Dentro le librerie dei palazzi. Storie di famiglie, eredi e inventari

Palazzi, famiglie e collezioni. Tra Cinquecento e Seicento si assiste ad una proliferazione di nuovi palazzi costruiti, acquistati o abbelliti da parte di famiglie mantovane e non di lunga data, nuove famiglie e nuovi imprenditori arrivati in città. In queste famiglie ci sono molti funzionari, diplomatici e persone che scalano posizioni nella corte gonzaghesca. Oltre alle collezioni di dipinti, sculture e altri oggetti rari si registra la presenza di biblioteche all’interno dello studiolo del padrone di casa. Testi classici, latini e greci, prime edizioni, codici miniati e libri prodotti prima dell’invenzione della stampa. Tutto questo fa parte dell’eredità familiare che fluisce da una generazione all’altra. Un autentico patrimonio di carta, parole e conoscenza che viene, in genere, documentato all’atto della morte. Gli inventari in questo caso – ma non è sempre così – avvengono qualche giorno o settimana dopo la morte. Solo nelle mani dei cinque personaggi che andrò a descrivere troviamo riunito un patrimonio di 3.500 libri.

BALDASSARRE SENZA CORTEGIANO. Nel 1529 viene realizzato l’inventario dei beni di Baldassarre Castiglione nel suo palazzo in piazza San Pietro. Si registra la presenza di 144 libri, soprattutto di autori classici e greci, ma soprattutto l’assenza della copia del libro del Cortegiano appena stampato l’anno prima. Altri 40 libri invece sono a Toledo dove si trovava Baldassarre. Una breve e non esaustiva lista: Flavio Biondo, Ermolao Barbaro, Guarino da Verona, Cicerone, Marziale, Seneca, Giovenale, Euripide, Petrarca, Aristofane. I dieci testi greci confermano la conoscenza della lingua da parte del letterato.

UNA FAMIGLIA FIORENTINA. Nella contrada del Leone Vermiglio è ubicato il palazzo della famiglia Strozzi. Il 29 luglio del 1631 viene realizzato l’inventario dei beni di Giulio Cesare Strozzi, figlio di Pompeo a sua volte nipote di Tommaso Strozzi che tra il 1516 e il 1523 aveva portato a Mantova alcuni cartoni della Battaglia di Anghiari di Michelangelo. Nello studio si trova la libreria che contiene oltre 100 volumi insieme ad una notevole collezione di medaglie antiche di piombo (240) e in oro e argento (30).

I CALANDRA E L’ORDINE. Vicino al Castello di San Giorgio, in contrada dell’Aquila, sorgeva l’abitazione della famiglia Calandra, da sempre castellani e funzionari dei Gonzaga. L’inventario di Giovan Giacomo juonior, redatto nel 1591, nello studio l’archivio e la libreria di famiglia sono presenti oltre 1.600 libri descritti con titolo, autore e misure. Sono disposti su delle scansie tutto attorno alle pareti della stanza, spesso raccolti per soggetto e per ordine alfabetico.

IL MEDICO COLLEZIONISTA. Ancora nella contrada del Leone Vermiglio, dopo il convento di Sant’Orsola, c’era il palazzo di Marcello Donati, chiamato “Il Borgo”. Ottenuto il dottorato in medicina e filosofia, Marcello diventa il precettore di Vincenzo I nonché consigliere di stato. Aumenta la già cospicua collezione del padre Ettore – composta da 96 volumi – e arriva al numero di oltre 1.200 così come registrati al momento dell’inventario nel 1602. Ovviamente la materia era soprattutto medicina e filosofia.

RELIGIOSO E CONSIGLIERE. Tullio Petrozzani era un membro influente della corte di Vincenzo I diventandone nel 1587 il consigliere di stato e nell’ultima parte della sua vita Primicerio della Chiesa di Sant’Andrea. La sua libreria, nell’inventario del 1609, era composta da 350 volumi suddivisa in autori classici, moderni e di legge.

