Parmigianino, l’alchimia e la lettera di Giulio Romano.

Gli artisti, oltre alla loro attività, hanno altre mansioni e altri hobby che spesso li hanno distratti a tal punto da compromettere il loro lavoro principale. Vasari ce lo conferma anche per Parmigianino che nel 1531 riceve il prestigioso incarico di dipingere la volta della cupola della Steccata di Parma, la città dove è nato. Ma pare che in quel periodo l’artista fu alle prese soprattutto con strani esercizi di alchimia che lo distraevano dal cantiere: cominciò a dismettere l’opera, o almeno a fare tanto adagio, che si conosceva che v’andava di male gambe; e questo avveniva, perché avendo cominciato a studiare le cose dell’alchimia, aveva tralasciato del tutto le cose della pittura, pensando di dover tosto arricchire, congelando mercurio. I commissari dell’opera allora presero la decisione di sostituirlo con Giulio Romano, allora alle prese con il cantiere di Palazzo Te per il duca Federico II Gonzaga. Dapprima accettò l’incarico ma poi con diplomazia rifiutò l’affare e nel 1540 scrisse una lettera che diceva le prego mi diano consiglio in quelo ch’io me ne habia a fare de farlo ditto lavoro del quale mi son obligato a designare; essendo consueto fra noi pittori non entrare in li lavori d’altro se prima colui che lo ha principato non è accordato e satisfatto: il che non mi fu così detto. E poi continua dicendo che Parmigianino gli scriva una lettera et che dichiari esser contento ch’io faccia tale impresa. 

Il 4 aprile 1540 Parmigianino risponde a Giulio Romano. Quattro mesi dopo muore a 37 anni, come Raffaello.

Bibliografia: Rudolf e Margot Wittkower, Nati sotto Saturno, Einaudi 2016

Immagine: particolare della decorazione della Steccata di Parma

 

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Il prato del vicino è sempre più verde

Inghilterra, fine Settecento. I prati si trovavano solo nelle grandi proprietà dei nobili che avevano case signorili. Quelli che volevano avere un prato avevano due alternative: tenere un gregge di pecore o una dedicata squadra di braccianti che per tutto l’arco dell’anno dovevano seminare, raccogliere e falciare l’erba. Certamente entrambe le soluzioni erano costose. Nel 1830 una vera rivoluzione: il tagliaerba. Introdotto da Edwin Beard Budding, capofficina in una fabbrica di tessuti di Stroud nel Gloucestershire. Il prodotto aveva anche un libretto di istruzioni che promuoveva un’attività divertente, sana e utile. Ecco l’inizio del famoso prato all’inglese e della nuova stagione del giardinaggio soprattutto appannaggio delle donne. La coltivazione di un prato ad erba annunciava che la casa del proprietario era abbastanza benestante da non aver bisogno di coltivare verdure. Ma l’erba del vicino sarà sempre più verde.

Fonte: Bill Bryson, Breve storia della vita privata, 2011

La cucina vittoriana e le ricette di Mrs Beeton

Nel 1861 viene pubblicato in Inghilterra in unico volume The Book of Household Management ovvero la gestione familiare della vita domestica. Ventitré pagine sulla questione e poi novecento sulla cucina. Ed è lì che vi porto. Cosa mangiavano gli inglesi in epoca vittoriana. L’autrice è la Signora Beeton, aveva 23 anni e non gradiva cucinare. Mrs Beeton scrisse il libro per la casa editrice del marito, Samuel Beeton, lo stesso che fece fortune con La Capanna dello Zio Tom. Il libro di cucina ha avuto un enorme successo e prometteva di prendere per mano ogni casalinga e guidarla nelle continue insidie e ansie della vita domestica. Questa è una serie di consigli che avreste trovato all’interno: come comporre un menù, piegare i tovaglioli, applicare le sanguisughe, eliminare le efelidi, imburrare il pane caldo appena tostato, licenziare il personale e rianimare chi veniva colpito da un fulmine. Le sue ricette prevedevano degli espedienti tecnici un po’ particolari. La pasta meglio se bollita per un’ora e tre quarti, l’aglio è rivoltante, le patate soporifere e deleterie, il formaggio adatto solo a persone sedentarie e da evitare, mi raccomando, quelli con muffe e striature. Ma il cibo più pericoloso per lei era il pomodoro. Così ne scrive: “l’intera pianta ha un odore sgradevole e il suo succo, se sottoposto all’azione della fiamma, emette un vapore così forte da causare vertigini e vomito”. Nella stessa pagina riporta la ricetta dei pomodori in umido definendoli un “contorno delizioso” perché un frutto sano, facile da digerire e “universalmente gradito”. Una contraddizione che non ci dirà mai se i pomodori li amava o li odiava. Unica pecca: non compare nessun accenno alla preparazione del . God save the Queen!

Bibliografia: Bill Bryson, Breve storia della vita privata, 2010

Un altro leone nella Mantova dei Gonzaga

I leoni a Mantova sembrano non finire. Questa volta il luogo dove riposa (anche se meglio usare il passato) è Piazza Erbe dove era collocata la spezieria dei Groppelli. Il capitello oggi ancora visibile è uno tra i cimeli rimasti della Casa abbattuta da una boma nel 1944. La spezieria aveva un’insegna a bassorielivo  che rappresentava un cervo accovacciato. Da allora è conosciuta come “la cervetta”. Al di sopra era collocato uno scudo dipinto che rappresentava un leone rosso rampante con stella sul capo in campo bianco. Questa era l’arma gentilizia della famiglia Groppelli. I capitelli non furono trascurati: cervetta su uno (emblema anche dei Gonzaga) e leone sull’altro. Rimane la cervetta, è scomparso il leone. Sotto il portico, proprio sul pilastro ad angolo, era presente un’iscrizione che recava la data di costruzione della Casa (1495). Secondo alcuni studiosi la firma della costruzione è dell’onnivoro e onnipresente Luca Fancelli. Da una singola pietra rimasta si può aprire e leggere un libro di storie.

