Carnevale ma non troppo! La maschera del medico della peste

Tempo di Carnevale! Ma anche in questa occasione cerchiamo storie, dettagli e bizzarrie che mostrano l’altro lato delle cose. Non so voi ma tra tutte le maschere veneziane mi ha sempre affascinato quella del Medico della peste con quel suo becco ricurvo bianco che ricorda un avvoltoio. A Venezia il medico faceva visita ai pazienti colpiti dal morbo e questo era il suo travestimento: occhiali o lenti di vetro, tunica nero di lino e tela cerata, maschera bianca, guanti e bacchetta. Nella forma allungata del becco si nascondeva un altro dettaglio: all’interno veniva applicata un tampone di spugna imbevuto di aceto ed erbe officinali. Una sorta di disinfettante per non interagire con i miasmi della peste. Secondo i dettami del tempo si pensava che il contagio – non solo della peste ma di tutte le malattie – avvenisse con i cattivi odori presenti nell’aria. Questa figura fece visita ai pazienti durante le devastanti epidemie del 1347-49, 1575-77 e 1630-31. Gli appestati dovevano rimanere in quarantena (non un numero casuale) presso le Isole del Lazzaretto Vecchio e Nuovo. Qui potete vedere la riproduzione di un abito e degli strumenti utilizzati dai medici dal grande becco. L’idea di creare un abito per i medici che curavano tale morbo pare sia venuta a Charles de Lorme, medico di Luigi XIII. La maschera era già presente ma suo fu lo spunto di completarla con la veste nera idrorepellente in tela cerata che arrivasse fino ai piedi, con guanti e cappello nero a tesa larga. Cadde in disuso nel XVIII secolo quando la peste venne debellata e certamente i veneziani ne fecero volentieri a meno.

Fonte: Venipedia | Immagine: Paul Furst, Il Medico della Peste

Melchiorre_Gherardini,_Piazza_di_S._Babila_durante_la_peste_del_1630

Milano, Piazza San Babila durante la peste del 1630 (Melchiorre Gherardini)

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Manicotti, pellicce e rimedi contro il freddo

Anche il freddo si combatteva con stile. La moda francese-borgognona offriva uno dei capi più in voga del XIV secolo: l’houppelande. Italianizzato pellanda. Era una sopravveste lunga e ampia, in broccato o guarnita di pelliccia, le maniche a sacco o a campana. Utilizzato come abito da cerimonia, la curiosità è che la pellanda è prima di tutto maschile e solo in seguito femminile. Nella Corte si allungava a dismisura con uno strascico da non calpestare. Fuori ornamenti, guarnizioni, frastagliature, gioielli applicati. Dentro la pelliccia. I camini della Corte non erano mai sufficienti. Più avanti l’houppelande si accorcia e viene indossata dai funzionari di corte, su cui campeggia lo stemma di famiglia.

Il manicotto invece è un affare per sole signore? Non da subito. Infatti nella Corte di Borgogna era un prolungamento delle maniche, adottato nel periodo invernale, e utilizzato sia dall’uomo che dalla donna. Per la prima volta documentato come elemento indipendente nel 1590 a Venezia. Poi si diffuse la moda e lo si trova ovunque, tranne in Germania dove comparirà solo nel XVIII secolo. Proibito al popolo, era un privilegio dell’alta società che lo portava fuori e in casa. Gli uomini si toglieranno i manicotti dopo la rivoluzione francese. Curiosità: non era solo la variante dei guanti ma, dato il suo volume, veniva utilizzato per nascondere messaggi, veleni, armi. Una dispensa delle vanità. Infatti nel Novecento fu inventato il manicotto a tasca, pratico perché serviva anche da borsetta.

Bibliografia:  Enciclopedia illustrata della moda, Mondadori

Immagine: Les très riches heures (1412-16)

Rinascimento sui tacchi. Dame e cortigiane sui trampoli.

Ballerine, tacco 12, zeppe, sono ormai termini ricorrenti nella moda di oggi e di qualche tempo fa. Le scarpe sono un accessorio fondamentale per l’outfit della donna, abbinato all’abito, alla borsa, all’occasione… Ma era così anche nel RinascimentoContinua a leggere “Rinascimento sui tacchi. Dame e cortigiane sui trampoli.”