Vincenzo privato. Le più belle dame e le Madonne dei miracoli

Il collezionismo per i Gonzaga costituisce da sempre una strategia di arricchimento personale e famigliare teso alla celebrazione di sé. Vincenzo I più di tutti ha dato corpo ad una serie di quadri, opere antiche e oggetti bizzarri a cui teneva a tal punto da renderne privata la consultazione. Dal 1588 al 1607 realizza nel Palazzo Ducale la sua galleria più prestigiosa, vanitosa e amorosa. Grazie ad un febbrile lavoro di ambasciatori, agenti e pittori raccoglie almeno 78 ritratti delle più belle dame del mondo. Queste tele erano accatastate nel corridoio di Santa Barbara in occasione dell‘inventario del 1626-27 curato dal figlio Ferdinando. Tra i volti più ammirati Emilia Spinelli Loffredo, Adriana Basile e Cilla Aragona. Principesse, nobildonne, dame private di ogni latitudine. Spagnole, francesi, genovesi, fiorentine e napoletane. Un campionario di sguardi, volti e forme seducenti. Questo aspetto fa assomigliare Vincenzo a Virgil Oldman, il battitore d’asta interpretato da Geoffrey Rush nel film La migliore offerta. La bellezza come ossessione. Ricordate la sua celebre galleria di ritratti femminili? Tra cento, e cento unite in bel soggiorno Donne, ciasc’una amorosetta e snella Per far pompa à la notte, invidia il giorno.   

Oltre a questo camerino erano stato realizzato quello delle “Madonna che hanno compiuto miracoli”. In seguito frammentato dal figlio cardinale perché ritenuto superstizioso e legato ad una devozione popolare. Vincenzo, come recita de Andrè, si era costruito i camerini dell’Amor sacro e dell’Amor profano.

Bibliografia: Raffaella Morselli, Eroi letterari, camerini d’amore, donne e Madonne in Stefano Scansani, L’amor morto, Edizioni Diabasis 2003

Immagine: La galleria privata di Virgil Oldman nel film “La migliore offerta” Fonte cinematographe.it 

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Ritratto di Adriana Basile, cantante e musicista napoletana

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Una storia d’amore fuori e dentro il Ghetto di Mantova

La mostra di Chagall non solo ha riportato una grande mostra in centro storico ma ha di fatto contribuito alla riscoperta della cultura ebraica mantovana. Il Ghetto, a due passi, ha contestualizzato, sottolineato, accompagnato. Uno stargate per un piccolo mondo fatto di silenzi e dettagli. Non tutto però finisce. La mostra lascia una grande eredità ovvero riscoprire con curiosità il quartiere ebraico e andare a caccia di storie. Ve ne racconto una perché in fondo tra poco è San Valentino. Vi siete mai chiesti come poteva essere anche crudele l’amore al tempo del Ghetto? Se Cupido ammaliava un cristiano e un ebreo cosa succedeva? Questo è capitato a Grazia de’ Rossi, mantovana di una famiglia di banchieri, è stata sospesa tra due mondi e soprattutto tra due uomini. Pirro Gonzaga, nobile cristiano di cui si era innamorata, e Jehuda del Fisigo, potente ebreo medico del Papa e consigliere del Re di Francia. Un dilemma che assomiglia ai portoni del Ghetto, un al di qua e un al di là. In questo caso non vince il cuore ma tutto il resto. Grazia però, sposando Jehuda, salpa su un viaggio mirabolante: segretaria privata di Isabella d’Este, lavora con Aldo Manuzio a Venezia, conosce Andrea Mantegna e visita Roma e Firenze. Per sapere di più vi invito a leggere Il Libro segreto di Grazia de’ Rossi (Longanesi, 1997) di Jacqueline Park. Fino a questo punto la storia si è intrecciata e sovrapposta alla fantasia. Il libro di Jacqueline Park prende le mosse da un documento autentico: uno scambio di due lettere tra la giovane ebrea invia a Isabella d’Este. Basta togliere alcuni personaggi ed emerge la figura di Pazienza Pontremola alias Grazia de’ Rossi. Il suo dilemma non riguardava due uomini ma se rimanere fedele ai crismi religiosi e culturali ebraici o se dare retta ai sentimenti verso un cristiano innamorato di lei. Il suo cuore era sospeso tra la Corte e la Sinagoga. La Marchesa suggerisce a Pazienza di sposare l’uomo cristiano: “et finalmente di far beato il povero Marco Antonio, il quale già tanti anni fervidamente vi ama, et per voi ha sostenuto longamente tante fatiche che tante ne sostenne Ercole ne’ suoi tempi”. Così termina invece la risposta di Pazienza: “Iddio m’ispiri a far cosa che il sia di honore et di gloria, et voi fra tante che il Spirito mi riveli ciò che ho da fare pregate per me et fare il simile alla purissima et innocentissima Grataphilea di V. Eccelentia alla quale riverentemente baso le belle et liberali mani. Addì XXIII d’Ottobre”. La storia di Grazia ci consegna un messaggio datato più di cinquecento anni ma custodisce tutta la forza e il coraggio di una donna che per Amore è disposta a mettere in gioco tutto perfino il suo credo.

Fotografia di “Istituto Mantovano di Storia Contemporanea”

Lettere d’amore tra Gonzaga

Per San Valentino è d’obbligo tingere d’amore anche le storie di Casa Gonzaga, tutte politica e affari. Vi porterò dentro un documento che stupisce per ingenuità e tenerezza.   Continua a leggere “Lettere d’amore tra Gonzaga”

Con Amore. Storia di una coppia di pane

A ben pensare l’amore si trova in ogni cosa, anche nel pane. Il dialetto è uno strumento trasversale che unisce e divide. Qui a Mantova la chiamiamo la ciopa. E’ il termine che usiamo per indicare una coppia di pane. Perfetto per essere romantici anche solo col pane.  Continua a leggere “Con Amore. Storia di una coppia di pane”

Animali fantastici a Mantova e dove trovarli. Quartieri, contrade e stemmi

La suddivisione della città in contrade è storia passata. Di stemmi, colori, fazioni, simboli, animali. Vederne le tracce è come recuperare l’antico filo di Arianna. Conduce in quartiere, contrade, rioni. Si entra in un album di stemmi fantastici.  Continua a leggere “Animali fantastici a Mantova e dove trovarli. Quartieri, contrade e stemmi”