Uno dei toponimi più antichi di Mantova

Dallo studio delle fonti si può avanzare l’ipotesi che via Massari è forse il toponimo più antico ancora in uso nel centro storico di Mantova. Cosa c’entra con la Befana? Niente. O meglio tutto. Le “cose vecchie” a volte è meglio conservarle. Dicevamo… via Massari.

Il toponimo via Massari si trova già documentato in forma latina nel 1192 e quindi la sua storia era già presente nel Medioevo mantovano. Quasi impossibile risalire alla sua origine. Ma si può tentare un effetto domino per rovesciare al contrario le tessere giocate dal tempo. Un atto notarile del 1192 lo nomina come rizola Mazariorum precisando “in suburbio Mantuae”. Il notaio si riferiva alla parte meridionale della via, situato alla destra del Rio. Già il Rio. In quell’anno Pitentino, l’ingegnere bergamasco chiamato dal Podestà Attone di Pagano, stava addomesticando le acque della città attraverso un’opera complessa di ingegneria. Il progetto prevedeva probabilmente anche la costruzione di un corso d’acqua interno alla città che la divideva in due parti come una cicatrice: l’antico duello delle fonti fanno del Rio un essere sospeso tra il “sì c’era già” e il “no non c’era”. L’atto notarile è pertanto coevo alla riqualificazione della zona. Quello che gli storici chiamano allargamento della città fino alla seconda cerchia. Il nome rizola o reggiola ci fa pensare ad un vicolo stretto e quasi di poco significato. Un altro documento ci assicura che nella piccola via vi era anche un pozzo. Perché Mazariorum? Con il termine di Mazarii si indicavano i fornai che producevano focacce. Magari già allora si producevano le schiacciatine mantovane? Oggi le chiamiamo chisole, olio e strutto ci ungono il mento, il sale ci fa venire sete. Piccoli gesti anche di oggi. Qualcuno ha giocato col nome trovando assonanze con le chizze, particolari forni a pressa che davano quella forma appunto schiacciata. Poi si gira tra i dialetti e scopri che la chizza è una specie di gnocco fritto reggiano probabilmente nata nelle fornerie del Ghetto di Reggio. Dentro il formaggio fuso. Golosità ebraiche. Dopo un gustoso break riprendiamo la retta via. Nei secoli successivi al XII il toponimo rimane ma cambia il nome di rizola in rua o contrata o via. Muta l’assetto della zona: acquatica, odora di pesce, commercio e traffico in barca. Col tempo il nome viene volgarizzato: via dei Massari o del ponte della Massara. Via Massari, il toponimo attuale, risale al 1874. Nel 1787 invece fu assegnata la denominazione contrada de’ Massari. E il ponte? Anch’esso fa parte dell’opera idraulica del Pitentino: la via fu tracciata intorno al 1190 e quasi in contemporanea venne costruito il ponte per mettere in comunicazione le vecchie chiese di Santa Maria della Carità e di San Martino con il nuovo suburbio. Da via Pescheria una foto è d’obbligo. Si scopre via Massari per tentativi, per mosse di scacchi. E poi si giunge al fascino di una diversa prospettiva. Ogni tanto attraversate la piccola via, fateci ritorno e tenete stretto il suo caro ricordo.

Bibliografia: Ercolano Marani, Vie e piazze di Mantova, in Civiltà mantovana (n. 1 – 1983) Immagine: da Mantova Vecchiotta.

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