I nomi delle vie di Mantova. Souvenir dal passato

Ogni città deve essere continua esplorazione di tracce, resti, pasti di mura che la storia ha consumato, magari non del tutto. Ogni città è un safari urbano per chi ha l’occhio allenato a mettere nel mirino il particolare. Così vale per il centro storico di Mantova.

I flaneur parigini nel secolo passato erano cuori vagabondi legati al solo guinzaglio della curiosità. Così ancora oggi bisogna essere segugi del particolare per recuperare il desueto e toglierlo dai manuali del già visto. A ruota libera per le vie di Mantova, senza un filo, senza una meta. Sarà un piccolo itinerario tra oggi-ieri, adesso-prima. La storia ha la pazienza di resistere. Via Calvi era via dei Magnani ovvero gli stagnini ovvero la via delle botteghe dei fabbri ferrai. All’epoca prendevano il nome di stazioni. Allora via Calvi era anche chiamata via dei Tribulli. Siamo già persi. Proseguendo è possibile infilarsi in tanti piccoli vicoli come celle di un alveare. Fieno, Carbone, Marmorini, Persico. Botteghe, rumori, odori. Via Spagnoli era via degli Orefici ebraici: qui il Ghetto stava nel fazzoletto di case che duellavano con la verticalità. Proprio qui, tra nell’incrocio tra via Calvi e via Spagnoli terminava il Ghetto di Mantova. Cambiava tutto. Oggi nemmeno si nota lo stacco se non per l’antico stemma del Comune con il volto di Virgilio. Confines platearum. Oltre questo punto il mercato non si poteva estendere. Piazza Marconi era piazza del Purgo ovvero dove la lana veniva purgata, pulita e filata. Qui scorreva un fossato. Il processo di cardatura dei lanaioli avveniva attraverso le infiorescenze seccate del cardo. Tutto questo mentre si parlava del tempo, della politica, del denaro. Vicolo Chiodare, un parente stretto, visto che dopo la filatura la lana veniva appesa ai chiodi. Da cui chiodare. Proseguiamo. Via Verdi era via della Cicogna. Vicolo Galana si chiamava Tortuga. Ci vuole una sosta in una robusta osteria d’altri tempi che lascia unto il naso e sul tavolo un alone di vino a forma di una non precisa “o”. La Locanda della Coppa d’Argento, la Taverna delle tre chiavi d’oro, l’Osteria dei due galletti, quella dei tre gamberi. Per l’ordinazione fate voi. Oggi nomi e locali sono scomparsi. I sapori, come la storia delle vie, da cercare. La vecchia Mantova esiste ancora.

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