Foto di Radio Base

Farmaci e rimedi nella Mantova di fine Ottocento

La stagione richiede un post di questo tipo ma con sfumature storiche e passeggiate virtuali nella Mantova dal sapore antico. Nella contrada Pescheria, al civico 2527, era situata la Farmacia e Drogheria del Signor Antonio Rampoldi. Vendeva lo Sciroppo concentrato di Salsapariglia prodotto dal farmacista Quet di Lione e adatto alle “malattie segrete, recenti ed inveterate, delle serpigini, volatiche e di qualunque asprezza e vizio del sangue”.  In questa Farmacia veniva vendute le Candele Steariche dell’I.R. Fabbrica nazionale privilegiata e premiata alla Mira provincia di Venezia. Da 6,7,9 taglio lungo di un chilogrammo Lire 2. Un altro rimedio naturale erano le sanguisughe officinali. Il Deposito era stato attivato dai Farmacisti Foggia e Borgani, “direttamente ritirate dai naturali vivai, conservate robuste e ripurgate nel loro fango naturale”. Quindi non erano un antico rimedio delle corti rinascimentali… Forse letto così ci accontentiamo dei rimedi di oggi: sciroppo,antipiretico e riposo.

Vi invito a cercare il numero civico austriaco (se rimasto) nella Contrada Pescheria tra via Roma e via Pescheria. Se lo trovate fatemelo sapere, mi metto alla ricerca anch’io!

 

Lombardia in bocca. Dentro il dialetto

Domenica mattina. Milano, via Argelati. Scambio di bagole tra madri che devono preparare il pranzo e le prime giovani che affondano le mani nell’acqua del naviglio. Sono immagini cartolina che non ci sono più. L’acqua in città creava professioni che a loro volta formavano gesti, espressioni, modi di dire. Bügandéra ovvero la lavandaia. Significa proprio “colei che fa la bügada”. In altri termini: il bucato. La signora, immaginiamo dai fianchi un po’ generosi, porta la sua cesta di panni sporchi della settimana il riva al canale o al lago. E poi aziona il tasto on della sua lavatrice manuale. Il termine “bucata” si ritrova anche nel Medioevo, passato poi allo spagnolo “bugada” e al francese “bukon” e al tedesco “bauchen”. Cambia la geografia ma non il significato: ammollare nella liscivia. In origine la liscivia, la saponetta del tempo, veniva preparata con le ceneri del legno di faggio. Ecco perché si usa la radice “buk” che corrisponde al protogermanico “faggio”. Dentro al dialetto c’è molta più storia di quello che crediamo.

Bibliografia. A. Badiali, Etimologie mantovane, 1983

Dentro la storia secolare della Gazzetta di Mantova

Qui a Mantova la chiamano la Bagolona e già si capisce l’effetto che fa. Il rumore delle voci si unisce a quella della pagina voltata. E’ talmente punto di riferimento che suona allo stesso modo de “lo hanno detto in televisione”. Una storia di tre secoli e mezzo (per ora).  Continua a leggere “Dentro la storia secolare della Gazzetta di Mantova”

Con Amore. Storia di una coppia di pane

A ben pensare l’amore si trova in ogni cosa, anche nel pane. Il dialetto è uno strumento trasversale che unisce e divide. Qui a Mantova la chiamiamo la ciopa. E’ il termine che usiamo per indicare una coppia di pane. Perfetto per essere romantici anche solo col pane.  Continua a leggere “Con Amore. Storia di una coppia di pane”

Rinascimenti. 5 prospettive a cena

Quanti Rinascimenti esistono? Sicuramente più di uno. Durante l’evento di venerdì 24 novembre ci caleremo in cinque ambienti molto diversi fra loro eppure all’interno dello stesso contesto. L’osteria, la campagna, la guerra, la nave e il palazzo. Continua a leggere “Rinascimenti. 5 prospettive a cena”

Profumo d’autunno a Mantova

L’Autunno è la stagione migliore per vivere Mantova perché la si può comprendere davvero, guardandole il cuore avvolto solo da uno strato di nebbia. L’abbraccio dei laghi le conferisce un aspetto quasi onirico di città galleggiante. Con l’arrivo della nebbia le torri e le architetture giocano a nascondersi mozzandosi la punta. Fa freddo ma quel giusto per cercare un’osteria e portarsi dentro lo stomaco un po’ di tradizione secolare. Ci sono alcune vie che odorano di stracotto e trascinano nasi, passi e cappotti. Tortelli di zucca e sorbir d’agnoli sono primi da tegame rustico o da scodella. Necessaria una fermata sui vini per annusare la vendemmia appena spremuta. Angoli, stradine, scorciatoie, budelli che mettono in comunicazione e che fanno sentire smarriti. Il più autunnale da vivere con la nebbia e di sera è vicolo Bonocalsi. Cercatelo! Tranquilli perché poi si finisce sempre in una piazza. Tante, diverse, piccole, grandi. A forza di perdersi ci si ritrova subito dopo. L’autunno è la stagione perfetta per vivere Mantova come un sogno.

Pacchetti ed esperienze realizzabili su misura. Per gruppi classici, piccoli gruppi e per la coppia. Per info: valorizzazione.mantova@gmail.com – 3382168653