Rinascimento sui tacchi. Dame e cortigiane sui trampoli.

Ballerine, tacco 12, zeppe, sono ormai termini ricorrenti nella moda di oggi e di qualche tempo fa. Le scarpe sono un accessorio fondamentale per l’outfit della donna, abbinato all’abito, alla borsa, all’occasione… Ma era così anche nel Rinascimento

Le nobili dame, spesso non altissime, escogitavano molti trucchi per aumentare la loro dose di bellezza. Gli accessori erano sublimi strumenti che portavano più centimetri: celebre la capigliara di Isabella d’Este, una parrucca da lei stessa inventata per far lievitare la sua acconciatura e farla sembrare più alta. Raffinatezze posticce. Ma le dame nel corso del Rinascimento spostano il duello su un altro livello: le calzature diventano strumento di altezza sociale. Il tacco era continuo e rendeva difficile la camminata. Lenta, impacciata, indecisa: anche il camminare prevedeva regole di comportamento. Non sono lontani i tempi delle geishe. Grande confusione dopo il Rinascimento: le pianelle diventano un simbolo anche delle cosiddette cortigiane da lume, così chiamate perché il loro guadagno era la diretta proporzione della candela consumata. Così a Venezia le dame e le cortigiane si arrampicano sulle pianelle, veri trampoli di cinquanta centimetri per non infangarsi l’abito. Veleggiano come velieri di lusso e vanità. La bellezza è verticale. Nei palazzi e per le strade l’abito nasconde il trucco: il tacco è coperto, la dama è salva, le proporzioni un po’ meno. Nelle altre corti si modificano misure e modelli, decorazioni e altezze dei tacchi: broccato, seta, velluto, orpelli. Milano, Firenze, Roma. Ogni città diventa famosa per la sua calzatura, sia per nobildonne che per uomini. Sarà Luigi XIV che trasformerà il tacco continuo spostandolo solo in fondo alla scarpa, con tanti ringraziamenti delle donne di oggi.

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