Le botteghe storiche di Mantova. Instagram, clic e aneddoti

Sabato 17 dicembre 2016 il primo instameet di Mantova ha portato alla riscoperta delle botteghe storiche del centro. Una passeggiata davanti alle vetrine per guardarle meglio e leggere i segni più caratteristici. Per chi non c’è stato ecco una piccola guida

Non c’è un vero punto di inizio. Per comodità e per chiudere il cerchio storico si consiglia la partenza da piazza Mantegna, vero salotto della Mantova medievale, sede delle case-torri delle famiglie più importanti. Poltroni, Assandri, Avvocati. Nomi dimenticati. La Libreria Di Pellegrini risale alla volontà di Adamo che da Pontremoli si sposta a Mantova dove nel 1919 acquista la casa in corso Umberto 32. Abitazione e libreria. Oggi lì rimane solo il nome. Piazza Mantegna 6 o via Marangoni 16: queste le nuovi coordinate. Si sa che è storica l’attività legata al libro e alla carta, da quando gli stampatori tedeschi arrivano a Mantova chiamati da Pietroadamo de’ Micheli. Paul Butzbach fu il primo. Poi gli occhi, forse troppo abituati, si spostano alla cosiddetta Casa del Mercante. Storia complicata, fatta di acquisti di terreni e case per un’intera contrada. Su piazza Mantegna la prima casa di Benforte, padre del Boniforte che invece aprì la bella bottega quattrocentesca su piazza Erbe. Assume il nome di Norsa dopo il 1844 quando l’avvocato Massarani la cede alla ditta di tessuti Prosperini e Norsa. Oggi Casa del Bianco. Storia di lana e tessuti. Piazza del Purgo annuisce ovviamente. Rapido passaggio in via Broletto per ammirare l’insegna alla cervetta sul capitello vicino allo IAT. L’antica Farmacia dei Groppelli è aneddoto antichissimo. Ancora più significativo ricordare che qui c’era la sede della Tipografia Osanna e nel 1664 venne alla luce il primo numero della Gazzetta di Mantova. Il 1944 con la sua bomba ha cambiato per sempre fisionomie e racconti. Era il 1865 quando il Signor Caravatti offriva ai suoi clienti le offelle mantovane, il fagottino della Signora Cesira e il famoso aperitivo a base di Vermuth. Oggi ancora top secret. Salute. Piazza Broletto è solo di passaggio. Oggi Mango nemmeno si ricorda di essere stata l’Universitas mercatorum. Qui il quartier generale dei paratici. L’aquila con la lana il simbolo dei lanaioli. Si passa poi sotto l’Arengario e si entra nella cerniera del Ghetto. Via Giustiziati è colma di storia e di odori. Il Leoncino Rosso è antica hosteria di nome e di fatto. L’anno era il 1818. Mantova densa di osterie e di osti: prima del 1630 se ne contavano 130. La più antica pare in via Ardigò: Osteria Sole in piazza. Altre storiche sono Ai Ranari in via Trieste e la Trattoria Due Cavallini in via Salnitro. Sapori antichi. Ordinate rane fritte ovviamente. Si prosegue con la macelleria Maragni del 1899. Ricordo e collegamento con l’antico fossatum bovum (via Accademia). La Ferramenta Gallico è del 1872 ossia prima dello sventramento del Ghetto che darà nuove forme alla città. Via Spagnoli è l’antica via Orefici, più in là via Calvi era invece via dei Magnani: le botteghe fanno rumore. Stagnini e vecchi fabbricatori. Via Goito proietta i passi in piazza Marconi. La Cappelleria Tragni dal 1907 fa indossare la moda sulle teste dei mantovani. Si tratta di locale storico: la bottega si trova all’interno dell’abitazione di Messer Viani, uno dei più rinomati commercianti del Rinascimento mantovano. Suo figlio sposerà la figlia di Mantegna. Le decorazioni sulla facciata ricordano la stile. Ma non è Andrea. Sempre in piazza campeggia sotto i portici la scritta Azzali 1881. Orologi e gioielli che hanno avuto clienti prestigiosi del calibro di Tazio Nuvolari. Da qui spartitraffico di sentieri: per via Roma Ottica Benatti, Brunello Sport, la Farmacia Silvestri, Caffè Bertolini, Tosoni Gioielli. Dall’altra parte corre la parallela corso Umberto: la vetrina di Mirem sembra un laboratorio d’alchimista. Pietro Rubini nel 1938 parte da Milano per portare a Mantova una nuova visione di profumeria. Benessere e Chanel n. 5. Occorre un altro post. Il vicino Bertolini è locale storico perché gli arredi sono gli stessi che prima erano in via Verdi. Cristalli smerigliati, vetro e legno quasi centenari. Infilandosi in via Cappello e poi subito in via San Longino si finisce in via Verdi, l’antica contrada della Cicogna. In successione la Torrefazione Salomoni, la Cartoleria Rossi e Bustaffa. A loro viene attribuita nel 1895 la progettazione del giardino di Porta Pradella. Le ultime curiosità: nei pressi di piazza Concordia la Jeanseria è bottega storica perché nel 1955 qui venivano i mantovani a prendersi i primi jeans. Storie di Genova, tessuto Denim e Levi Strauss. Altro post. In piazza Virgiliana una bottega storica per gli amanti della scoperta. Al civico 31 la Riseria Zacché qui dal 1911. La scritta fuori è in vecchio stile. Fate clic e fate girare.

Foto di @valevnieddu – negozi riconosciuti storici da Regione Lombardia

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