Piazza Sordello. Big Bang of Mantua

Fino all’anno mille il vero cuore di Mantova, piazza Sordello oggi è la piazza più grande dove passi, direzioni e traiettorie prima o poi vanno a finire. Ma prima della famiglia Gonzaga era il nucleo della vita cittadina. Fuori le mura campagna. Dentro il potere. Piazza San Pietro, questo l’antico nome della piazza, in riferimento al Duomo. Oggi settecentesco, militare, severo. All’epoca riadattamento medievale su base paleocristiana. A Mantova si gioca a puzzle con gli stili. Quella che oggi chiamiamo piazza all’epoca era uno spazio molto ridotto, a ridosso del Duomo. Chiesa gemella insieme a quella di San Paolo. Uno senza l’altro è difficile vederli o sentirli. Tutto attorno c’erano case, botteghe, labirinti di vie. La civitas vetus era tutta addensata lì. Un filo di Arianna per girarla. Nel 1270, dopo i giochi di potere tra le famiglie mantovane, salgono al trono i Bonacolsi. Nel giro di cinquantanni realizzano un impero di mattoni assemblando le dimore dei diversi capitani del popolo: Pinamonte, Bardellone, Botticella, Ravazolo. Una politica immobiliare di nomi stranissimi: sanno di corte e di strade nebbiose. Le residenze, che giravano tutte attorno al perimetro della piazza, partivano dall’attuale Questura e arrivavano al palazzo Bianchi, passando per il Voltone. Ogni singolo pezzo era collegato attraverso corridoi esterni, piccoli passaggi sospesi. Corridoi vasariani prima del Vasari. Piazza San Pietro era un agglomerato di chiese: ben nove creavano una costellazione religiosa di santi e muri perduti. Anche la chiesa di S. Maria di Capo di Bove verrà abbattuta per far posto al Castello di san Giorgio. La bolla è papale, la sfacciataggine è Gonzaga. L’epoca è di Francesco il Costruttore. Nel Duecento la civitas vetus straripa e oltrepassa il Voltone: la città cresce e ha fame di nuovi spazi. Nuove piazze e nuovi palazzi all’orizzonte: al di là del fossato dei buoi Broletto poneva già le sue fondamenta. La piazza ora è pronta per accogliere la sfida del secolo: Bonacolsi v.s. Gonzaga, alleati con Cangrande della Scala. Rinaldo Bonacolsi detto il Passerino viene ferito a morte. Poi diventerà mummia, amuleto e pezzo della Wunderkammer di corte: a cavallo di un ippopotamo imbalsamato, si dice poi gettato nei laghi e legato ad una strana profezia sulla caduta dei Gonzaga. Roba da indovini. Il 1328 segna l’inizio dei Gonzaga e l’epilogo della dinastia Bonacolsi. Poco raccontata, poco famosa, poco marketing. Eppure passate per vicolo Bonacolsi: sarete dentro l’epoca della costruzione della piazza, delle nebbie misteriose, giochi di potere e agguati mortali.

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