Erano i capei d’oro a Lucrezia sparsi

2 febbraio 1502, Ferrara. Lucrezia Borgia entra in città ricevuta con gioia e i fasti necessari. La trattativa fu come al solito lunga. Il contratto di nozze reca la data del 26 agosto 1501, per procura il 1 settembre e poi il corteo che il 6 gennaio 1502 parte da Roma attraversando tutta l’Italia centrale. Quasi un mese di soste, attese e, secondo la tradizione, numerose lavate di testa che Lucrezia dedicava ai suoi capelli. Si dice che le tappe fossero state organizzate in modo da permettere lavaggio e asciugatura ogni otto giorni. C’è una certa verità? Famosa per i suoi capelli biondissimi, Lucrezia interpretava la moda del tempo che voleva le dame mostrare fiere – e con non poche sofferenze – il tipico biondo veneziano delle fluenti e lunghi chiome. In effetti era raro anche per le stesse veneziane avere o conservare questo colore. Per farlo si provava di tutto: ricette e impacchi a base di erbe, succhi vegetali, spezie e additivi come urina, allume di rocca e zoccoli di cavalli macinati. A togliere ogni dubbio e danno da questi popolari rimedi “fai da te” ci pensa Caterina Sforza. Scrive un manuale di cosmetica dal titolo Experiementi della excellentissima signora Caterina da Forlì. Quale cortigiana e dama non lo teneva sul comodino? La ricetta, provata dalla stessa Caterina, è la seguente: si fanno bollire delle foglie di edera con la cenere delle radici della stessa, lasciare in infusione per un giorno con tre pezzetti di radice di rabarbaro. Il decotto lo si passa sulla chioma e lasciarlo in posa fino all’asciugatura. Il risultato è quello che ancora si può ammirare nella Biblioteca Ambrosiana, una ciocca ancora biondissima.

Bibliografia: Lia Celi, Andrea Santangelo, Le due vite di Lucrezia Borgia, UTET 2019

Immagine: Lucrezia Borgia, Bartolomeo Veneto 1515

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Vincenzo privato. Le più belle dame e le Madonne dei miracoli

Il collezionismo per i Gonzaga costituisce da sempre una strategia di arricchimento personale e famigliare teso alla celebrazione di sé. Vincenzo I più di tutti ha dato corpo ad una serie di quadri, opere antiche e oggetti bizzarri a cui teneva a tal punto da renderne privata la consultazione. Dal 1588 al 1607 realizza nel Palazzo Ducale la sua galleria più prestigiosa, vanitosa e amorosa. Grazie ad un febbrile lavoro di ambasciatori, agenti e pittori raccoglie almeno 78 ritratti delle più belle dame del mondo. Queste tele erano accatastate nel corridoio di Santa Barbara in occasione dell‘inventario del 1626-27 curato dal figlio Ferdinando. Tra i volti più ammirati Emilia Spinelli Loffredo, Adriana Basile e Cilla Aragona. Principesse, nobildonne, dame private di ogni latitudine. Spagnole, francesi, genovesi, fiorentine e napoletane. Un campionario di sguardi, volti e forme seducenti. Questo aspetto fa assomigliare Vincenzo a Virgil Oldman, il battitore d’asta interpretato da Geoffrey Rush nel film La migliore offerta. La bellezza come ossessione. Ricordate la sua celebre galleria di ritratti femminili? Tra cento, e cento unite in bel soggiorno Donne, ciasc’una amorosetta e snella Per far pompa à la notte, invidia il giorno.   

Oltre a questo camerino erano stato realizzato quello delle “Madonna che hanno compiuto miracoli”. In seguito frammentato dal figlio cardinale perché ritenuto superstizioso e legato ad una devozione popolare. Vincenzo, come recita de Andrè, si era costruito i camerini dell’Amor sacro e dell’Amor profano.

