Le follie dell’imperatore. Da Nerone a Vincenzo I Gonzaga

Gli imperatori di Roma antica non erano certo famosi per la sobrietà. Tiberio, Caligola, Caracalla, Eliogabalo hanno fatto realizzare le loro manie, meravigliose o bizzarre, crudeli o grottesche. Questa pratica di far avverare i desideri arriva anche nelle Corti. 

Si tratta di storie incredibili che spesso sono state gonfiate dalle parole della storia trasformando gli imperatori in personaggi al limite della pazzia. Sul lettino di Freud ci sarebbe stata una lunga sequela di dinastie. Mali di famiglia. Rimane ancora leggendario l’elezione a senatore del cavallo di Caligola, il gesto incendiario di Nerone, il cambio di nome di Roma in Commodiana, le cascate di petali di rosa ordinate da Eliogabalo. Lo storico e cronista di età imperiale Svetonio traccia un profilo spesso terribile degli imperatori, spesso confermate da Plinio che scrive di esaurimento nervoso, pazzia, follia. Diagnosi d’altri tempi che molte volte trovano conferma. Per un’analisi lucida e accurata rimando alla lettura de I dodici Cesari di Martin. Per appassionati di medicina e storia. Nel Medioevo si è creato un senso all’etimologia del termine “Laterano“. Si narra che Nerone volesse gustare anche la soddisfazione della maternità e minacciò di morte i medici di Roma se non avessero fatto accadere il miracolo, ossia ingravidarlo. Dopo una serie di consulti la stranissima decisione: far ingoiare a Nerone un girino. Questo, crescendo nello stomaco, sarebbe diventato una rana. I medici lo fecero partorire. Da lì in avanti solo altre bizzarrie: una nutrice personale, i giri su una carrozza d’oro con ruote d’argento e scortata da quindici paggi. Magie da Fata Turchina. Ma il nome Laterano cosa c’entra? Lata rana o latitans rana: rana partorita o fuggita. Invenzioni ostetriche. Nelle corti rinascimentali le follie dell’imperatore non vennero meno e ogni duca o principe si ritaglia la propria fetta di stranezza. Con Vincenzo I Gonzaga la corte si Mantova vive il canto del cigno: il punto più alto di splendore per poi precipitare come da una montagna russa. Il Venerabile, come si faceva chiamare, dilapidava ingenti capitali per la ricerca della pietra filosofale, organizzava spedizioni in Perù per cercare vermi dalle proprietà afrodisiache (il gusano), fu attore e vittima di una pantomima che passò alla storia come le prove di virilità. Pubbliche dimostrazioni di “forza maschia” che la famiglia Medici voleva vedere prima di affidare la loro preziosa Eleonora. Cose da uomini. La Corte di Mantova vive nelle arti il più splendido periodo: Monteverdi mette in scena l’Orfeo, si ospita Torquato Tasso a Palazzo Ducale, Rubens crea e compra per la Celeste Galeria. La medaglia ha due facce, testa e croce, bizzarria e bellezza. Ad ogni follia corrisponde più di una meraviglia.

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