La Mantova criminale tra Cinquecento e Seicento

Nella notte del 28 gennaio 1671 si consumò a Mantova un duro attacco ai Gonzaga: la Cancelleria Ducale viene violata, sfondata la cassa e prelevati i preziosi denari. Il Duca ordina le più severe indagini. Tra ombre, nebbie e misfatti. Si bandiscono Grida. 

L’inizio ad effetto era per portarvi qui, scesi tra le strade della Mantova di cinquecento anni fa tra banditi, malviventi e ladri. In quegli anni vennero commessi altri crimini di sangue: il 31 agosto del 1650 venne assassinato il Commissario di Gonzaga Gioan Battista Gozzi, il 12 febbraio del 1690 nelle cantine della sua abitazione fu trovata la Signora Angela Scudelata. Il 19 febbraio dello stesso anno fu pescato nel Rio presso San Giacomo il corpo di una donna “avvolto in un sacco con quadrelli attaccati al collo”. Non sono resi noti i nomi di chi ha commesso i reati. Misteri di nebbie padane. La criminalità a Mantova non era solo a tinte rosso sangue né prevedeva sempre un attacco diretto ai Gonzaga. Omicidi e assassini erano presenti ma non in numero superiori alle altre città. Le sentenze dell’epoca permettono di comprendere meglio la tipologia dell’indole del reati: percosse a mano armata, percosse senz’arma, furto, gioco proibito, mentita, ingiuria, bestemmia, baratteria, contravvenzioni. Spesso si trattava di risse notturne dopo un bicchiere di troppo all’osteria. Nel 1542 delle 578 sentenze pronunciate ben 373 furono risolte con il pagamento di una multa, 154 vennero assolte e solo 28 punite con pene capitali. Le strade di Mantova doveva essere ancora più inquietanti della Londra Vittoriana: la poca illuminazione condita con la nebbia invernale costituivano uno scenario perfetto per una rapina o per un delitto su commissione. Dark Mantua. I Gonzaga avevano dato alla città un sistema di leggi davvero variegato per numero, severità e disposizione: forca, squassi di corda, impiccagioni, galera, taglione, gabbie all’aperto e roghi erano tra le pene più tremende. La giustizia e la sua risoluzione era pubblica: piazze e sagrati delle chiese diventano il teatro perfetto per dimostrare la pesante mano della legge. Alcune invenzioni per prevenire le illegalità erano davvero ingegnose anche se poco pratiche: osservare le vie della città dalla torre o dal campanile doveva essere un esercizio difficile in presenza della nebbia. Alla vista di un malvivente con un colpo alla campana si dava segno agli uomini del Comune di intervenire. Per portare la quiete e la sicurezza si controllavano le osterie e il gioco d’azzardo, il commercio di prodotti illeciti, l’abuso di vini e liquori nonché l’introduzione in città di “artificiosi ventagli fabbricati […] coi manichi alterati, che a guisa di foderi nascondono daghette, spontoni, stiletti portati dai licentiosi”. Nel 1683 si proibiva il porto di detti Ventagli. Anche farsi aria poteva essere pericoloso. La Magistratura era corruttibile e corrotta e non bastavano i richiami del Duca con severe minacce: spesso gli sgherri venivano reclutati nella famiglia stessa dei malfattori e i Vicari stessi erano i primi a commettere (o meglio commissionare) reati e abusi di potere. Così si garantiva il delitto a tasso agevolato. Per le strade di Mantova non c’erano famosi serial killer ma si camminava all’erta. Specialmente d’inverno, soprattutto quando la notte si vestiva di nebbia.

Bibliografia: La tortura a Mantova, Luigi Carnevali

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