Abracadabra. La bellezza dei nomi perduti

A volte si prende il dizionario – più facile lo smartphone – per capire il significato di     parole che ci risultano difficili. Ma ci sono anche termini perduti che hanno l’odore giallastro delle pagine leggerissime di un vocabolario alto almeno 20 centimetri.

Parole smarrite che è bello riprendere come un indumento o un accessorio che non mettiamo da troppo tempo. Scopamestieri si dice di chi ha “appena cominciato ad imparare un’arte o un mestiere se ne stanca e dassi ad altro, e così via via”. Di questo indagherò, delle parole di bottega o tarabaralla (ovvero suppergiù). Di Lorenzo Lippi si disse infatti che “fu scopamestieri: fu pollaio, sensale, attor di lite… prese l’appalto al fine dell’acquavite”. Entriamo a cercare gli odori e i rumori di altre professioni. Vaniglia e zucchero a velo sulla punta del naso quando si parla dell’ofellaio (pasticcere), pentolacce da riempire di cremose zuppe quando si cita il cuciniere (o mezzocuoco). Nomi con reminiscenze romane: popinario (oste) e crapuloso ovvero dedito alla crapula ovvero chi cade nel vizio di bere o mangiare troppo e si riempie troppo la pancia. Un salto dal barbitonsore per un taglio di capelli o una sistemata alla barba. Termine enigmatico, criptico. Sfondadestri ovvero l’addetto a svuotare le latrine. Nel porto luccicano al al tramonto le reti del talassurgo (pescatore). Lattonzolo (pivellino) e sgalante invece per riferirsi a persone non adatte ad una certa professione. Si passa dal procolo che cura un artista al quadricidario ovvero colui che i quadri li distrugge. Il lavoro più strano? Provate a fare il tiromante e a leggere il futuro nel formaggio. Queste piccole meraviglie di parole conservano tutta la magia di una formula magica. Levigano, smussano, modellano. Ogni tanto val bene un minuto per recuperare un termine perduto. Fatelo come uno sciacquadenti ovvero una piccola cosa che si mangia fuori pasto così perché abbiamo una certa voglia. Gnam di sillabe.

Bibliografia: si consiglia la lettura de Il libro delle parole altrimenti smarrite di Sabrina D’Alessandro

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