Andrea Mantegna, di casa in casa.

Quando si parla di Casa del Mantegna si pensa subito alla sede in via Acerbi nel polo culturale tra Palazzo San Sebastiano, la Chiesa dell’Alberti e il Palazzo Te. Ma forse pochi sanno del suo senso collezionistico per gli immobili. Un proprietario di prestigio. Il viaggio tra le case di Andrea comincia a Padova nel 1448, nel quartiere di Santa Lucia, dotata di orto e pozzo, gli fu data in affitto da Michele Savonarola, un medico dagli studi futuristici per l’epoca. Andrea la comprò dieci anni dopo mantenendo la proprietà fino al 1492 quando la vende. La sua vera epopea immobiliare inizia quando si trasferì alla corte dei Gonzaga. La sua prima casa di Mantova era nella contrada dell’Aquila, praticamente appresso al Palazzo Ducale. Casa e bottega. Poi si procurò una piccola proprietà vicino a Porta Pradella. Ludovico II fu molto paziente con lui e proprio la pazienza era la carta più amara da pagare per trattenere a Mantova uno come Mantegna. Ludovico gli assegna proprietà come ricompensa per i suoi servigi artistici: il vigneto di Bonmercato nelle campagne di Goito con annessa “chasetina” per la quale richiede sovvenzioni. L’aria di campagna attrae Andrea che da lì a poco si allarga anche a Buscoldo e a Scorzarolo. Ma in queste proprietà, probabilmente dotate di dimora, pare non abbia mai soggiornato. Nel 1476 il lavoro ultimato della Camera degli Sposi gli frutta un’altra casa in un terreno nei pressi della Chiesa di San Sebastiano. Ovvero la oggi famosi Casa del Mantegna. Nel 1480 si trasferì nella vicina contrada del Cavallo per seguirne i lavori di costruzione. L’anno dopo passa nella contrada della Pusterla in una casa a pigione di Francesco Malatesta. Finalmente Andrea si trasferisce nella “sua” Casa nel 1495. Ma la abitò non più di qualche anno. Infatti nel 1502 la cedette al marchese Francesco II in cambio di una parte della Domus Mercati di piazza del Purgo, attuale piazza Marconi. Ma ovviamente non poteva essere l’ultimo spostamento. Nel 1504 si trasferisce in affitto nella contrada del Bove tra le vie Carducci e Conciliazione. Nel 1506 risulta residente nella contrada dell’Unicorno. Ma fu la sua più piccola proprietà a dare pace al suo movimento tra case, tenute e contrade. Entrando nella Chiesa di Sant’Andrea la prima cappella sulla sinistra. La sua ultima, eterna dimora. Nome nomen. Ma Andrea acquistò nei pressi della medesima una minuscola proprietà per meglio dirigervi i lavori di costruzione, uno spazio per meditare, un luogo per fermare la sua bussola. Stop.

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