Il Ghetto di Mantova. Dentro un’altra città

Non è un articolo sulla storia del Ghetto, impossibile in un numero di righe così limitato come quelle a cui sto pensando. E’ un invito a camminarci, entrare, sostare, rallentare il passo e trovare nuove visioni della propria città. Non chiedete permesso, entrate da dove volete meglio se dai punti in cui erano presenti i pesanti e alti portoni in legno che avevano il compito di separare. A fianco della Rotonda di San Lorenzo ne era presente uno che, addossato alle case che coprivano la Chiesa, venne tolto come gli altri nel 1789.

Il Ghetto è un mondo di sussurri, ricordi e vicoli che solo in parte hanno mantenuto il nome e la forma originarie. Il più autentico è Vicolo Norsa ovvero Regresso perché giunti lì si poteva fare un’unica mossa. Tornare indietro. Lo spazio, ristretto tra le attuali via Calvi, via Giustiziati, via Spagnoli, via Bertani e fino a via Pomponazzo ha accolto fino a 2.000 persone nel periodo di massima espansione. Non solo i condomini alti 4 e 5 piani, spesso con le gli ultimi piani in legno. I cortili, i revolti, le cantine, le vie strette. Le corticelle ovvero dei tunnel che portavano da una via all’altra in uno spazio buio e silenzioso. Tra una casa e l’altra si collocavano le sinagoghe, ben 6 oltre alle 3 chiese cristiane già presenti. Nessuna è rimasta. L’ultima, la Scuola Grande, ha resistito fino al 1940. Quella Norsa Torrazzo è stata spostata in via Govi e oggi è visibile ancora nel suo aspetto originario. La Casa del Rabbino vi mostra l’autentica ampiezza di via Bertani o meglio Via Tubo come era chiamata all’epoca, principale del Ghetto. Le vie avevano nomi precisi che oggi sono sfumati nella contemporaneità: via Spagnoli di oggi era la vera via degli Orefici ebrei, da non confondere con quella attuale che invece era per gli Orefici cristiani. Proprio lì dove inizia all’epoca c’era un portone che chiudeva l’area ebraica. Piazza Concordia di oggi era Piazzetta dell’aglio e non è difficile immaginare il perché. Anche la vicina Rotonda è un fossile dove si possono leggere a fatica i resti delle case che la ricoprivano. Se leggete una guida dell’Ottocento la ex Chiesa non viene nemmeno menzionata perché dicono distrutta. Fu riscoperta invece nel 1908 quando si ultima di demolire il Ghetto.

Solo un piccolo assaggio che non tiene conto dei mestieri, le professioni, i profumi, le botteghe, le atmosfere, i personaggi, i nomi e i passi che si spostavano da una via all’altra.

Per approfondire vi suggerisco i percorsi che ho ideato con l’Agenzia Norsa Viaggi in occasione della mostra di Chagall. Quale migliore occasione per leggere l’artista di origini ebraiche in relazione alla cultura mantovana.

 

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