Le scuderie dei Gonzaga. I cavalli di raza nostra de casa

Attraversare la Sala dei Cavalli a Palazzo Te è come camminare in una scuderia. Quelli che vediamo non sono cavalli immaginari. Sono proprio i cavalli di casa Gonzaga. Più da vicino, tra gli zoccoli, si leggono alcuni dei loro nomi. Da favola, da Giostra. 

La famiglia Gonzaga ha sempre fatto rima con ambizione arrivando anche all’obiettivo di primeggiare nell’allevamento dei cavalli. I primi documenti riguardano Ludovico II: si parla di “dui cavalli […] ciciliani”. Il Marchese infatti aveva una modesta scuderia di cavalli provenienti dalla Sicilia e dal Regno di Napoli. La fama era già discreta. Ovviamente non bastava. Il figlio Federico I e il nipote Francesco II proseguirono e svilupparono l’ambizione. Cavallari e marescalchi si mettono in viaggio in Europa per strappare i più begli esemplari di stalloni: a Giaffa in Spagna,a Costantinopoli e a Tunisi. Ma non solo: si ricercavano le stirpe di cavalli arabi o provenienti dall’Egitto, dalla Spagna come la ginetta. Molto famose all’epoca erano le scuderie reali di Cordoba. Grande entusiasmo per l’arrivo dei cavalli dalla Turchia: tappa intermedia fu Venezia. Francesco II la vede come occasione per fare spettacolo: partiti da S. Nicolò del Leone “li cavalli furono posti suso octo piatti [zattere] cum le selle et fornimenti suoi et passarono per Canale Grande facendo la via del Realto”. Magnificenza e giro d’onore. Su una vacchetta (così si chiamavano le pergamene) dell’epoca furono registrati i dati anagrafici dei cavalli nati tra il 1497 e il 1499. Tra gli stalloni spiccano i nomi di Rochaforte e di Frixoncello. Tra le cavalle quelli di Bruttopelo, Goba, Zopina, Chogrossa. Fantasia in dialetto mantovano. Mantova si prestava ad essere un grandioso laboratorio di bellezza in muscoli e velocità: allevamento e accoppiamento tra i migliori cavalli d’Europa. I cavalli berberi, provenienti dall’Africa settentrionale, erano utilizzati per il Palio: si trattava della razza più prestigiosa e molto difficilmente cedibile ad altri Signori. Francesco II, con molto orgoglio, era solito chiamare i cavalli berberi “la raza nostra de casa”. Tra le altre tipologie c’erano i potenti corsieri utilizzati per parate o tornei, i veloci turchi per tornei sportivi, i villani o virgiliani per il trasporto, gli schinetti erano i cavalli dei servi. Il cavallo diventa strumento per affinare la politica e la diplomazia permettendo a Francesco II di stringere rapporti illustri prima con Gran Turco Bajazet II e poi con Luigi XII. Addirittura i Gonzaga dialogano con l’Inghilterra. Enrico VIII chiede dei cavalli berberi a Francesco. Ai famosi purosangue Byerley Turk, Godolphin Arabian e Darley Arabian vennero date le figlie delle cavalle dei Gonzaga inviate a partire dal 1514. Francesco manda ad Enrico quattro stalloni: Altobello, Castano, Governatore e Saltasbarra. Il cavallo di casa Gonzaga diventa il più prestigioso dono politico: viene concesso a Carlo V nel 1530 al suo arrivo a Mantova, viene dato a Giulio Romano dopo aver completato i lavori a Palazzo Te. Nasce una vera e propria marca. La Sala dei Cavalli così va vista: non sono solo cavalli ma muscoli della politica e del prestigio. Così si ammira il mantello rosso di Bataglia, la testa fiera di Dario, il mantello leardo moschado di Glorioso. Quei cavalli sono stati accarezzati dai Gonzaga, hanno corso in tornei prestigiosi, hanno viaggiato, hanno vinto. Morel Favorito morirà il 19 ottobre del 1524, prima dell’arrivo di Giulio Romano.

Bibliografia: Rita Castagna, Nascita e formazione della scuderia dei Gonzaga, in Civilità mantovana – Andrea Tonni, Allevamento e diplomazia tra Mantova, Torino e Londra: lo scambio dei cavalli tra Cinqucento e Seicento – Giancarlo Malacarne, Il mito dei cavalli gonzagheschi.  

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