La breve e incredibile vita di Critonio finita a Mantova

Nella Contrada di San Simone si fronteggiano in amicizia la Chiesa della Vittoria e quella dei Santi Simone e Giuda. Qui c’è la tomba di James Crichton, una tra le giovani menti più incredibili del Cinquecento. E’ una storia mantovana di pugnali, sicari e omicidi.  

Mantova, 1582. La Corte dei Gonzaga viveva uno dei punti più alti della sua storia. Il Duca Guglielmo, grazie alla sua politica morigerata, stava facendo cassa per allargare e sistemare il Palazzo Ducale, per rimpinguare d’arte le preziose stanze, per assoldare i più grandi interpreti della bellezza: musicisti, artisti, mercanti. Nel febbraio del 1582 sbarca a Mantova il giovanissimo Giacomo Critonio. Ventenne, scozzese e ammirabile, titolo a quanto pare rarissimo. Aldo Manuzio scrive di lui che all’età di 21 anni possedeva la conoscenza di dieci lingue, di molti dialetti e di tutte le scienze, “gli studi di cavalleria, del salto del cavalcare e di tutti gli esercizi ginnastici con tutta prontezza, umanità, mitezza e facilità di temperamento”. Una vera enciclopedia del sapere dell’epoca: filosofia, teologia, astronomia, matematica, poeta, danzatore, schermidore, musico. Un cortegiano nel senso rinascimentale, scolpito con le parole dal Castiglione. L’arrivo di Critonio si interpone tra le figure di Guglielmo Gonzaga e del figlio Vincenzo a cui lo scozzese proprio non piaceva. Invidia e gelosia portarono Vincenzo al pensiero più oscuro: secondo lui ormai il palcoscenico di corte si stava ritagliando sempre più, occorreva agire. Certo non veniva meno la sua posizione di principe ereditario ma Critonio e Guglielmo stavano costruendo un rapporto sempre più stretto, sempre più famigliare. Il piano di Vincenzo era spietato e si concretizza la sera del 3 luglio 1582. Critonio uscì dal Palazzo Ducale, giunto in piazza del Purgo si diresse in via San Silvestro (poi via del Magistrato e oggi via Roma) qui si incontrò proprio con Vincenzo e con Ippolito Lanzone, suo dissoluto amico. Lo scontro fu imminente e tragico: un fendente di spada colpì a morte Critonio che riuscì a trascinarsi alla vicina farmacia di Messer Ippolito Sirena. Nella stessa via San Silvestro trovò la morte anche Lanzone. Il corpo di Critonio venne tumulato nel cimitero della Chiesa di San Simone e Giuda, oggi soppresso. Nell’attuale via Roma, nei pressi della Farmacia, vi era una lapide che ricordava il misfatto. Scomparsa la farmacia, scomparsa la targa. La testimonianza di Vincenzo rimane avvolta nel mistero. L’indagine svolta dal castellano Luigi Olivo, che svolgeva anche servizi di polizia, rimane molto torbida: Vincenzo disse di non aver riconosciuto Critonio a causa dell’oscurità e di aver difeso l’amico Lanzone. Vincenzo si lasciò a fatica alle spalle questa storia personale diventando il Re Sole dei Gonzaga trasformando Mantova nella Corte più preziosa, chiacchierata, ambita, artistica e ricca d’Europa. Pourbus e Rubens lo ritrassero in ermellino. Canto del cigno.

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