Quando Giulio apriva la finestra e vedeva i fori imperiali

Giulio Romano era il continuatore di una nuova arte romana evoluta da Raffaello, Michelangelo e Bramante. Tuttavia non sarà banale ribadire che Giulio, a differenza degli altri, è nato a Roma abbeverandosi direttamente alla fonte classica. La sua casa natale, presso la via Macel de’ Corvi, si trovava all’interno del Rione Monti. La bellezza antica era talmente densa da avere dalla sua finestra di casa questo spettacolo: Foro di Augusto, di Cesare, di Nerva, di Traiano, le terme di Traiano e di Tito, la Domus Aurea e i mercati traianei. Dentro nei suoi occhi, da sempre, i modelli antichi che dialogavano con i nuovi edifici moderni. La via dove abitava Giulio Romano era adiacente alla piazza omonima costituita da piccole abitazioni popolari di origine medievale. Qui ha abitato per trentanni anche Michelangelo. La piazza fu demolita nel 1902. La casa di Giulio, dapprima di modeste condizioni, fu da lui stesso restaurata inserendo, come riporta Vasari, “un bel principio di finestre; il quale, per poca cosa che sia, è molto grazioso”. Al piano terra una profusione di mattoni a bugnato. Timpani e archi sempre a bugne. Purtroppo la casa non esiste più e l’aspetto è noto solo attraverso alcuni disegni. Elementi che trasferirà a Mantova e nella sua ultima casa nella contrada dell’Unicorno.

Bibliografia: Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi 1987

Immagine: Piazza Macel de’ Corvi 1752

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Bartolino uno di famiglia

Ferrara, 30 gennaio 1376. Nicolò d’Este dona a Bartolino Ploti una casa con corte e giardino situata nella contrada di San Gregorio e un’altra in quella di Sant’Agnese. Nicolò lo cita come “inzignerio et familiario”. Lo stesso rapporto così intimo si è instaurato con Francesco I Gonzaga durante la costruzione del Castello di San Giorgio. Alberto d’Este gli concederà la cittadinanza, diritti e onorificenze.

Oltre che architetto Bartolino era anche un uomo politico impiegato in missioni diplomatiche. Nel 1395 è a Lugo con il cancelliere ducale Nicolino Bonaccioli e nel mese di marzo viene fatto prigioniero. Sarà rilasciato solamente nei primi mesi del 1396. Nel gennaio del 1401 a Mantova è in veste di intermediario tra Francesco I Gonzaga e Nicolò III per un affare che riguardava i dazi di confine.

Con Bartolino si era in mani sicure. Architettura, affari e difesa militare.

 

Fotografia: Casa di via del Turco (fonte Wikipedia)

Bibliografia: Il Castello, Corbo Editore Ferrara, 1985

 

AI tempi di Giulio Romano si leggeva l’Orlando Furioso

Ferrara 1526. Ludovico Ariosto a 52 anni trasloca nella sua nuova dimora che oggi si trova in via Ariosto 67. A quel tempo la contrada si chiamava Mirasole per la densità di verde presente in quella zona. Si tratta di una palazzina a due piani che fece ristrutturare dall’architetto Girolamo da Carpi. Sulla facciata si legge un’iscrizione che recita: parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida, parta meo, sed tamen aere domus. Ovvero la casa è piccola ma adatta a me. E’ del precedente proprietario ma Ludovico l’ha mantenuta. Ai lati dell’ingresso due sedute per l’attesa degli ospiti. Proprio come dei clientes romani. Ludovico nel 1532 accompagna il duca Alfonso a Mantova che vuole cogliere l’occasione d’oro per poter parlare con Carlo V e potergli vendere i suoi famosi cannoni. Il luogo dell’incontro è Palazzo Te. Per Carlo è la seconda volta. Chissà Ludovico dove si sarà seduto al banchetto, se avrà scambiato qualche parere con Giulio Romano e quanti elogi avrà raccolto per il suo Orlando Furioso. Il testo viene pubblicato la prima volta a Ferrara nel 1516. Nello stesso anno Giulio è a Roma, ancora allievo di Raffaello e alle prese con le Stanze Vaticane, in particolare la Stanza dell’incendio di Borgo.

Nel 1532 al rientro a Ferrara Ludovico si ammala e morì dopo alcuni mesi di malattia. Il suo monumento funebre si trova a Palazzo Paradiso ed è opera dello scultore mantovano Alessandro Nani. Mantova era nel destino di Ludovico.

Fotografia: Casa di Ludovico Ariosto 

Bibliografia: Ferrara una guida, incentro, 2018

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Il contratto di Andrea Mantegna. Libero professionista e pittore di corte

