Vecchi mestieri nella Mantova di una volta

Le vere botteghe storiche oggi stanno quasi scomparendo. Alcune rimangono per volontà, altre per tradizione. Regione Lombardia promuove bandi e premialità per tutelare questo bene prezioso. Piccolo tour nella Mantova del secolo scorso. 

Camminare con lo sguardo storico significa raccogliere gli indizi di un passato da leggere in filigrana. Oggi e ieri, come una pagina sovrapposta all’altra. Le vie del centro avevano nomi diversi legati alle attività presenti: via dei Magnani era un complesso di rumori di mani e ferri, via Orefici (oggi via Spagnoli) tutto un lustrare di gioielli, in vicolo Agucchie l’arte delle berrette. In Piazza del Purgo la cardatura della lana e in via del Magistero (oggi via Roma) le garzarie dove si fabbricavano le calze. Lana e carta, le due materie a pochi passi dall’acqua. Il Sottoportego dei Lattonai è la Tin Pan Alley mantovana. Concerti di stagnini. Broadway in un budello protetto dalla nebbia. Attività che richiedevano una sede e altre che si svolgevano direttamente in strada. Scalpellini, muratori, conciatori di pelli (detti pelicani), arrotini, cestai, funai, seggiolai. Salumai e beccari era un lavoro per due: da un lato la tradizione cristiana del maiale, dall’altra nel Ghetto il salame d’oca e la carne kasher. Piazza Concordia stava in mezzo. Da qui l’odore intenso di osterie e fornai: pane azzimo, schiacciatine (la chisoela) e pelle fritta dell’oca (greppole o griboli) da non confondere con i ciccioli unti del grasso del maiale. Re padano. Troviamo anche le signore nell’arena del commercio di strada. Vendevano le cosiddette galanterie: rocchetti, cordelle, passamanerie, bottoni, forbicine. Quando la nonna parlava di mercantina. Non potevano mancare i justaonbrele, così li chiama Zanzotto nel I mestieroi: “po’ va che no ‘l piof mai che basta perché se possa inpignisse la panzha”. I venditori di santini erano subito dietro. Bibbie da viaggio, santi per ogni occasione. Tutta questa sinfonia di mestieri era accompagnata da una lingua fatta di vocaboli in dialetto, espressioni gergali, parole inventate. Un Grammelot alla Dario Fo. Ibridismi da iniziati. Proprio come oggi non mancavano i cantastorie, venditori di versi, poeti di piazza. Nel solito angolo il venditore di trigoli che raccoglieva la fila per la merenda. I lavori di fatica garantivano nelle osterie il lasciapassare per il vitto più robusto: lo sanno bene i carrettieri che hanno dato perfino il nome ad una ricetta. Varie le tradizioni ma gli spaghetti alla carrettiera si presentavano come pura energia guduriosa: guanciale, tonno sotto’olio spezzettato, funghi porcini, spicchi d’aglio schiacciati, olio, sugo di carne, parmiggiano grattugiato, sale e pepe. Non c’è che dire, credo abbiano aperto nuove posizioni per diventare carrettiere.

Bibliografia: C’erano una volta vecchi mestieri di Carlo G. Valli

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