Le borse, dispense della vanità

Un accessorio indispensabile per le nuove dame di oggi è la borsa, in cui inserire un microcosmo di oggettini da portare sempre con sè. Ma le donne dell’antica Roma avevano le borse? e perché si chiamano così? 

Il termine “borsa” deriva dal greco byrsa e significa cuoio (anche se in fenicio significa “cittadella”… meraviglie linguistiche). Nel periodo romano c’erano le reticulae e potevano anche essere portate al braccio. Le prime borse sono però da riferirsi al Medioevo con la sola funzione di portamonete e questo ne faceva un oggetto soprattutto maschile perché riferito al mondo del commercio. I mercanti si legavano quindi alla cintura o al collo una scarsella di piccole dimensioni, proprio come un marsupio di oggi. Le mani dovevano essere libere per mercanteggiare. Durante le crociate prende il nome di aumonière e serviva per l’elemosina, strumento indispensabile per guadagnare il passaporto per la grazia divina. Dalla metà del ‘500 gli accessori femminili: vengono realizzate le tasche e i manicotti, vere e proprie dispense del lusso e della vanità.  Addirittura da limitare, tanto che in alcune regioni vengono proibite per il timore di quello che potessero celare: veleni, armi, messaggi segreti… Ma è nel Settecento che la borsa diventano quell’universo del tutto: ventaglio, portacipria, tabacchiera e non era raro anche un animale da compagnia! Per ovvie ragioni prende il nome di barilotto (ma non lo ricordate alle vostre mogli!).

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