La partita della domenica anche nel Rinascimento

Se pensate che solo oggi la domenica pomeriggio fa rima con sport vi state sbagliando. Il campanilismo, nazionale o locale, ha sempre messo contro fazioni opposte per confini geografici, alleanze politiche e addirittura pareri gastronomici. A Venezia si combattevano le battaglie di canne. Fischio d’inizio!

Si praticavano sui ponti e le squadre si trovavano la domenica pomeriggio. L’appartenenza non era sociale ma topografica seguendo Rialto e la linea che divide la città. Castellani contro Nicolotti, queste le due squadre. Non è chiara l’origine della divisione che creava l’appartenenza. Forse il fatto antico di essere di terra o di mare, forse la diversa fraglia o magari c’entrano le molte costellazioni di santi e di chiese che creano fazioni avverse. La Castellani è composta dai residenti dei sestieri di Castello, San Marco, Dorsoduro e gli abitanti di Murano, Torcello e Giudecca. Nella Nicolotti invece i residenti dei sestieri di Santa Croce, San Polo, Cannaregio e gli abitanti di Malamocco, Mestre, Fusina e riva del Brenta. La sfida non avveniva su di un ponte in particolare. I ponti preferiti per le battaglie erano quelli dei Carmini, Santa Fosca, San Marcilian. Le squadre salivano sul ponte armati di bastoni smussati sulla punta proprio per non ferire in modo mortale gli avversari. In realtà venivano forniti di contrabbando bastoni appuntiti a chi voleva dare una lezione ad un rivale per un torto subito. Quattrocento su di un ponte per dimostrare lo spirito guerriero, il coraggio e far sentire la grande risata dei veneziani nei confronti della morte. Non c’erano bandiere, striscioni e fumogeni. Magari qualche coro o imprecazione in dialetto veneziano che piovevano dalle finestre. Infatti erano molti gli spettatori incuriositi dalle urla, dal clangore di bastoni e dai capitomboli in acqua. Ma come finiva la partita? Forse si dichiarava vincitrice la squadra che buttava già dal ponte il maggior numero di avversari. Finisce la partita. Chissà se era presente il terzo tempo come nel rugby. Voglio immaginare di sì, quando Castellani e Nicolotti, finita la battaglia, parlavano di colpi e ferite fermandosi nelle moltissime osterie. Un gotto di vino, un tagliere di cicchetti del tempo, e un bel boccone di sarde in saor o di baccalà (già presente grazie a Pietro Querini). Questo terzo tempo gastronomico può essere uno spunto per il calcio di oggi e in questo caso da praticare durante le partite del Venezia per far conoscere e promuovere le tipicità veneziane.

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