Bibliografia: Raffaella Morselli, Eroi letterari, camerini d’amore, donne e Madonne in Stefano Scansani, L’amor morto, Edizioni Diabasis 2003

Immagine: La galleria privata di Virgil Oldman nel film “La migliore offerta” Fonte cinematographe.it 

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Ritratto di Adriana Basile, cantante e musicista napoletana

Rinascimento bizzarro. La moda trasforma l’uomo in un salmone

Ratisbona, 1485. Si dispone che una donna della borghesia debba avere un certo guardaroba. Ecco la lista del corredo minimo: “otto vestiti, sei mantelli lunghi, tre vestiti da ballo, una veste di rappresentanza con tre paia di maniche in velluto, damasco o altre sete, un diadema, tre veli, un gilet di perle, una catena d’oro con ciondolo, un collier, tre o quattro rosari, tre cinture di seta e d’oro”. Si indossa e si beve per far durare la bellezza il più a lungo possibile.

Anche per gli uomini la moda significava colori e forti accostamenti, probabilmente anche più di quello delle donne. Lo storico Friedell ironizza su un uomo trasformato in salmone, tacchino, salamandra e uccello del Paradiso. A quale scopo? Lo spiega così: “le parures e gli abiti dei maschi invitano la femmina all’amore, proprio come succede per gli animali”.

Così avveniva nel Nord dell’Europa. La moda, come in una favola, trasforma l’uomo e la donna in bizzarri esseri colorati che anelano al potere.

 

Bibliografia. Carlo Quinto, 1970, Mondadori

Immagine. Carlo V d’Arburgo, ritratto da Jakob Seissenegger (1532)

Piccole amenità per dame d’altri tempi

La donna nel tempo ha spesso ricercato accessori leggiadri, non frivoli ma capaci di mettere in risalto la sua femminilità. Termine che nei secoli ha modificato la sfumatura del rosa. La moda ha seguito e rincorso le voglie più esigenti. Continua a leggere “Piccole amenità per dame d’altri tempi”

Le donne di Firenze, le più belle! Dal Duecento una storia di scollature

Si dice Medioevo e si traduce per la donna in una moda monastica e di copertura totale del corpo in cui solo gli occhi diventano lo specchio dell’anima. Nel Duecento la smentita che fece scalpore: a Firenze le donne mostrano le poppe al vento! Continua a leggere “Le donne di Firenze, le più belle! Dal Duecento una storia di scollature”

Stuzzicadenti d’oro. A tavola con garbo

Si pensa al periodo romano come un’epoca in cui la pulizia e l’igiene personale erano di superficie, un belletto che doveva dare apparenza. Eppure nascono gli stuzzicadenti, strumenti grezzi che diventeranno nel Rinascimento raffinati gioielli per dame. Continua a leggere “Stuzzicadenti d’oro. A tavola con garbo”

Rinascimento sui tacchi. Dame e cortigiane sui trampoli.

Ballerine, tacco 12, zeppe, sono ormai termini ricorrenti nella moda di oggi e di qualche tempo fa. Le scarpe sono un accessorio fondamentale per l’outfit della donna, abbinato all’abito, alla borsa, all’occasione… Ma era così anche nel RinascimentoContinua a leggere “Rinascimento sui tacchi. Dame e cortigiane sui trampoli.”

Bellissime dame. Ricette tra chimica e cosmetica

Oltre alla guerra di spade e cannoni, equilibri politici fra contratti, firme e accordi si muove un conflitto più sottile, raffinato, chimico. Le dame si sfidano a colpi di cosmetica, ricette, belletti.  Continua a leggere “Bellissime dame. Ricette tra chimica e cosmetica”

Dalla bottega alla moda. Preziosa storia dell’oro

Quando si pensa alla ricchezza si materializza il luogo comune delle monete d’oro, pesanti, sonanti, robuste. Ma in passato l’oro era cosa delicata, filigranata, che si intrufolava tra le pieghe della modaContinua a leggere “Dalla bottega alla moda. Preziosa storia dell’oro”