 

Bibliografia: Guido Rebecchini, Private collectors in Mantua 1500-1630, Sussidi Eruditi 56, Roma 2002

Immagine: Fonte Pixabay, immagine di repertorio 

Fuori e dentro la piazza. Le prime case degli avversari Luigi e Rinaldo

Luigi e Rinaldo, Gonzaga e Bonacolsi. Due famiglie che ad un certo punto si sono affrontate in un “dentro fuori” nel teatro sgombero di case di Piazza San Pietro. Chiarissime le origini dei primi, molto confuse quelle dei secondi. Entrambi comunque forestieri. Pare che i Bonacolsi fossero originari comunque dell’Emilia Romagna. Nel 1115 un tale Azzo veniva definito “nobile mantovano” a cui successo Gandolfo padre di Ottobono. Ottobono de Bonacosa e il figlio Gandolfo – i nomi ritornano come i fili di un gomitolo – abitavano in una casa merlata nel quartiere di San Martino e poi si trasferirono nella città vecchia. Rinaldo si trasferisce nel Palazzo chiamato degli Uberti ovvero un altro pezzo sulla destra della struttura famelica e ingombrante assemblata da Pinamonte.

Stesso movimento per Luigi Gonzaga. Dalla città nuova a quella vecchia. Prima del fatidico scontro del 1328 era residente nella contrada dei Beccai. Solo in seguito si insedia nella contrada di Santa Maria Mater Domini dal nome della chiesa che sorgeva dove oggi si immola il Voltone chiamato nel tempo in una collezione di nomi diversi che indicano famiglie, funzioni e fasi storiche.

Luigi e Rinaldo, entrambi nel recinto di Piazza San Pietro, si sono affrontati il 15 agosto del 1328. L’uno contro l’altro e in mezzo l’esercito guidato da Guglielmo da Castelbarco, sponda veronese. Luigi l’amico del popolo e il sostenitore della libertà, Rinaldo il Vicario imperiale che tanto aveva ereditato le qualità tiranniche dello zio Pinamonte e del padre Giovanni detto Gambagrossa. Mentre il suo soprannome è Passerino. Quando si affrontano Luigi ha 60 anni, Rinaldo 50. Entrambi non sanno che stanno scrivendo la storia di Mantova.

Bibliografia: Luigi Pescasio, Illustri dimore mantovane, seconda serie, Edizioni Bottazzi, Suzzara 1998

Immagine: Particolare di Palazzo Bonacolsi, oggi Castiglioni. Dettaglio con gli stemmi della famiglia Bonacolsi 

Famiglie e simboli. La battaglia dei messaggi cifrati, nascosti e divertenti

Il Medioevo confluisce nel Rinascimento. Non c’è una frattura tra i due periodi storici ma soprattutto continuità. Basti solamente pensare a tutto lo zoo di animali fantastici, creaturine, drolerie e simboli che caratterizzano le imprese e le arme araldiche delle famiglie. Paolo Giovio, esperto conoscitore di queste materie e promotore dell’uso degli emblemi, fa un lungo elenco di simbologie utilizzate in Italia e in Europa. Carlo di Borbone sceglie per sé un cervo con le ali, Lorenzo de’ Medici, un albero di lauro in mezzo a due leoni, Luigi XII un istrice coronato, Francesco I la salamandra (da non confondere con il ramarro di Federico II Gonzaga di cui si perde il conto al Palazzo Te), Galezzo Visconti un leone assetato con un elmetto in testa sopra un fuoco, Cosimo de’ Medici un diamante. Borso d’Este, di cui vediamo un immagine tratta dalla sua Bibbia, sceglie un unicorno che immerge il corno in una fontana legandolo all’azione di bonifica del territorio. Una purificazione dai veleni. Le famiglie si raccontavano e lanciavano messaggi politici attraverso un gioco coreografico, silente e dettagliato di forme ragionate e ben scelte.

Immagine: tratta dalla Bibbia di Borso d’Este (Taddeo Crivelli)

Bibliografia: Eugenio Battisti, L’antirinascimento, Feltrinelli 1962

Gonzaga e non. Questioni di famiglia

Si sa che per le feste si rimane di più  in famiglia scaldandosi le ossa e il cuore nel focolare domestico. Ma è sempre stato così? Famiglia nel Medioevo era spesso sinonimo di lotta per il potere. Così a Mantova dove non viveva solo la più nota famiglia GonzagaContinua a leggere “Gonzaga e non. Questioni di famiglia”