San Silvestro e la più incredibile partita di scacchi. La chiesa, la statua, il Rio

Tutti pronti a festeggiare la notte di San Silvestro mentre la figura del Santo vicino al Rio rimane a vivere la sua vita di statua traslocata, privata della sua chiesa. Ambulante di silenzi. Occorre una piccola storia che metta ordine alle sue vicende. Eccola.

Mantova, tra Lungorio, Pescherie e piazza Martiri. Questa la scacchiera su cui il tempo e la città giocano una lunghissima partita. La posizione che la statua oggi ha assunto conserva all’interno una storia di peregrinazioni assolutamente non intuibili. In una partita a scacchi tra due grandi professionisti, per avere la meglio dell’avversario occorre una strategia, la pazienza di molti silenzi, la giocata più complicata. Quella di San Silvestro. Ogni partita comincia con la prima mossa: la statua era già presente nell’antica Chiesa dedicata al Santo costruita nell’anno 568 proprio sull’area in cui oggi sorge il Palazzo delle Poste. Poi riedificata nel 1134, la Chiesa ha sempre conservato la statua del Santo: Divo Silvestro si legge sul basamento. Dal 1789 la Chiesa scompare. La statua, privata del suo prezioso contenitore, viene collocata nel 1830 sul parapetto del ponte del Rio vicino all’attuale Palazzo delle Poste nell’odierna piazza Martiri. Questi nomi allora sarebbero stati pura fantascienza. Poi a Mantova venne il tempo dei cambiamenti. Il primo colpo di piccone negli anni venti del Novecento: subirono pesanti smantellamenti le Beccherie e le Pescherie di Giulio Romano, e poi la demolizione del complesso di San Domenico. Vera astronave di preghiere, la Chiesa aveva una superficie oggi impensabile: dal campanile fino a via Madonna dell’Orto, traversa centrale di via Principe Amedeo. Oggi rimane la solitudine del campanile, proprio come l’ultima torre in una partita di scacchi. Negli anni ’60 il secondo piccone: il Rio venne intombato e seppellito il suo corso proprio in quel tratto. Laddove oggi scorrono gli autobus l’acqua continuava a fare il suo mestiere: piazza Cavallotti era una prospettiva di abitazioni affastellate che vivevano in simbiosi col Rio. E così si ridisegna la città. Mantova diventa un vocabolario di nomi, ricordi, fantasmi. Cambia totalmente prospettiva la zona del Lungorio e delle Pescherie. Allora nuova e ultima mossa: la statua dal ponte viene spostata nell’attuale posizione. Scacco matto.

Bibliografia: Luigi Pescasio, Mantova mon amour, 1978 – Fotografia: Archivio Giovetti

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