Cucina stellata. Quando l’artista diventa cuoco

Nel Rinascimento la cucina è diventata quella meravigliosa tavola sulla quale ogni corte ha servito piatti e sapori, a volte bizzarri e mai banali, che hanno tracciato il solco squisito della tradizione. Dietro ai piatti storie di chef, scalchi, trincianti e artisti. 

Isabella d’Este tutto voleva e tutto poteva. Raffinata donna di Casa Gonzaga, si spostava con equilibrismi dalla musica, all’arte, dalla moda alla cucina. Oltre a consigliare le corti su quale cappello o abito indossare, Isabella pare abile anche ai fornelli: non si può sperimentare ma un piccolo assaggio delle sue doti lo possiamo avere leggendo le ricette che lei stessa ha creato. Famose a Mantova le sue polpette o giottine e la preparazione, da lei messa a punto, delle acciughe in carpione ma in realtà già presenti nel De arte coquinaria di Maestro Martino. Si sa che la vanità è donna. A Parigi Caterina de’ Medici porta innumerevoli modifiche al codice di usi e costumi francesi: guanti profumati, ventagli, forchetta e persino ricette fiorentine. Caterina trovò in Nostradamus non solo un uomo di fiducia: passò alla storia la sua pignolata, termine presente ancora oggi nella cucina del Sud Italia. Mandorle, zucchero e albumi d’uovo, pinoli a formare un unico impasto creando poi delle piccole praline. Poi fritti o arrostiti o glassati. Cuoco mago. Ancora più sorpresa ha fatto la coppia Leonardo da Vinci-Botticelli. Nel 1987 venne alla luce un inedito manoscritto Romanoff su cui erano segnati appunti vari che Leonardo avrebbe scritto sul tema gastronomia. Macchinari, ricette, documenti. Alcuni spunti da prendere al volo: involtino d’acciuga attorno a un broccolo, testicolo di montone con panna, zampa di rana su foglia di tarassaco. Affascinante la storia di una trattoria gestita da Leonardo e Botticelli. La delusione qualche anno dopo: tutto falso. Amen. Tutta vera invece la storia del gelato e della ricetta che avrebbe inventato Federico Buontalenti, architetto, pittore, ingegnere. La sua crema Buontalenti la potete assaggiare a Firenze. Artisti e cuochi, un binomio che ha scottato la fantasia. Sui piatti si mangia la storia.

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