Cucina di corte. Un piatto per ogni Gonzaga

Si sa che i ricchi hanno le loro manie e in fatto di stravaganze la cucina riserva molti aneddoti curiosi. Dame, principi, imperatori, artisti si muovono in punta di forchetta tra gusti, sapori e cibi preferiti. Rinascimento in bocca.

Le donne di casa Gonzaga erano anche robuste rasdore come racconta la storia di Barbara di Brandeburgo alle prese ogni giorno con le faccende di casa e del suo orto, il mangime per le galline e le strategie per non farle superare le recinzioni. Ludovico II, il marchese suo marito, era un noto estimatore di funghi e di tartufi, chiamati tartufole da Isabella d’Este. Avida collezionista e donna raffinata, Isabella conosceva tanto la cucina quanto l’arte: nelle sue lettere ad emissari e intermediari parla di forme di formazo duro di tri ani ossia l’antenato dell’attuale grana padano. Pensiamoci quando ne addentiamo un pezzetto. Isabella era inoltre ghiotta di melograni, pere bergamotte, mandole e nizole. Cuoca e autrice di ricette, ci vuole poco a immaginarla dietro ai fornelli alle prese con la confettura di frutta. Sapore fortissimo di mostarda. Curiosità vintage: i cosiddetti trigoli, le mantovane castagne d’acqua dalle tre punte, piacevano molto alla marchesa e alla famiglia tanto che ne inviava un grande carico alla sua cugina duchessa di Urbino. Altri doni molto speciali erano considerati i carpioni che Federico II invia alla corte pontificia: per conservarli durante il viaggio venivano messi in salamoja di aqua et aceto. Cucinare il pesce in carpione rimane tuttora. Stesso nome, pesce e piatto. Tiziano nel 1530 fa dono di duecento ostreghe a Federico II. Isabella invece non bada a spese e ne invia mille alla marchesa di Monferrato. Come da nobile nomea non poteva mancare il caviale. Il Po regalava alle pescate del principe stupendi esemplari di storioni: ottimi per il caviaro. Pare che proprio Federico II, il figlio di Isabella, ne fosse un ghiotto consumatore. Il Duca Francesco III era invece noto estimatore di meloni, soprattutto provenienti da Viadana: prodotti IGP che allora venivano definiti molto belli et boni.  Ben presente sulla tavola del principe il primo, piatto forte anche della cucina mantovana di oggi. Pasta lunga (maccaroni) e pasta ripiena (torteletti e caliscioni). Rimane dolce contesa campanilistica l’invenzione del tortello di zucca, con buona pace da Cremona a Ferrara. E i dolci? la cioccolata prende alla gola tutta la corte, tanto che negli inventari di cucina compaiono vasi di rame e maiolica per cioccolato, cioccolatiere d’argento e tovagliolini per cioccolata. In tazza, servita calda, sorseggiando e soffiando, guardando fuori dal Castello di San Giorgio. Prospettiva sul ponte e sui laghi umidissimi.

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