Matrimoni a Corte. Perché era conveniente essere invitati

Matrimoni, battesimi, feste, banchetti e perfino onoranze funebri. Che cosa avevano in comune? La Corte poteva, come il pavone più colorato e vanitoso, mostrare tutta la ruota dei suoi colori. Cose di famiglia. Quali migliori occasioni, nel bene e nel male, mettere in scena tutto lo spettacolo di vesti, ricchezza, maniere e buon cibo. Le etichette andavano manifestate. In tutti questi eventi era doveroso essere presenti per esibire il proprio ruolo sociale e ascoltare gli ultimi pettegolezzi in fatto di moda, guerra, politica e amore. In fondo erano un po’ la stessa cosa. I grandi banchetti ad esempio si concludevano con la distribuzione di oggetti preziosi attraverso una sorte di moderna lotteria. Non era raro tornarsene a casa con una collana di perle o una veste preziosa. Ancora meglio nella Milano del Trecento quando per le nozze di Galeazzo I Visconti e Beatrice d’Este venne fatto dono agli invitati ben 1.000 vesti di seta d’oro e di panno paonazzo. Non male!

Bibliografia: Maria Giuseppina Muzzarelli, Guardaroba Medievale, il Mulino, 1999 

Immagine: matrimonio tra Vincenzo I ed Eleonora de’ Medici

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L’accessorio più piccolo del mondo

La moda ha prodotto un numero immenso di accessori che a seconda del tempo hanno cambiato dimensioni, nomi e foggia. Avulsi da queste dinamiche è rimasto il neo finto ovvero la mouche in francese. Mosca appunto, da cercare il dettaglio, da capirne il significato più recondito. Indossato dalle donne in epoca rococò, è davvero il più piccolo ornamento del mondo. Soprattutto di taffettà nera, variava nelle forme: rotondo, quadrato, seme di carta da gioco, fiore e sagome di animali. I nei venivano applicati con pudore e malizia giocando sulla posizione spesso strategica. Fronte bianca, collo, guancia, bocca rossa o scollatura d’alabastro. Ad ogni posizione cambiava il nome della mouche: appassionata, sfrontata, irresistibile, assassina, maestosa… Si innescava così un sensuale gioco di geometrie di sguardi che rimbalzavano tra occhi, specchi, nei, ancora occhi. Un vocabolario di messaggi che partivano da un donna che sapeva che cosa voleva. Stupire il mondo con un accessorio più piccolo di una mosca.

Bibliografia: Enciclopedia illustrata della moda, a cura di Giannino Malossi, 2002

Immagine tratta da: baroque.it

Le scarpe da corredo nuziale

“Non so che scarpe mettermi!” Frase di oggi e forse nota anche allora perché dai registri di corredi nuziali si rimane sbalorditi dal numero di scarpe e calzature di ogni tipo. Ci finiscono dentro anche le famose pianelle: in pelle morbida o in tessuti pregiati, con applicazione d’oro e d’argento e, nella Serenissima, con tacchi di oltre 50 centimentri Continua a leggere “Le scarpe da corredo nuziale”