Bellissime dame. Ricette tra chimica e cosmetica

Oltre alla guerra di spade e cannoni, equilibri politici fra contratti, firme e accordi si muove un conflitto più sottile, raffinato, chimico. Le dame si sfidano a colpi di cosmetica, ricette, belletti. 

Le matrone romane passavano l’intera mattina, in compagnia delle loro ancelle, a preparare il corpo e il viso alle lunghe trasformazioni di una primitiva cosmetica che aveva già tutto l’occorrente. Conta l’apparenza. Così anche nel Rinascimento le dame passano molto tempo davanti allo specchio. Davanti a sè, nel camerino della vanità, erano disposti gli ingredienti. La preparazione può cominciare. Il canone di bellezza nel frattempo ha cambiato parametri: pelle bianca, fianchi larghi, capelli dorati, labbra rosse, occhi neri. Le donne si adeguano trasformando, curando i particolari, sperimentando ricette di cosmetica. Proverbiali gli experimenti di Caterina Sforza: 454 ricette per farsi bella. Caterina de’ Medici era famosa in tutta Europa per le sue mani bianchissime: la sua ricetta prevedeva molliche di pane, albume, pietra pomice calcinata e perle triturata. Pericolosa chimica. Il rossetto già c’era, fattibello il suo nome, ma l’apparenza nascondeva velenosi dettagli: gomma arabica, cocciniglia, solfuro di mercurio. Bacio mortale. I capelli dorati erano il chiodo fisso di Lucrezia Borgia: ripetuti impiastri di camomilla, limone, salnitro, soda e zafferano. Le donne veneziane, dopo abbondanti tinture, salivano sulle altane per guardare dall’alto la città più bella, per schiarirsi i capelli con cappelli bucati al centro e dalla ingombrante tesa per evitare la luce sulla pelle. La melanina è roba da poveri. Tutto il contrario. Ma sulle braccia in evidenza il tragitto delle vene: con la matita di lapsislazzuli si segnavano percorsi blu. Il viso veniva utilizzato come la tela di un pittore: succo di limone, borace sulfurea, biacca, aceto per cancellare i segni del tempo. Già presenti le ricette notturne: fette di bistecche di vitella bagnate nel latte, oppure maschera di bellezza con farina e albume d’uovo. Anche la cucina in cosmetica. I denti, anch’essi bianchi, venivano trattati con rosmarini, acqua di rose, corna di cervo polverizzato pestate nel mortaio con perle e coralli rossi. Eppure mangiare lo zucchero era ormai considerato un vanto, una scissione sociale, e molte dame lasciavano ben in mostra scurissime carie. Otturazioni e cura canalare da capogiro. E perfino l’oro si beveva. L’elisir di lunga vita prevedeva l’oro potabile o liquido da ingerire alla mattina. Il caso della bellissima Diana di Poitiers, morta avvelenata da sè. Tutto attorno alla dama una nuova di profumi, essenze, fragranze: ambra, muschio, bergamotto, balsamo, incenso, aloe. Una geografia del mondo sulla pelle e sull’abito. La dama nel Rinascimento era davvero un’opera d’arte in movimento. Per entrare il passaporto più difficile. Il cuore o gli affari.

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