrazione. Per avere ancora incarichi nella Corte avrebbe dovuto aspettare il 1550, primo anno da Duca di Guglielmo. Magari avrebbe fatto la Chiesa di Santa Barbara (e non Bertani) e si sarebbe occupato di raccordare le maglie sfilacciate del Palazzo Ducale.

Ma certamente la consacrazione assoluta sarebbe arrivata con l’incarico di architetto per la Basilica di San Pietro. Nel 1546 muore l’allora direttore del cantiere Antonio da Sangallo. Chi lo può sostituire? Giulio Romano avrebbe avuto davvero una possibilità di essere scelto? La risposta è sì. I pretendenti erano: il settantenne Michelangelo, Palladio e Vignola (non ancora affermati), Giulio Romano e Jacopo Sansovino (ai vertici nelle rispettive città di lavoro). Michelangelo sembra defilarsi affermando che l’architettura “non era arte sua propria”. Sansovino è alle prese con la ristrutturazione di Piazza San Marco. Ecco che, sognando e giocando con la storia, il pretendente più probabile poteva essere proprio Giulio Romano.

Fine del gioco. La storia la conosciamo e nonostante quella frase sarà Michelangelo a proseguire il cantiere di San Pietro. Ma i “se” permettono di allargare la storia e aprire quelle porte rimaste chiuse nel passato.

Immagine: Basilica di San Pietro, progetto di Michelangelo 

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Nella Grotta di Isabella c’era il corno più lungo d’Europa

1571 Mantova. Il duca Gugliemo Gonzaga si appresta ad accogliere Ulisse Aldrovandi, naturalista e creatore della prima forma di museo di curiosità. Non poteva mancare la visita alle raccolte del Palazzo Ducale. Entra con Guglielmo nella riorganizzata Grotta di Isabella d’Este. Il naturalista con grandissimo stupore vede: un corallo di color rosso cupo della grandezza di quattro cubiti, […] un cammeo della grandezza di una spanna nel quale è scolpito l’imperatore Giulio Cesare, due nautili, […] simili a quello del duca di Ferrara, di colore biancastro, con macchie color ruggine trasversali, ma soprattutto analizza con precisione un unicorno della lunghezza di nove palmi e della circonferenza di tre palmi in quella parte dove s’innesta la pelle, […] fatto a spirale, è scanalato e contorto, di colore bianchiccio. 

Il corno di unicorno aveva un fascino incredibile. Ma quanti ne erano in Europa? Nel Cinquecento il professore di botanica Andrea Bacci elencava gli alicorni di Saint-Denis a Parigi, del re di Polonia, del Tesoro di San Marco, del Granduca di Toscana Francesco de’ Medici e del Cardinale di Trento. E poi si celebrava quello dei Gonzaga. Ulisse Aldrovandi lo giudicava il migliore insieme a quello di Sigismondo re di Polonia. Tra i due però era più lungo quello del Duca di Mantova. La competizione tra le Corti si misurava anche in corna, di unicorno. Il naturalista pensava che quello veneziano fosse di animale acquatico e non terrestre. Il narvalo ancora non era stato preso in considerazione. Si guardava un corno e si pensava “unicorno”.

Bibliografia: La Scienza a Corte, Bulzoni Editore, 1979

Immagine tratta da Monstrorum Historia di Ulisse Aldrovandi

unicorni Aldrovandi De quadrupedibus solidipedibus 1639

La breve e incredibile vita di Critonio finita a Mantova

Nella Contrada di San Simone si fronteggiano in amicizia la Chiesa della Vittoria e quella dei Santi Simone e Giuda. Qui c’è la tomba di James Crichton, una tra le giovani menti più incredibili del Cinquecento. E’ una storia mantovana di pugnali, sicari e omicidi.   Continua a leggere “La breve e incredibile vita di Critonio finita a Mantova”