Mantova, 1459. Andrea Mantegna arriva in città, accolto dai Gonzaga come una divinità in grado di trasformare in concreta bellezza i loro sogni di ambizione. Il contratto che gli viene offerto non ha eguali da nessun altra parte, famiglia e città. Pittore di corte, stipendio mensile, alloggio gratuito e generosa provvigione di legna e grano. E poi doni in denaro, oggetti preziosi, residenze estive di campagna. Aveva anche la libertà di poter accettare incarichi altrove. Si tratteggia la fisionomia del libero professionista di oggi che fiuta gli affari, ascolta le offerte e rilancia. Mantegna però si lamenta che che il denaro non arriva con la dovuta regolarità. Il marchese Ludovico II paga a caro prezzo l’ingaggio del miglior pittore in circolazione, costretto più volte a mettere mano ai suoi conti personali e a istruire i suoi tesorieri. Sua moglie Barbara di Brandeburgo, crediamo a malincuore, dovette impegnare alcuni gioielli per pagare i debiti più urgenti. Possiamo dirlo, Andrea non aveva un carattere facile. Nella sua residenza a Goito, probabilmente quella famosa Corte Buonmercato, si registrano screzi passeggeri e liti giudiziarie con i vicini. Con un giardiniere e con un sarto, con intarsiatori rei di avergli rubato delle stoviglie. E addirittura c’era una questione aperta relativa al furto di ben 500 mele cotogne. Pare che Andrea fosse già coinvolto in cinque processi. Pittore e imprenditore perché qualche provento gli veniva da rendite, terreni e case. Le sue spese più massicce erano per le figlie, entrambe fatte sposare in modo più che decoroso, e una collezione di antichità. L’ultima casa, dopo la decina che cambiò in città, l’acquista nel 1506 a ridosso della Chiesa di Sant’Andrea all’età di 75 anni.

Mantova, 13 settembre 1506. Durer, desideroso di conoscere Andrea, stava per arrivare nella città dei Gonzaga e passare qualche giorno con quell’uomo venuto direttamente dalla Roma classica. Appena gli  arrivò la notizia disse che quel giorno sarebbe stato il più triste della sua vita.

 

Bibliografia. Kate Simone, I Gonzaga. Storia e segreti, edizione 2006 

Immagine. Trionfi di Cesare, Hampton Court – 1485-1505

Quando Giulio Romano fece da guida a Vasari

Mantova, 1541. Giorgio Vasari arriva per la prima volta nella città dei Gonzaga. Ancora è lontana la prima edizione delle Vite datata 1550. Giulio Romano sta ultimando i lavori della sua casa nella Contrada dell’Unicorno nell’attuale via Poma. Erano passati quasi tre anni dall’acquisto. Giorgio e Giulio si incontrano per la prima volta. Così Vasari ci descrive la scena in terza persona: “arrivato in quella città per trovar l’amico, senza essersi mai veduti, scontrandosi l’un l’altro, si conobbono, non altrimenti che se mille volte fussero stati insieme”. Giulio gli fece da guida e lo portò per quattro giorni a visitare tutte le sue opere: Palazzo Te, le Beccherie, le Pescherie e non poteva mancare una visita alla famiglia Gonzaga con tanto di tour all’interno di Palazzo Ducale per Corte Nuova e la Rustica. “Fra le molte cose rare che aveva in casa sua” Vasari prende nota del ritratto di Albrecht Durer (che lui scrive Alberto Duro). Una considerazione sulla casa. Si presentava con una “facciata fantastica tutta lavorata di stucchi coloriti, e dentro la fece tutta dipingere e lavorare similmente di stucchi, accomodandavi molte anticaglie condotte da Roma, ed avute dal duca, al quale ne diede molte delle sue”.

Bibliografia. Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi, 1987

Tre contrade, tre case. Gli indirizzi di Giulio Romano a Mantova

Le case d’artista a Mantova si raccolgono soprattutto attorno al nome di Andrea Mantegna. Infatti solo in città ne cambiò circa una decina prima di arrivare all’ultima vicinissima alla Chiesa di Sant’Andrea da dove poteva dirigere i lavori per la costruzione della sua cappella funeraria. E Giulio Romano? Appena arrivato a Mantova trova dimora in una casa (oggi non individuata) presso la Contrada di Pusterla ovvero tra via Principe Amedeo, Acerbi, Mazzini e Sauro). La permanenza è di breve durata perché il 13 giugno del  1526 riceve in dono dal marchese Federico II una casa in Contrada del Leopardo, proprio contigua alla Chiesa di Sant’Andrea. Qui nel 1528 venne accolto anche Benvenuto Cellini. Quanto vicina a quella ex di Andrea Mantegna lasciata nel 1506? Non lo sappiamo ma le ipotesi degli studiosi Marani e Amadei concordano nell’ipotizzarla in via Broletto a ridosso del transetto della Chiesa. vogliamo immaginare in questo fatto quasi un passaggio di consegne. Però non finisce qui perché nel 1544 Giulio si realizza la sua nuova dimora in Contrada dell’Unicorno ovvero nell’attuale via Poma. Acquistato nel 1538 dagli eredi di Ippolito degli Ippoliti per la somma di 1000 scudi d’oro, l’edificio viene ristrutturato e ricostruito secondo i suoi dettami che già aveva visto a Roma per esempio a Palazzo Caprini realizzato da Bramante e divenuto nel 1517 dimora di Raffaello. Bugnato al pianterreno e ordine binato al piano nobile. Il Maestro va seguito, sempre. Ad un primo sguardo già si capisce tutto. Mascheroni, invenzioni, regole portate all’eccesso, finestre a edicola. Il gusto classico non può mancare. Sopra il timpano una statua di Mercurio saluta i passanti. Originale marmo classico restaurato da Francesco Primaticcio. Nel 1800 viene restaurata da Paolo Pozzo. Oggi ci perdiamo molto della facciata originaria, soprattutto i colori che ci descrive Vasari contagiato da quell’arte stravagante, eccessiva, possente e comunque classica. Chissà che elogi quando venne ospitato nel 1541.

Bibliografia. Giulio Romano a Mantova, editrice Sintesi, 1987. 

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Palazzo Caprini, Bramante 1510. Casa di Raffaello dal 1517